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Scritto Lunedì 21 gennaio 2019 alle 17:56

Il dito e la luna

Il dramma dei migranti morti in mare può paradossalmente rappresentare l'occasione di una svolta ! Abbiamo tutti sotto gli occhi il dramma dei 117 migranti morti in mare che riempiono in questi giorni le cronache mediatiche. Sono esseri umani veri, non semplici elementi di un asettico servizio mediatico . E non sono certo i primi di una lunga scia di morti assurde a cui si rischia d'assuefarsi. A chi s'interroga a fondo su questi avvenimenti tragici non sfugge la doppia e simultanea componente che potrebbe incidere rispetto ad una soluzione concreta e strutturale di questa situazione non più tollerabile. Occorre pensare ovviamente e concretamente a come risolvere con umanità e giustizia i problemi cogenti rappresentati dalle migrazioni attuali adottando scelte che riducano/eliminino il numero dei morti e dei sottoposti a questo inumano traffico. E non certo erigendo muri ! Ma occorrono anche, con altrettanta concretezza, percorsi realmente praticabili da individuare e tramutare in azioni reali che possono essere attuate per concretamente rimuovere le cause strutturali di questi fenomeni migratori. Essendo ineludibile, a mio parere, la centralità dell'affrontarne le cause - e non solo i terribili “effetti” - non si può misconoscere la strumentalità del dibattito mediatico che s'innesta, teso purtroppo quasi sempre a utilizzarne solo gli effetti a scopo utilitaristico per la propria parte o area politica. E' in questo contesto che, a mio parere, se veramente si ha a cuore una praticabile azione che contribuisca alla sua risoluzione, non si può lasciar cadere quanto ho appena sentito in tv dall'attuale presidente del Parlamento Europeo. Antonio Tajani ha perorato quell'appello che aveva fatto già il 18 dicembre scorso al Forum Ue-Africa per un piano Marshall di almeno 50 miliardi finanziato dal bilancio comunitario : "Solo incrementando sostanzialmente gli investimenti - ha aggiunto Tajani - riusciremo a stimolare la crescita dell'economia africana e a creare i milioni di posti di lavoro che saranno necessari per assorbire la crescita demografica in atto nel continente. Dobbiamo dare risposte concrete ai giovani, offrirgli sbocchi occupazionali e condizioni di vita dignitose. In poche parole, dare loro speranza". Premettendo che la mia area di pensiero non è certo quella del presidente Tajani e non potendo ne volendo valutare il grado di strumentalità politica di questa sua proposta, ritengo che possa rappresentare comunque un'occasione unica per misurare l'effettiva volontà di dare risposte non solo al fenomeno migratorio africano ma anche e soprattutto d'incidenza sulle reali cause che lo determinano. E perché allora, superando ogni interesse di parte, non farla diventare una proposta condivisa da tutte le forze politiche, sociali ed istituzionali nazionali , dando mandato al nostro governo di sottoporla energicamente alla decisione di questa Europa ( Tajani peraltro non è “l'uomo della strada) così sinora pusillanime, se non ipocrita, sulla questione migranti ? Finalmente l'Italia, così facendo, potrebbe svolgere veramente una funzione di stimolo e faro anche culturale ed etico indicando a questa Europa – peraltro siamo o non ne siamo la seconda potenza manifatturiera - una via coerente coi propri principi ispiratori ed indicando a tutti una strada che superi le chiusure nazionali e continentali. A chi ritenesse tutto ciò utopico e retorico ricorderei, in tema di effettiva praticabilità e tempestività di una operazione del genere, che questa Europa ha, ad esempio, avallato manovre per sostenere in vari modi il salvataggio di banche europee per centinaia di miliardi di euro (Fonte BCE : 800 miliardi in 6 anni) e in brevissimo tempo prestiti per decine di miliardi per “annullare” i rischi per varie banche europee degli effetti di un possibile crack del governo greco ( prestito di 110 miliardi complessivi per tutelare prestiti precedentemente concessi da banche francesi – più di 50 miliardi – , che tedesche – più di 30 miliardi). Questo “piano Marshall per l'Africa”sarebbe innegabilmente un test “verità” anche per tutti quelli che continuano a sostenere che le popolazioni africane “occorra aiutarle a casa loro”. Senza ovviamente ignorare anche l'assoluta necessità, se non si vuole essere ipocriti, di riequilibrare i rapporti di forza commerciali asimmetrici. Certo che gli enormi problemi connessi non sarebbero certamente tutti risolti ma perlomeno si potrebbe così avviare a soluzione concreta una situazione che trova il proprio cuore causale negli ingiusti squilibri strutturali esistenti. Ne beneficerebbero certamente le popolazioni africane, sempre meno costrette ad emigrare per potersi consentire una vita perlomeno dignitosa, ma anche le popolazioni europee che potrebbero meglio accogliere flussi regolamentati e non esposti ai rischi di una vero e proprio mercimonio di esseri umani e relative conseguenze. Il tutto in un quadro di un'unica azione complessiva ( è questa l'Europa che ci piacerebbe) volta a rimuovere ovunque, attraverso politiche realmente sociali che costitutivamente dovrebbero essere alla base di un rinnovato Patto Europeo, quegli squilibri sempre più stridenti e trasversali prodotti da questo iniquo e antiumano sistema neoliberista che ancora spaccia per interesse collettivo ciò che avvantaggia sempre più pochi.
Germano Bosisio
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