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Scritto Giovedì 03 gennaio 2019 alle 16:35

Giornalista per un giorno/4: un tuffo nel passato di Galbiate con il sig. Giuseppe Bonacina

Dopo essersi dedicati all’attualità galbiatese – intrisa di associazioni, enti sociali, ruoli amministrativi ed emergenziali – i reporter della 2^C hanno deciso di sfruttare il progetto “EsplorAzioni a Galbiate” per percorrere al contrario la linea del tempo del proprio paese, facendo un “tuffo” nel passato attraverso la testimonianza di Giuseppe Bonacina, cittadino galbiatese doc e da sempre spettatore di quella rapida evoluzione che spesso i nostri nonni raccontano con l’immancabile incipit: “ai miei tempi…”.
Di seguito il testo dell’intervista realizzata dagli inviati speciali Ettore, Simone, Alexandra e Giorgia:

Giuseppe Bonacina
Il signor Giuseppe, di 72 anni, si è trasferito da Camporeso a Galbiate all’età di 18 anni e faceva il meccanico: un lavoro che gli piaceva molto e che, se oggi avesse potuto scegliere, avrebbe rifatto. Ha descritto Galbiate degli anni ’60 come un paese tranquillo e molto più bello di come è adesso, perché c’erano le piazze dove giocavano a pallone i bambini e meno macchine per le strade del paese. Noi alunni per prima cosa abbiamo chiesto se c’erano le scuole medie in paese e lui ha risposto di no, ma che erano solo a Lecco e ad Oggiono, mentre a Galbiate c’erano solo le elementari. Le scuole medie sono state costruite negli anni ‘80 e il centro medico negli anni ’70. Una volta per comprare il gelato, che il padre gli aveva promesso in cambio del suo aiuto nel lavoro durante l’estate, era dovuto andare a piedi fino a Lecco, attraverso una strada rimasta uguale sino al ‘54. Per prendere l’acqua lui andava dal Faè, una frazione del Monte Barro, mentre i suoi genitori raccoglievano il fieno che mandavano giù a Camporeso con una corda sino all’attuale Baita degli Alpini, vicino casa sua. Il signor Bonacina ha raccontato che a lui da bambino piaceva vedere le mine esplodere nelle diverse cave che c’erano intorno al paese e che in inverno faceva molto più freddo di ora. L’intervista si è conclusa con un caloroso augurio a noi ragazzi e, da parte nostra, un grazie affettuoso per la disponibilità al signor “Pep”.
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