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Scritto Lunedì 11 marzo 2019 alle 20:37

Mandello: coppia addormentata e derubata, 9 mesi al ladro

Avrebbe dapprima stordito i suoi amici con del sonnifero, poi li avrebbe derubati per sparire nel nulla. Questa è in estrema sintesi la vicenda al centro del procedimento penale, chiuso quest'oggi, nei confronti di un milanese che il 15 giugno del 2015 avrebbe sottratto del denaro nel portafogli di una coppia di Mandello proprio nell'abitazione dei due, al termine della cena organizzata per il compleanno del presunto "ladro". Secondo quanto ricostruito nell'istruttoria dibattimentale, sembrerebbe infatti che l'imputato -accusato di furto in abitazione ai sensi dell'articolo 624 bis del codice penale- sia stato invitato a Mandello per evitare di rimanere solo il giorno del suo compleanno, essendo stato allontanato dalla propria famiglia d'origine in quanto omosessuale. Al termine della cena tuttavia, gli ospitanti - marito e moglie - sarebbero caduti in un sonno profondo e, risvegliatisi il mattino seguente, avrebbero scoperto di essere stati derubati. Da lì il dubbio di essere stati volontariamente addormentati dal milanese con il sonnifero che era solito assumere, il Minias.
Il denunciante in particolare avrebbe anche riferito che la sua compagna, all'epoca in fase di allattamento, non si sarebbe nemmeno svegliata nel corso della nottata per le due consuete "poppate" della figlioletta e che -a seguito dell'episodio- sia dovuta ricorrere al latte artificiale vista la probabile assunzione di un potente sonnifero. Quest'oggi le parti sono comparse davanti al giudice Martina Beggio per esporre le rispettive conclusioni.
Dopo aver brevemente ricostruito la vicenda e aver chiesto la riqualificazione del fatto come furto semplice ai sensi dell'articolo 624 del codice penale, mancando in questo caso l'elemento della introduzione nell'abitazione contro la volontà, il Vpo Pietro Bassi ha chiesto la condanna dell'imputato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e al pagamento di 800 euro di multa.
Di contro l'avvocato Manola Mazza, difensore dell'uomo, dopo aver ipotizzato la derubricazione a furto semplice come precedentemente argomentato dal Vpo, ha chiesto l'assoluzione perchè -secondo la tesi del legale- non è stata raggiunta la prova che i fatti si siano effettivamente svolti come ricostruito dall'accusa.
Ritiratasi in camera di consiglio, il giudice Beggio ha dichiarato l'imputato colpevole dei reati a lui ascritti e -riqualificato il capo d'imputazione come furto semplice- ha condannato l'uomo a 9 mesi e al pagamento di una multa di 300 euro e delle spese processuali.
B.F.
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