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Scritto Mercoledì 20 marzo 2019 alle 14:05

In viaggio a tempo indeterminato/68: tra pugnali e leoni

Se vi dicessi che i due signori nella prima foto con me, quelli che sembrano tanto gentili e simpatici con i loro turbanti colorati, in realtà portano legato in vita un pugnale?
E se aggiungessi anche che si fanno chiamare entrambi "Singh: Leone"? Ok, probabilmente pensereste che io sia stato rapito e che quel sorriso nella foto sia in realtà finto e forzato , magari da una terza persona chiamata anche lei "Singh" e con un altro pugnale.

In realtà, per fortuna, non è successo niente di tutto ciò e quello che nella foto sta importunando qualcuno sono io, non certo i due signori. Siamo semplicemente arrivati ad Amritsar, nello stato indiano del Punjab. E ancora una volta ci siamo ritrovati in un luogo assurdo e completamente diverso dall'India che avevamo imparato a conoscere. La prima fondamentale differenza sono appunto questi signori con il pugnale. Si tratta dei Sikh, i fedeli di una religione monoteista basata sugli insegnamenti di 10 guru vissuti in India tra il 1400 e il 1700. Vivono in questo Stato al confine con il Pakistan ed è proprio nella città di Amritsar che ha sede il loro tempio più sacro, il Tempio D'oro. Ogni Sikh compie il viaggio fino a questo tempio almeno una volta nella vita. Noi conosciamo molto poco questa religione, ma abbiamo provato a fare "gli infiltrati" osservando da vicino cosa voglia dire fare un pellegrinaggio fino al Tempio d'Oro. Beh, siamo rimasti sinceramente sbalorditi.

VIDEO


Prima di tutto, appena si scende dal treno nella stazione di Amritsar, ci si ritrova davanti un autobus gratuito che porta fino al tempio. Dopo 4 mesi in India già questo ci è bastato per rimanere a bocca aperta. Dove sono tutti gli autisti di autorickshaw che ripetono insistentemente "Helo Sir, tuk tuk???".
In realtà erano semplicemente appostati dall'altro lato della strada, ma vedere quell'autobus gratis ci ha fatto capire subito che ad Amritsar c'era qualcosa di diverso! E, infatti, arrivati al tempio ne abbiamo avuto conferma. Guidati da una folla tra cui spuntavano uomini con in testa turbanti blu alti ameno 50 cm e in mano lunghe lance (anche mentre lo scriviamo ci sembra assurdo!) entriamo in un enorme edificio dalle pareti bianche. Ci basta annotare i nostri nomi su un librone dalle pagine ingiallite e, in men che non si dica, ci viene assegnato un letto in cui stare gratuitamente. Autobus e posti per dormire gratis per fedeli e visitatori, sembra il paese dei balocchi!

Ma non è finita qui perché la parte migliore dovevamo ancora vederla. Lasciamo tutte le nostre cose al dormitorio, scarpe comprese. Scalzi e con una sciarpa a coprire la testa, ci dirigiamo verso l'entrata del tempio. E non possiamo far altro che rimanere estasiati di fronte a tutta quella bellezza. Un edificio completamente ricoperto d'oro risplende nel mezzo di un lago. Sembra davvero un luogo uscito da una fiaba.

Con le bocche spalancate, mentre in sottofondo risuona una cantilena che deve essere una preghiera, ci incamminiamo sul marmo bianco per percorre il perimetro del lago, in senso orario. Alcuni fedeli si immergono nelle acque gelide, altri semplicemente si siedono e pregano. Altri ancora sono intenti a pulire quei pavimenti di marmo bianco su cui camminiamo increduli. E poi c'è chi offre ciotole di acqua fresca e chi, in un enorme edificio di mattoni rossi, è intento a servire cibo. Eh sì, perché al tempio d'oro di Amritsar si può anche mangiare gratis. Ogni giorno circa 70.000 persone vengono in questa enorme mensa, prendono un vassoio e si siedono per terra una accanto all'altra. Qui mangiano un pasto semplice composto da un curry di lenticchie, dei chapati (l'equivalente del pane per gli indiani) e del riso dolce cotto nel latte. Tutto è preparato e servito da altri fedeli che per uno o più giorni lavorano come volontari. Ma la cosa più bella è che in quella sala, durante quel pasto, non ci sono differenze: uomini e donne, ricchi e poveri, indiani e stranieri, giovani e vecchi tutti sono seduti a consumare quel pasto come fossero un'unica grande famiglia.

Insomma, quei due signori con il turbante della prima foto e il loro complice, non solo non mi hanno rapito, ma mi hanno anche dato un letto e del delizioso cibo gratis. Ma la cosa più importante è che seduto con le gambe incrociate e quel vassoio d'acciaio pieno di cibo davanti, mi hanno fatto sentire parte di un'unica grande comunità in cui le differenze non contano. 

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