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Scritto Sabato 02 marzo 2019 alle 08:53

Autonomia rafforzata a Regione Lombardia

Cadute le ideologie, resistono i pregiudizi ideologici che non permettono, spesso, di affrontare questioni piccole e grandi con necessario distacco e facendo leva più su posizioni precostituite che su precise analisi dei contenuti.
In questa settimana c’è ancora sul tappeto la questione dell’autonomia rafforzata delle Regioni. La vivo in prima persona sia come Sindaco di Lecco che come Presidente dei Comune della Lombardia. Se non stupisce, demoralizza lo steccato tra nord e sud alimentato da polemiche geografiche se non campanilistiche, quando ogni analisi conferma che l’autonomia istituzionale è il volano per far crescere e sviluppare il paese e non per creare un nord ricco ed un sud sempre più disagiato. Se volessimo stare sul piano polemico, basterebbe pubblicare il bilancio della Sicilia, regione a statuto speciale, per capire come gli sprechi ed i temuti centralismi abitano a quelle latitudini e non certo in Lombardia, in Veneto ed in Emilia Romagna.
Uno studio della Regione Lombardia presentato nei giorni scorsi agli Stati Generali per lo sviluppo ha schematizzato in modo efficace ed eloquente il quadro della situazione, evidenziando i luoghi comuni che gravitano intorno alla questione, “falsificando” i dati ed impedendo una presa di coscienza da parte dei cittadini. Vale forse la pena di ricordare come lo stato delle autonomie non è solo un pensiero politico, da Cattaneo in poi, ma un preciso impianto di rango costituzionale. Sulle premesse che il rischio è sempre quello di uno stato centralista, va combattuta l’idea di coloro che paventano una sorta di centralismo regionale. Come dire che le Regioni sono un carrozzone e che in questo quasi mezzo secolo di vita hanno copiato i peggior vizi dello stato nazionale, di quello che, in modo semplicistico, viene chiamato dall’opinione pubblica il “governo romano”.
Cito tre esempi di quello studio per provare a stabilire un criterio di verità:
1. Il percorso per l’attribuzione a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’art. 116, 3° comma della Costituzione, ad ulteriore sviluppo di quanto già sancito nel documento preliminare del 28 febbraio 2018 sottoscritto dal Presidente Maroni e dal Sottosegretario del Governo Bressa, costituisce un’occasione straordinaria e imperdibile per lo sviluppo della competitività del sistema delle imprese, per la crescita dell’occupazione, la modernizzazione dell’assetto normativo, amministrativo, fiscale, infrastrutturale  e di servizi della Lombardia, in definitiva a vantaggio dei cittadini e dell’intera comunità regionale, oltre che dell’intero Paese.
Tale percorso si coniuga pienamente con il dovere costituzionale di assicurare l’uniformità dei diritti garantiti a tutti i cittadini, in particolare libertà civili, salute, lavoro, previdenza, istruzione, giustizia e sicurezza e con il mantenimento in sede statale delle competenze per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e la garanzia della loro erogazione su tutto il territorio nazionale.
2. La maggiore autonomia si pone l’obiettivo anche di una operazione di vasta semplificazione per una P.A. più semplice e attenta alle esigenze delle imprese e dei cittadini condizione fondamentale per un sistema competitivo, attrattivo e capace di offrire servizi di qualità
3. L’attribuzione a Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’art. 116, 3° comma della Costituzione in tutte le materie previste, in un rinnovato vincolo di unità del Paese e di solidarietà nazionale, costituisce una assunzione di maggiori responsabilità a livello locale e comporterà tra l’altro un ripensamento complessivo dell’assetto ordinamentale degli enti territoriali lombardi da attuare secondo le modalità definite nello schema di intesa proposto da Regione Lombardia, già definite nell’accordo del 29 maggio 2018 con ANCI e UPL; le funzioni discendenti dalle nuove competenze saranno attribuite sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
Durante gli Stati Generali ho tra l’altro denunciato nel mio intervento l’esigenza di ridisegnare il ruolo delle province, che non possono restare nel limbo, né carne né pesce, convinto, come sono, che un’organizzazione dello stato in chiave autonomistica non passi attraverso un confronto del ruolo e dei compiti della Regione, ma anche dei comuni e delle province, altrimenti torna davvero il rischio che il livello regionale soffochi e trasformi in centri burocratici gli enti locali nelle loro molteplici articolazioni.
Il sindaco Virginio Brivio
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