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Scritto Venerdì 08 febbraio 2019 alle 17:59

Lecco: secondo Valsecchi è ancora in voga la stagione dell’io, nonostante tutte le batoste prese

Marco Calvetti
Sulla scia delle critiche dell’opposizione, acuite dalla occhiuta intransigenza del consigliere di maggioranza Alberto Colombo, e in sella alla sua lodevole intraprendenza, l’assessore Corrado Valsecchi, ha avviato un pellegrinaggio nei rioni cittadini per ascoltare e dare conto della manutenzione dell’azione del lavori in corso.
Il dibattito si era acceso a margine del Piano triennale dei lavori pubblici.
Le osservazioni, in sostanza, tendevano a mettere in contrasto la baldanza con la quale si presentavano le cosiddette grandi opere con l’incapacità di risolvere le piccole cose, nonostante le reiterate sollecitazione piovute da ogni dove.
Un uccellino, una cimice e l’attendibile vox populi riferiscono gli incontri nei quali l’assessore abbia, ancora una volta, assecondato la sua predilezione per la predica, rispetto all’ascolto.
Insomma i cittadini di Rancio, dell’Arlenico, di Pescarenico hanno dovuto sorbirsi il solito ritornello del “io, io, io” che ormai è stato bandito dal lessico politico, dopo la nefasta esperienza di Matteo Renzi, l’egocentrico per eccellenza.
Un uccellino istituzionale, tra l’altro, ha raccontato che in una seduta di giunta dedicata al tema lo stesso Valsecchi abbia minimizzato le segnalazioni,  presentando un quadro a latte e miele.
Va da sé che la questione non è personale, ma politica,  nonostante il signor Corrado abbia la cattiva abitudine  di prendersela come se le critiche lo mettessero in discussione come uomo, persona, soggetto.
E’ un atteggiamento sbagliato alla radice perché innesca polemiche  che esulano dai problemi concreti e dal suo ruolo pubblico.
Mi viene in mente per esempio il suo recente invito ai leghisti perché leggessero libri sulla shoah e si emendassero dalle loro barbarie razziste. Non entro nel merito, anche se il Giorno della Memoria non me lo scordo mai e qualche lettura  l’ho nel carniere, ma a proposito di libri non mi pare che Valsecchi sia un’autorità in materia. E lo dico soprattutto davanti agli attentati alla lingua italiana che non smette di maltrattare, quando dice “vadi” o “valici” invece di valichi e altri strafalcioni sentiti con le mie orecchie e con fior di testimoni acustici.
Perché no, un sillabario ? Insomma a dirla tutta nonostante il 2018 non sia stato fantastico, come sostiene il sindaco Brivio e il 2019 non promette di essere bellissimo, come minaccia il premier Conte, la situazione lecchese, a questo punto, più che drammatica mi sembra “grammatica”.
Marco Calvetti
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