Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 67.936.628
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Lunedì 07 gennaio 2019 alle 18:29

Lecco: sparisce un Rolex al Bione, un pugliese finisce a processo

Una nuotata...costata cara. Questa mattina, nell'aula del giudice monocratico Maria Chiara Arrighi, a trovarsi come parte offesa in un processo per ricettazione è stato uno degli avvocati penalisti del foro di Lecco, a cui il 12 dicembre del 2014 negli spogliatoi del centro sportivo Bione, è stato sottratto un beauty-case contenente diversi oggetti di valore. È stato proprio il legale, costituitosi parte civile e assistito da una collega, a deporre per primo al banco dei testimoni, ricostruendo rispondendo alle domande del Vpo Mattia Mascaro le vicende che hanno portato al procedimento intentato nei confronti di M.B., 46enne originario della Puglia e residente ad Appiano Gentile.
"Quel giorno mi sono recato al Bione per fare una nuotata in piscina" ha detto. "Dopo essermi cambiato, ho riposto come al solito gli oggetti di valore all'interno di un beauty-case che inserisco nello zaino che, mentre nuoto, si trova insieme agli altri vicino all'allenatore a bordo vasca; anche se ben custodito, non lo perdo mai di vista. La lezione l'ho iniziata alle 12 e terminata un'ora più tardi. Ripreso lo zaino e andato nello spogliatoio per rivestirmi, mi sono accorto che il beauty era scomparso. Dentro avevo cellulare, portafogli, documenti, carte di credito, un libretto degli assegni e un orologio di marca Rolex che mi era stato regalato". Corso immediatamente dai Carabinieri per sporgere denuncia, l'avvocato è riuscito tramite i militari a bloccare sia il cellulare che le carte di credito, usate nel frattempo probabilmente dal malfattore per acquistare due iPhone alla Mediaworld di Verano Brianza. "Nei giorni successivi al furto ho tenuto monitorati i vari siti di vendita tra privati pensando che il malfattore volesse rivendere l'orologio. E così due giorni dopo ho trovato un annuncio che mi sembrava sospetto: il venditore, sul sito di Kijiji, cercava un acquirente per un Rolex del modello identico al mio, ceduto ad un prezzo di 4000 euro, a mio parere molto basso dato che era stato acquistato ad una cifra di 6900 euro" ha continuato la parte offesa, "inoltre non c'era alcun recapito telefonico a cui poter chiamare, il rivenditore pretendeva che gli acquirenti fossero esclusivamente dei gioiellieri e voleva gli si lasciasse un numero telefonico a cui poter chiamare". Insospettito, ha segnalato il tutto ai Carabinieri e per capire se l'orologio fosse davvero il suo, ha successivamente chiesto al gioielliere di Oggiono da cui l'aveva acquistato di provare a contattare il rivenditore. "I titolari della gioielleria mi hanno detto di essere riusciti a parlare con il venditore" ha detto il legale, "ed hanno evidenziato parecchie discordanze tra l'annuncio e la descrizione fornita via telefono dall'inserzionista. Poi però lui è scomparso e non sono più riusciti a ricontattarlo. Se avessero avuto la possibilità di visionare l'orologio in vendita avrebbero potuto almeno confrontare i numeri di serie". Terminate le domande della pubblica accusa, l'avvocato Pietro Gabriele del foro di Bologna, difensore dell'imputato, ha mostrato alla parte offesa l'orologio al polso del suo assistito, domandandogli se fosse somigliante a quello che gli era stato rubato; il penalista ha risposto affermativamente alla domanda, dicendo che il suo era dello stesso modello e colore. Anche l'operante dei Carabinieri che ha effettuato le indagini ha ripreso la versione della parte offesa, informando il giudice che gli accertamenti svolti dall'Arma si sono fermati all'imputato odierno quale persona che aveva pubblicato l'annuncio sul sito di vendite. Le altre indagini condotte sia sul telefono di proprietà del penalista sia sui due smartphone acquistati con le carte di credito rubate non hanno portato ad alcun risultato. E' poi stato il turno dell'imputato. Incalzato dalle domande del Vpo Mascaro, il 46enne si è dichiarato innocente, affermando che l'orologio al suo polso era stato acquistato nel 2011 permutando un altro Rolex da un gioielliere di Milano. Il prezzo di mercato a cui gli era stato venduto, comprendendo lo scambio del suo vecchio orologio, era stato proprio di 4000 euro. "Pensavo di venderlo, per questo ho pubblicato quell'annuncio" ha detto l'imputato difendendosi dalle accuse, "poi sono dovuto tornare in Puglia per una vicenda famigliare complicata e quindi ho lasciato perdere la questione. Confermo di essere stato contattato dal gioielliere di Oggiono dopo aver pubblicato l'annuncio, pensavo di venderglielo se non avessi avuto questa complicanza perchè mi sembrava interessato. Ho saputo del procedimento una volta contattato dai Carabinieri, ma non ero mai stato a Lecco in vita mia". La difesa ha successivamente prodotto al giudice anche la copia del certificato di provenienza dell'orologio che gli era stata fornita dal venditore al momento dell'acquisto. L'avvocato ha altresì esibito un documento firmato da un concessionario di Varese della nota marca di orologi, a cui l'imputato aveva fatto riferimento -qualche settimana dopo aver appreso del procedimento penale a suo carico- per una riparazione: "il concessionario è tenuto a verificare che l'esemplare a cui si trova davanti non sia provento di furto - ha detto l'imputato - e infatti non ci sono stati problemi durante il periodo di riparazione. L'orologio mi è stato riconsegnato". Il processo è stato aggiornato al prossimo 30 aprile per altri testimoni e, probabilmente, per la sentenza.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco