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Scritto Venerdì 11 gennaio 2019 alle 18:40

Lecchese: turismo in crescita, ma i siti intermediari ''frenano'' le strutture. Beri: i clienti spendono di più, gli alberghi perdono

Nonostante il dato delle presenze, calcolate fino al 2017 da ''Il Sole 24 Ore'', non sia proprio entusiasmante, il turismo a Lecco e provincia c'è eccome, e cresce. Parola di Severino Beri, presidente di Federalberghi Lecco, interpellato per fare un punto sulla situazione del settore nel nostro territorio di cui è referente per Confcommercio (della quale è peraltro vicepresidente). Lo spunto lo ha dato proprio un'inchiesta pubblicata sull'edizione online del quotidiano economico più diffuso in Italia, il cui autore si è posto sostanzialmente un quesito: per riempire il proprio hotel, serve avere un sito internet?
La domanda rimane di fatto solamente uno spunto, dal momento che con i dati riportati di considerazioni per comprendere a che punto è il turismo in provincia se ne possono fare diverse.

Severino Beri, presidente Federalberghi Lecco

La risposta è comunque ''non proprio'': è uscito, ad esempio, che a Venezia (dove hanno sede il 15,99% di strutture alberghiere di tutta Italia) il sito internet registrato con un dominio .it lo hanno appena il 3,42% degli hotel, e a Milano invece, dove il sito lo hanno l'85,50% delle strutture, il dato che più conta è soprattutto quanta rotazione c'è per un singolo posto letto (moltissima, 77,92 persone l'anno).
Lecco, si diceva, non presenta dati entusiasmanti, malgrado il suo Lago: gli alberghi sono lo 0,20% sul totale italiano, di questi il 30,22% hanno un sito .it e nel 2017 ogni letto ha ospitato mediamente 17,46 persone. Poche. Ciò che non si può capire, ad esempio, è quanto queste si siano effettivamente fermate nella struttura scelta, che cosa abbiano fatto nel loro ''tour'' lecchese o come mai hanno deciso di intraprenderlo.

Grafico tratto da ilsole24ore.com

A chiarire questi dubbi ci ha però pensato il presidente Beri, il quale ha sostanzialmente tracciato due modelli per intendere il settore in provincia: uno ''business'' più diffuso nel meratese, ovvero la zona più a sud collocata vicino a Milano e alle fiere, e uno ''pleasure'' (dall'inglese ''piacere'') frequentato principalmente da stranieri e diffuso più che altro sulle rive lacustri. ''In fondo è giusto così'' ha commentato. ''Più a sud si deve lavorare per il business e non per il pleasure. Abbiamo tanti associati e amici che operano nel meratese. E' chiaro che non possono puntare sulla coppia di turisti. Da un lato, il loro è anche un campo meno remunerativo, perché chi viene sul Lago è disposto a stare di più e soprattutto spendere di più. C'è però un mercato aperto anche nel sud della provincia''. Che il lecchese non abbia una lunga tradizione turistica è chiaro anche dai dati de ''Il Sole 24 Ore''. Lo ha confermato anche il presidente Beri, parlando però di un aumento dei numeri. ''Non ho sottomano i dati degli ultimi mesi, ma sono sicuro che sono in crescita'' ha proseguito.



La passeggiata degli innamorati di Varenna

''In provincia non ci sono 5 stelle, arriviamo fino a quattro e la diffusione di strutture è un po' sparsa, ci sono diverse offerte un po' su tutto il territorio. Il Lago, che fino a trent'anni fa non conosceva nemmeno che cosa volesse dire il turismo, oggi è invece più attrezzato. L'affluenza in luoghi come Varenna, Bellano e Dervio è positiva negli ultimi anni. Il 90% dei visitatori è comunque di origine straniera. Vanno molto forse gli Stati Uniti, la Russia no perché ha il Rublo in crisi. Bene anche la Francia, l'Australia e la Svizzera''. Quanto all'incidenza che ha internet sul lavoro degli alberghi, il loro rapporto con i clienti, il presidente Beri non ha dubbi: gli operatori turistici online, che fungono da intermediari per le prenotazioni, non sono sempre un bene per i gestori delle strutture.
''Ad oggi se c'è una cosa ovvia è che se non sei in internet, se non hai un sito, allora fai più fatica'' ha spiegato. ''Oggi il mercato è tutto lì, anche per quanto riguarda il lecchese. Gli operatori turistici online hanno in mano, purtroppo per noi albergatori, gran parte del lavoro. Con Booking e i vari siti intermediari i clienti si sentono molto più al sicuro. Abbiamo anche provato a chiederlo a dei clienti, e ci hanno risposto esattamente questo. Viene percepita come una garanzia, ma in fondo non lo è. I clienti finiscono per pagare di più e gli alberghi a perderci anche il 10% del ricavo''.
A.S.
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