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Scritto Giovedì 03 gennaio 2019 alle 17:21

DL sicurezza: a Lecco è bi-partisan l'opposizione alla "disobbedienza" del sindaco di Palermo

Il sindaco di Lecco Virginio Brivio, quello di Palermo Leoluca Orlando
e il consigliere provinciale Antonio Pasquini
Milano, Napoli, Firenze e Fiumicino sono alcune delle città i cui sindaci hanno deciso di appoggiare l’iniziativa del primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, che ha stabilito la sospensione della nuova legge frutto della conversione del cosiddetto “decreto sicurezza”, prevedendo in particolare che non venga applicata nella sua città “qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”. Orlando, che ha trovato l’appoggio anche dei sindaci - tra gli altri - Sala, De Magistris e Nardella, oltre che dell’Anpi e di numerose forze politiche palermitane - Partito democratico, Movimento 5 stelle e Forza Italia - ha definito il provvedimento “criminogeno e illegittimo”, per questo ha incaricato il capo ufficio legale del Comune che amministra per sottoporre la questione al giudice civile.
L’Amministrazione comunale lecchese con ogni probabilità non appoggerà l’iniziativa di Palermo e delle altre città che hanno deciso di seguire l’esempio siciliano: “Prendiamo atto che alcuni sindaci in questi giorni hanno messo in campo delle azioni per contestare apertamente le norme previste dal Decreto Sicurezza - ha dichiarato il sindaco Virginio Brivio in qualità di presidente di Anci Lombardia - tuttavia non possiamo che ribadire come l’opposizione ai contenuti di un provvedimento normativo può avvenire per via giuridica e non tramite la trasgressione degli obblighi di legge. Come Anci Lombardia parteciperemo alla imminente riunione della commissione nazionale Anci sull’immigrazione, che rappresenta il luogo appropriato dove valutare le conseguenze concrete del decreto e per condividere una linea comune tra tutti i sindaci da presentare al tavolo di confronto in sede ministeriale proposto dal presidente Antonio Decaro, dove auspichiamo che la vicenda possa trovare una soluzione”.
Una posizione per alcuni tratti condivisa dal consigliere provinciale Antonio Pasquini, esponente della lista di centrodestra Libertà e autonomia. “In Italia, per fortuna, esiste un sistema di pesi e contrappesi. Il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale e una serie di articolazioni e di principi che concorrono al raggiungimento del bene comune. Ho ricoperto e ricopro con passione il ruolo dell'amministratore comunale e provinciale e spesso mi sono trovato contrario a norme approvate dai vari governi di centrodestra e centrosinistra o varate dall'attuale governo giallo-verde. Penso all'appesantimento delle regole della finanza pubblica per i piccoli comuni o ai tagli criminali per le funzioni fondamentali delle province o a norme da applicare che toccano la sfera privata dei cittadini, le più odiose per chi pensa che il concetto di comunità debba prevalere su quello dello Stato. Anche se contrario a livello personale e politico non mi è mai passato l'idea di infischiarmene, di dichiarare con tranquillità la volontà di non applicare le leggi per motivi ideologici. Ho preferito protestare duramente mandando lettere, ordini del giorno, raccolta firme all' Anci o ai parlamentari di ogni schieramento. Grazie al lavoro dell'opinione pubblica, dell'Anci e di tutti i soggetti che compartecipano alla vita pubblica qualche norma è stata cambiata o migliorata, altre volte invece i comuni si sono dovuti adeguare. Come si sono dovuti adeguare i cittadini e le imprese davanti a norme ingiuste e vessatorie, punendo il governo di turno con il formidabile strumento valido in democrazia che è il voto.
Evocare il deliberato non rispetto delle norme come fa il sindaco di Palermo è pericoloso e fa perdere credibilità a tutte le istituzioni. Se ritiene di applicare la disobbedienza civile, nobile strumento di battaglia politica, si dimetta e faccia ricoprire il ruolo di sindaco a chi crede nei principi di lealtà e collaborazione fra enti. La costituzione riserva alla Corte Costituzionale il potere di dichiarare incostituzionali le norme, non certo al primo urlatore in cerca di visibilità. Se Orlando ritiene che una legge sia contraria ai principi costituzionali ricorra alla Corte Costituzionale ed attenda il responso. Sino ad allora applichi lealmente le norme, diversamente si dimetta”.
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