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Scritto Lunedì 11 marzo 2019 alle 11:19

La riforma della disciplina degli appalti. Intervista con la senatrice Antonella Faggi

Ecco come si muoverà la maggioranza di governo per riformare la disciplina degli appalti

Conversazione con Maria Antonella Faggi, segretario della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato
Appalti, le ragioni della riforma Storia e prospettive di un Codice che non ha mai convinto
a cura di Andrea Picardi Gruppo 24 ore


Con presidente Maria Elisabetta Alberti Casellatie sen. Marzia Casolati


"Le opere pubbliche sono fondamentali per il sistema Paese, ma per realizzarle occorrono norme efficienti in grado di funzionare davvero. Altrimenti non si fanno. Per questa ragione vogliamo riformare il Codice degli appalti". L'esponente della Lega e senatrice Maria Antonella Faggi è il segretario della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni di Palazzo Madama, uno dei luoghi principali in cui si sta giocando e si giocherà la partita della riforma dell'attuale disciplina dei contratti pubblici e nel quale dalla fine di ottobre procedono le audizioni delle categorie interessate e degli esperti per capire come procedere e da quali priorità di intervento partire. "Ci sono molte cose che devono essere sistemate", ha riconosciuto immediatamente Faggi in questa conversazione, nella quale però ha subito riconosciuto le inevitabili difficoltà che questa esigenza porta con sé: "Il Codice degli appalti va a toccare numerosi interessi diffusi: riuscire a coniugare le legittime posizioni di così tanti settori è sempre difficilissimo. Purtroppo quello che può andar bene, ad esempio, per gli ingegneri potrebbe essere contestato da altre categorie e via dicendo". Qualcosa, comunque, va fatto e si farà, come continuano ad affermare tutti i principali esponenti di governo, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini per arrivare al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli. E come ha confermato pure Faggi nel corso dell'intervista, anche in virtù del lavoro che è stato svolto in questi mesi in Commissione al Senato: "Abbiamo ascoltato le varie categorie interessate alla riforma del Codice per comprendere appieno le loro esigenze e priorità. Le cosiddette audizioni, un momento molto utile per sottolineare esigenze e criticità, durante le quali è emersa un'unanimità pressoché totale tra i vari soggetti ascoltati in merito alla necessità di dar luogo alla riforma. Troppi vincoli, troppe prescrizioni, troppe carte". Un difetto tipico del nostro Paese e non limitato solo alla disciplina della contrattualistica pubblica secondo Faggi: "Una pecca che abbiamo a livello italiano è la tendenza a sviscerare troppo, a mettere i puntini sulle i per ogni singolo cavillo, a sovra-regolamentare ogni aspetto finendo poi però per varare regole molto più complesse e difficili da applicare e comprendere. Insomma, la tendenza a complicarci la vita". Da qui la necessità di imboccare una strada di concretezza che porti dritta al risultato: "Non si tratta tanto di affermare se il Codice in vigore vada bene oppure no in astratto: quello che sappiamo è che sicuramente ha bisogno di una revisione perché, alla luce dell'esperienza di questi anni, possiamo dire con certezza che non ha ben funzionato. C'è la necessità di snellire e di semplificare ma dobbiamo farlo senza colpi di spugna e con attenzione per garantire che il sistema possa funzionare meglio in futuro senza prestare al fianco ai soliti furbetti che esistono in tutte le categorie". Per questa ragione Faggi non si è iscritta al gruppo di chi vorrebbe utilizzare la riforma anche per ridimensionare le prerogative dell'Autorità Nazionale Anticorruzione. La quale semmai, secondo il segretario della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato, dovrebbe essere messa nelle condizioni di esercitare le funzioni previste dal Codice e non essere costretta a svolgere quasi un ruolo di consulenza a favore delle imprese e delle pubbliche amministrazioni in virtù della farraginosità della disciplina: "Il tutto è talmente complesso che gli operatori finiscono con il rivolgersi all'Anac anche solo per chiedergli come interpretare la norma o come sbrigare gli adempimenti previsti. Domande e richieste che vengono formulate soprattutto ex ante, ossia in via precedente rispetto, per esempio, alla stessa partecipazione a una gara. Si rende conto tutto ciò che tipo di ingolfamento e di confusione è in grado di generare nel sistema una degenerazione del genere?". Una situazione di caos intensificata, peraltro, pure dall'assetto normativo generale della materia che prevede il Codice e poi tanti altri atti e provvedimenti ulteriori, dai decreti attuativi alle numerose Linee guida dell'Anac, che rendono la disciplina ancor più di difficile consultazione e comprensione: "Adesso c'è una sorta di bozza di riforma, una bozza di legge dele ga frutto di un lavoro fatto a livello governativo e ministeriale che poi arriverà nelle competenti commissioni parlamentari. Tra cui la commissione Lavori pubblici e poi dalle altre che esprimeranno un parere per gli aspetti della normativa che toccano i loro rispettivi ambiti di competenza". Quanto alle tempistiche, almeno per la parte della riforma che sarà varata attraverso un disegno di legge delega, Faggi ha assicurato il massimo impegno a fare presto: "Ho sempre lavorato tanto come mi ha insegnato mio padre. Penso che se procediamo con intensità possiamo farcela in poco tempo. Certamente, quando il testo arriverà in Parlamento, cercheremo di muoverci il più rapidamente possibile, anche con un coordinamento tra Camera e Senato, in modo da evitare il fenomeno della cosiddetta navetta e varare in tempi velocissimi la riforma. Dobbiamo stringere: a tal fine spacchetteremo il disegno di legge delega nel senso che lo tratteremo per argomenti per essere più precisi e rapidi. Non dobbiamo dilatare tempi e parole". Un traguardo per il raggiungimento del quale Faggi ha prima sottolineato come vi sia "piena identità di vedute tra gli alleati di governo" - Lega e Movimento 5 Stelle - e poi aggiunto anche un ulteriore elemento di carattere politico: "Il nostro obiettivo, tanto più su una materia di così rilevante importanza, è di coinvolgere tutti nel processo di riforma, anche le opposizioni. Certo, com'è ovvio che sia, la responsabilità è della maggioranza ma qui si tratta di approvare un provvedimento che risponda finalmente alle esigenze del sistema Paese. Pertanto ben venga il contributo di tutti: c'è bisogno di trasversalità e di condivisione anche perché penso che siamo tutti qui - parlamentari di maggioranza e di minoranza - per cercare di fare gli interessi dell'Italia".
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