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Scritto Mercoledì 20 marzo 2019 alle 19:19

Lecco: Lario Reti Holding investe 1.2 milioni ed il depuratore torna a essere in regola. Scarichi nei parametri e meno odori

Formalmente ancora scarica a Lago senza autorizzazione - come avviene dalla revoca del 2010 - ma, oggi, il depuratore di Lecco, grazie agli interventi messi in campo da Lario Reti Holding investendo oltre un milione di euro per l'ammodernamento dell'impianto, è in regola: complessivamente, l'obiettivo di rientrare nei parametri di legge in materia di scarichi è stato infatti raggiunto.

Primo a destra il presidente Lelio Cavallier

La planimetria dell'impianto

E' quanto è stato comunicato dal Presidente Lelio Cavallier ai consiglieri comunali che, nel pomeriggio odierno, hanno visitato il sito di via Bruno Buozzi, alla presenza anche del sindaco Virginio Brivio in persona e degli assessore Alessio Dossi (Ambiente) e Lorenzo Goretti (Bilancio). Scopo della commissione organizzata in loco era infatti ragguagliare i rappresentanti di maggioranza e opposizione sullo stato dei lavori promossi negli anni per "mettere una pezza su una gomma abbastanza vetusta", per utilizzare l'espressione scelta dallo stesso Cavallier, pronto a fare da Cicerone - affiancato dal responsabile della direzione ingegneria Maurizio Murari e dal numero uno della divisione conduzioni Roberto Gnecchi - per gli "ospiti". Costruito negli anni '70, l'impianto - che raccoglie i reflui di Lecco senza separazione tra bianche e nere, motivo per il quale, nelle giornate di pioggia la struttura, sottodimensionata, lavora "sotto stress" - è stato oggetto di interventi di aggiornamento e revamping attuati a partire dal 2006 che lo rendono ora più performante, nell'attesa venga individuata una nuova area per la creazione di un nuovo depuratore con caratteristiche ad hoc per una città nel tempo cresciuta.

A destra l'ing. Maurizio Murari

In seconda fila, tra i consiglieri Colombo e Rosci, il sindaco Brivio e l'assessore Dossi

Sul punto, il primo cittadino ha ricordato come la procedura per la raccolta di dimostrazioni di interesse non ha fatto emergere proposte ma, allo stesso tempo, sono comunque in atto interlocuzioni anche con privati, venendo avanti l'ipotesi di immaginare, qualora non si trovi uno spazio di dimensioni adatte, di "splittare" la lavorazione su due sedi - anche tra loro non attigue - spostando dunque alcune fasi del processo fuori dal sito attuale. In caso comunque di dismissione dell'impianto esistente, il 100% delle opere impiantistiche di recente realizzazione saranno riutilizzabili, è stato puntualizzato, evidenziando dunque come in questo senso le risorse spese fino ad oggi non siano state sprecate. Tra l'altro, alcuni interventi, di affinamento, sono ancora da portare a termine, con ultimazione del pacchetto prefigurato entro la fine del 2019, arrivando così ad abbassare ulteriormente sotto soglia i valori di scarico già oggi portati sul filo dell'asticella, come detto dal Presidente.

I nuovi soffianti per le vasche di ossidazione

A partire dall'estate, quindi, verranno potenziate le pompe di sollevamento dei liquami, all'interno del primo step del trattamento subito dai reflui all'interno del depuratore lecchese. Saranno, nel dettaglio, introdotti nuovi modelli in grado di regolarsi in base alla portata in ingresso, così da gestire meglio i carichi di pioggia. Saranno inoltre realizzate nuove parti impiantistiche per consentire la grigliatura fine delle acque di piena che non è possibile accogliere all'interno dell'impianto. Si è già "messo mano", invece, alle successive fasi di lavorazione, centrando anche un secondo obiettivo prefissato: l'abbattimento delle emissioni odorifere, con la riduzione dunque dei disagi arrecati alla cittadinanza. Nello specifico è stata introdotta la denitrificazione (che prima non c'era), quale primo trattamento biologico a cui sono sottoposti i reflui. Nel 2018 poi è stato avviato l'aggiornamento del comparto di ossigenazione - lo step successivo, necessario nella fase di nitrificazione per favorire l'azione di degradazione della frazione organica da parte dei batteri e l'abbattimento delle cariche inquinanti - con l'installazione di nuovi sistemi in sostituzione delle vecchie spazzole.

La riconversione delle vasche di digestione dei fanghi in comporta denitrificazione avvenuta nel 2018

Ancora prima temporalmente, tra il 2016 e il 2017, come illustrato dall'ingegner Murari, Lario Reti Holding aveva investito sulla disidatrazione dei fanghi, prodotti all'esito del processo di lavorazione. Con i macchinari di vecchia generazione il depuratore di Lecco produceva, ogni anno, 5.400 tonnellate di fango al 13/15% di secco (con oltre l'85% di acqua). Grazie alle nuove centrifughe, si è ridotta la produzione a 3.400 tonnellate al 22/24% di secco. Calcolando un costo di smaltimento pari a circa 100euro/tonnellata, la riduzione ha portato ad un risparmio annuo di circa 200.000 euro, a fronte di una spesa di poco inferiore ai 350.000 euro. Infine, sempre per cercare di limitare il tanfo, rispettando la normativa sulle emissioni in atmosfera, sono stati installati pannelli di copertura nelle zone più critiche del depuratore, installando poi i necessari aspiratori ed un biofiltro con ostriche e conchiglie per il trattamento e la deodorizzazione dell'aria.

Il nuovo biofiltro

Migliorata la situazione a Lecco - dove si era in situazione di pre-infrazione - ed in attesa della soluzione definitiva per la città, Lario Reti ha già dato incarico a due professori del Politecnico di studiare una possibile razionalizzazione dei depuratori sparsi in tutta la provincia (una trentina) per arrivare ad avere meno impianti ma più funzionali, nel rispetto dell'ambiente e con attenzione chiaramente rivolta anche alla spesa e, non da ultimo, alle esigenze della cittadinanza.
A.M.
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