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Scritto Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 16:14

Processo Gilardoni, l'operaio RSU: 'io e mia moglie vessati per il mio ruolo nel sindacato'

Ha cambiato "location" e si è tinta di rosso-CGIL la seconda deposizione odierna nell'ambito del procedimento incentrato sui presunti maltrattamenti patiti da diversi lavoratori tra le mura della Gilardoni Raggi X di Mandello. Dall'open space, teatro dei fatti narrati dal coordinatore dell'Ufficio amministrativo, a metà giornata ci si è spostati in produzione con l'audizione di un addetto all'assemblaggio dei monoblocchi, da anni RSU in azienda per la FIOM. Assunto nel lontano 1992, l'uomo, in reparto ha anche incontro l'amore, sposando un'altra operaia. "La Gilardoni è la nostra seconda famiglia" ha dunque potuto sostenere, rispondendo alle domande poste dal sostituto procuratore Silvia Zannini nell'intento di "fargli vuotare il sacco" in relazione alle situazioni vissute personalmente in ditta e a quelle di cui è venuto a conoscenza nella sua veste di delegato sindacale. I temi su cui si è tornati sono quelli già emersi nelle precedenti udienze del processo: i permessi negati per le ferie, le donazioni Avis o le assenze previste dalla legge 104, oltre al "clima di terrore" interno all'azienda venutosi a creare - a detta del teste - tra il 2008 e il 2016, con la paura delle maestranze di perdere il posto in un momento di crisi occupazionale che non avrebbe garantito il reintegro in altre imprese del territorio.
Parte del reparto riparazioni per 17 anni, poi spostato nel 2009 in produzione dove aveva mosso i primi passi, l'uomo ha confessato anche le difficoltà a suo giudizio patite quale RSU. A suo dire, lui e la moglie sarebbero stati presi di mira - con ferie negate o imposte in alternanza, una vertenza una donazione AVIS non autorizzata e il no alla donna per rimanere a casa un giorno a curare la nonna - proprio in considerazione del suo ruolo, avendo spesso confronti con l'ingegner Redaelli anche in qualità di responsabile dei lavoratori e della sicurezza. I colleghi poi "mi evitavano perché avevano paura venissero vessati perché parlavano con il sindacato" ha aggiunto, ricordando altresì come il capo del personale fosse solito partecipare alle assemblee indette da CGIL e CISL, prendendo appunti, pur essendo stato diffidato, "per poi vessare". Un esempio? "Durante uno sciopero di un'ora mi avvicinai a una ragazza dell'ufficio personale, perché dovevo consegnare alcuni documenti. Redaelli che presidiava la portineria per controllare la situazione si è avvicinato per dirle di non parlare con me. Mi sono anche scusato con lei...".

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A.M.
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