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Scritto Sabato 26 gennaio 2019 alle 15:26

Lecco: il Bertacchi ricorda la Giornata della Memoria

«Dire “Per non dimenticare” non basta più». Ha esordito così il prof. Giuseppe Di Mattia, docente di diritto all’istituto “Bertacchi” di Lecco e promotore di un incontro in occasione della «Giornata della Memoria» indirizzato  alle classi quarte e quinte che, per motivi di spazio, si sono avvicendate durante la mattinata nell’aula magna della scuola.

Giuseppe Di Mattia

L’Italia, ha ricordato Di Mattia, è stato il primo paese al mondo a istituire (con la legge 211 del 2000) la Giornata della memoria «in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti».
La Repubblica italiana – si legge nel primo articolo – «riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».
Il prof. Di Mattia non è partito dalle leggi raziali italiane e tedesche o dalla liberazione di Auschwitz; ma ha deciso di iniziare da due stermini recenti: le guerre civili nella ex Jugoslavia e nel Ruanda, anche in questo caso scoppiate con l’illusione di eliminare una razza inferiore. «Dopo lo sterminio degli ebrei, il mondo si è illuso di aver creato degli anticorpi; ma le persone della mia età si ricordano bene gli edifici sventrati di Sarajevo, i cecchini che colpivano i civili, gli stupri di massa e le fosse comuni. Con la guerra dei Balcani scoprimmo un nuovo neologismo: pulizia etnica. In questo caso non fu il popolo ebreo, ma quello musulmano ad essere oggetto di odio».

José Silvestre

Si è poi ricominciato a parlare di Shoah con il video (tratto da Youtube) di Nedo Fiano, superstite di Auschwitz e papà del deputato Emanuele Fiano, che con la sua storia ha offerto uno spaccato della vita nei campi di concentramento. Si è poi esaminato la figura del Maresciallo dei carabinieri Gaetano Ventura, residente a Messina e zio del prof. Di Mattia, tra degli ultimi sopravvissuti allo sterminio nazista. È stata poi illustrata la figura di Giorgio Perlasca, nativo di Como, definito lo Schindler italiano e del grande regista cinematografico Vittorio De Sica, del quale in pochi conoscono la sua vicenda relativa al salvataggio dallo stermino nazista, di tanti ebrei, assunti come comparse in uno dei sui film per non farli deportare.
«Sono stata due volte nel campo di Auschwitz con gli studenti ed è stata un’esperienza che mi ha segnato molto – ha dichiarato la prof.ssa José Silvestre  - Non è facile vedere tutti quegli occhiali, quelle borse, le coperte fatte con i capelli dei detenuti. L’Italia si è accodata all’alleato tedesco e, dopo l’approvazione delle leggi raziali, sono stati tanti gli episodi di deportazione nel nostro Paese. Ora il futuro è in mano ai giovani che devono  tenere viva la memoria e il ricordo di chi ha vissuto in prima persona questo terribile evento».

Novità di quest’anno è stata l’esibizione musicale di alcuni studenti musicisti dell’istituto Bertacchi (Emanuele Brena, Camilla Maggioni, Leonardo Morosini e Eunice Ardean) che hanno eseguito la colonna sonora del celebre film «Schindler’s List» coordinati dal prof. Vincenzo Zecca, docente di musica dell’istituto.
È’ compito della scuola «di ogni ordine e grado» - si legge nel secondo articolo della legge 211 – «ricordare quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».
B.V.
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