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Scritto Lunedì 18 febbraio 2019 alle 08:10

Carenno: don Angelo sgridato per il Padre Nostro 'vecchio' ma sono gli altri a correre

Mons. Angelo Riva
E’ stato “criticato” ma, sapendo di essere nel giusto, monsignor Angelo Riva, parroco di Carenno, Lorentino-Sopracornola, ha ribattuto pubblicamente – sulle pagine dell’informatore distribuito in Chiesa – per spiegare di non essere “retrogrado”. La presa di posizione riguarda… il Padre Nostro. Ebbene sì, anche intorno alle preghiere possono nascere questioni. E in “vetta” alla Val San Martino non si sta discutendo se sia più corretta la vecchia espressione “E non ci indurre in tentazione” o quella nuova “Non abbandonarci alla tentazione”: il cambiamento, sollecitato da Papa Francesco e ufficializzato nel dicembre scorso, parrebbe essere stato accettato anzi, fin troppo velocemente.
“Come in ogni cosa, anche per il Padre Nostro ci sono preti e cristiani che amano correre… Diverse volte mi è stato chiesto: come mai lei non dice ancora “Non abbandonarci alla tentazione?” Perché la Chiesa cammina insieme a tutti i suoi figli. Il nuovo Messale, recentemente approvato, ha posto delle modifiche non solo al Padre Nostro ma anche, per esempio, al Gloria: non si dirà più “e pace in terra agli uomini di buona volontà” ma “e pace in terra agli uomini amati dal Signore”, come traduzione esatta dal Vangelo. E ha stabilito il periodo opportuno per tutti” ha argomentato il don, puntualizzando come tale periodo non sarà prima di un anno, massimo due. Dunque fino a quel momento si dovrà continuare a recitare la versione “tradizionale”, senza slanci in avanti.
A riprova di ciò, mons. Riva ha pubblicato due stralci della nota diffusa dall’Ufficio liturgico di Milano. “Fino all’entrata in vigore della nuova edizione del Messale romano, e per gli ambrosiani il Messale ambrosiano,  si continuerà a pregare il Padre Nostro con il testo attualmente in uso (“e non ci indurre in tentazione”). Dal momento che la preghiera liturgica è preghiera ecclesiale, destinata cioè a manifestare l’unità e la comunione di tutti i fedeli, a nessun singolo sacerdote e a nessuna singola comunità (parrocchia, comunità religiosa, gruppo, associazione, movimento…) è data facoltà di introdurre la nuova versione prima della promulgazione ufficiale del Messale rinnovato. Ciò infatti potrebbe alimentare inutili stridori sia all’interno delle comunità, sia tra le comunità. Per qualcuno può sembrare banale quanto stiamo dicendo – aggiunge don Angelo – ma “inutili stridori nelle comunità”, sta purtroppo già avvenendo, per chi non rispetta i ritmi della liturgia. Per chi non ha pazienza di attendere, si alleni non solo e non tanto a dire la “correzione del Pater” ma anche e soprattutto ad abbandonarsi un po’ più fiducioso nelle mani del Signore: ora e nel momento della tentazione…”. Amen.
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