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Scritto Mercoledì 09 gennaio 2019 alle 15:36

Non solo insulti come 'oca' o 'scema', per i dipendenti della Gilardoni Raggi X accertati anche disturbi connessi al lavoro

La sede mandellese della Gilardoni Raggi X
E’ ripreso da dove si era interrotto il processo vertente sui presunti maltrattamenti patiti tra le mura della Gilardoni Raggi X da una serie di dipendenti (diversi dei quali poi fuoriusciti dall’azienda): al banco dei testimoni, per prima, questa mattina, si è seduta nuovamente la dottoressa Lorella Ortelli, ispettore dell’Agenzia Territoriale del Lavoro che già il 12 dicembre aveva deposto, rispondendo esclusivamente alle domande poste dal sostituto procuratore Silvia Zannini, titolare della pubblica accusa. Quest’oggi ad “interrogare” la professionista sono stati i difensori dei quattro imputati e dunque della signora Maria Cristina Gilardoni, all’epoca dei fatti patron dell’impresa, del suo braccio destro e direttore del personale Roberto Redaelli, del socio di minoranza e direttore di produzione Andrea Paolo Federico Ascani nonché della dottoressa Maria Papagianni, a processo a vario titolo con i primi due chiamati a rispondere di maltrattamenti e lesioni mentre ai restanti è contestata una “colpa in vigilando” in relazione alle supposte conseguenze patite dai querelanti, costituitisi parte civile autonomamente o tramite le organizzazioni sindacali CGIL e CISL.
La funzionaria è così tornata a parlare delle “annotazioni di servizio” riscontrare a seguito dell’analisi dei fascicoli personali di ogni lavoratore, prelevati all’esito della sopralluogo congiunto condotto nel 2016 con la Polizia di Stato e i colleghi dell’ATS. L’attenzione si è focalizzata nuovamente sulle espressioni ingiuriose  – “oca”, “scema”, “cretina” - inserite in tali foglietti relativi alle richieste avanzate dai dipendenti, per i tramite dei loro capireparto, per ottenere permessi o ferie nonché sulle mail recapitate ai diretti interessati che, da quanto riscontrato dalla dottoressa Ortelli, avrebbe ricalcato quanto a toni quei “pizzini” con esortazioni sopra le righe come “svegliati”, “stai dormendo”, “ma sbrigati”… Tali commenti, a suo dire, sarebbero da attribuire dalla signora Gilardoni e all’ingegner Redaelli. “Uno ratificava l’altro” ha risposto l’ispettrice a precisa domanda del giudice monocratico Martina Beggio, ricordando altresì come l’azienda fosse poco incline a concedere permessi ai proprio impiegati per andare a donare il sangue, invitandoli senza mezzi termini a dedicare a tale gesto il sabato tanto da far scattare la replica dell’Avis di Mandello che, per iscritto, avrebbe ricordato alla dirigenza come in ballo ci fosse un diritto che non doveva essere soggetto a limitazioni.
Alla dottoressa Ortelli, ha poi dato il cambio al microfono la collega Claudia Toso, medico alle dipendenze, dal 2009, del Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’ex ASL, ora divenuta ATS. Il camice bianco, che non ha risparmiato ampie digressioni per permettere alla ricca platea di avvocati di comprendere i termini della propria esposizione, guidata dal PM, ha riccamente argomentato sulle risultanze di due distinti accertamenti compiuti a carico dell’impresa mandellese. Come l’ispettore della Direzione Territoriale Lavoro, anch’ella ha compiuto infatti un primo accesso alla Gilardoni già nel 2014 a seguito della segnalazione ricevuto dalla consigliera di pari opportunità della Provincia di Lecco in relazione a domande particolari che sarebbero state somministrate a una aspirante collaboratrice che, rifiutando l’assunzione, aveva poi deciso di non lasciar correre, raccontando a Adriana Ventura l’accaduto. Già dunque due anni prima delle indagini su cui si basa il procedimento penale in corso, l’ATS avrebbe riscontrato “una situazione che anche l’INPS definisce di costrittività organizzativa” ha detto la donna, parlando di una valutazione rischio stress lavoro correlato la cui “documentazione era così lacunosa da essere considerata di fatto non eseguita”. A supporto di tali affermazioni ha fatto riferimento ai colloqui avuti con alcuni dipendenti nonché alle diagnosi – fatte da professionisti esterni – che già facevano riferimento a problematiche di salute connesse all’ambiente di lavoro.
A colpirla, poi, nell’entrare nell’open space teatro – stando all’impianto accusatorio – delle supposte vessazioni oggetto delle denunce presentate dalle maestranza, sarebbero stati i cumuli di carta presenti ovunque in alcuni uffici (tanto da spingerla a attivare i vigili del fuoco per una rivalutazione dei rischi legati a incendi), l’utilizzo di sedie vecchie e dunque non ergonomiche nonché – come già evidenziato tanto dalla dottoressa Ortelli quanto dai poliziotti che hanno testimoniato alla scorsa udienza – il totale controllo sui lavoratori anche al bagno con l’area dei lavandini separata dal locale con le scrivania da una vetrata.
Tornando a occuparsi della Gilardoni Raggi X due anni dopo, la dottoressa Toso avrebbe riscontrato un aumento delle assenze per malattie, dell’assenteismo (cresciuto del 59% tra il 2013 e il 2015) nonché del tasso di ricambio del personale (+7%). Elencate altresì una serie di mancanza in termini di prevenzione dei rischi, a livello generale ma anche in forma specifica, contestate a Maria Cristina Gilardoni ma anche quali responsabili del personale a Redaelli e Ascani Orsini, arrivando poi a snocciolare presunte lacune in capo invece alla dottoressa Papagianni.
La professionista ha altresì spiegato di aver chiesto, dopo l’ispezione del 2016, la consulenza del dottor Antonio Lora a capo del Dipartimento Salute Mentale dell’ASST di Lecco e dei suoi assistenti “per valutare l’eventuale insorgenza e caratterizzazione di patologie”: “a tutti i soggetti esaminati dai colleghi specialisti in psichiatria è stata fatta una diagnosi di disturbo dell’adattamento riconducibile all’ambito lavorativo” ha asserito il medico, ricordando di aver utilizzato questi e gli altri elementi raccolti per completare la propria comunicazione di notizia di reato e per espletare tutti gli altri atti dovuti a cominciare dalla denuncia per sospetta malattia professionale. 
Il processo riprenderà il prossimo 23 gennaio.
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A.M.
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