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Scritto Giovedì 21 marzo 2019 alle 16:27

Complessità dell’identità umana e filosofia in reparto: un assaggio del primo libro di Magda Fontanella. Il 5 la presentazione

L'autrice Magda Fontanella
Umanità, universalità, ma anche capacità di meravigliarsi e ricerca della verità. Sono queste alcune delle tanto fragili quanto profonde questioni intrecciate tra le righe del primo libro pubblicato dalla filosofa e bioeticista degli Istituti Airoldi e Muzzi di Lecco, Magda Fontanella. Fin dalla laurea specialistica in filosofia della persona e bioetica - conseguita nel 2010 presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi dal titolo "Il concetto di uomo nell'era della tecnologia" - la vita dell'autrice ha sempre assaporato quel mondo e tutte quelle "domande oziose ancorché vaghe, sovente rimandate all'esercizio della speculazione filosofica, eppure decisive allorquando la vita personale incontra una condizione di fragilità".
La possibilità di mettere nero su bianco tali questioni esistenziali è però diventata realtà grazie al successivo Dottorato di ricerca in Persona, sviluppo, apprendimento, prospettive epistemologiche, teoriche ed applicative, al termine del quale la dottoressa Fontanella presentò la propria tesi incentrata su "L'identità umana come sistema complesso. Da Edgar Morin alla filosofia in reparto". Ancora non poteva sapere che - cinque anni dopo, complice il fortuito incontro con la Casa Editrice sarda Documenta - quello sarebbe diventato il titolo del suo volume d'esordio: una raccolta di istantanee della complessa identità umana, approfondita tramite  un approccio teoretico capace di comprendere tutti gli aspetti che  caratterizzano la fragilità umana, dal trattamento del dolore fisico alla gestione della crisi esistenziale, dalla comunicazione di una diagnosi infausta alla sua accettazione, fino all'applicazione di una politica di assistenza sanitaria eticamente rispettosa della condizione umana. La prima parte del volume è infatti dedicata all'esplorazione di una prospettiva antropologica in grado di supportare una consulenza filosofica (proposta, invece, nella seconda parte) ed attenta all'unicità molteplice dell'essere umano.
"Avere l'occasione di conoscere le persone più svariate, anche solo per brevi tratti di tempo, ci dà modo di intraprendere viaggi verso terre inesplorate, come se davvero ogni essere umano, con la sua biografia e i suoi valori, fosse un intero universo" ha commentato proprio Magda riferendosi al proprio primogenito letterario e sottolineando altresì "la gratitudine per gli incontri che la vita ci riserva e lo stupore per la meraviglia che siamo".
A darne un primo assaggio ai nostri lettori è proprio l'autrice che - in attesa della presentazione ufficiale del suo masterpiece , prevista per il 5 aprile alle ore 17.30 presso l'IRAM di Lecco - ha risposto ad alcune domande riguardanti la propria opera:

La copertina del volume
Quando e come è nata l'idea di questo libro?
L'idea di questo libro nasce dal fortunatissimo e preziosissimo incontro con la Casa Editrice sarda Documenta, che mi ha proposto di pubblicare la mia tesi di dottorato. Il libro è tratto da quest'ultima.

Immaginiamo sia il primo libro che lei pubblica, ma è anche il primo che ha iniziato a scrivere o in passato si è cimentata in qualcosa di simile?
È il primo libro che pubblico ma scrivere mi è sempre piaciuto, è da quando avevo otto anni che tengo dei taccuini che riempio di riflessioni, frasi e, in passato, ho scritto anche poesie e un racconto.

Chi l'ha ispirata di più lungo questo percorso?
La fonte della mia ispirazione penso sia sempre stata la filosofia, anche quando non sapevo cosa fosse: lo sguardo filosofico sulla realtà, cioè il meravigliarsi e il farsi domande per andare a fondo nelle questioni, la passione per la ricerca della verità, tutto questo è ciò che mi ispira ogni giorno.

Quanto ha influito la sua professione all'IRAM nella creazione del libro?
Molto, anche se poi solo nella seconda parte del libro ne scrivo esplicitamente. Il vivere la professione di filosofa è possibile grazie alla fiducia che per primi nel 2011 gli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi mi hanno dato, credendo nel progetto del fare filosofia in reparto. Per me è un'esperienza umana ancor prima che professionale: si tratta di incontri con l'altro, ancor prima che di colloqui, consulenze o formazione.

Quanto è significativo il tema del dolore - fisico ed emotivo - all'interno del volume?
In realtà nel libro non ne parlo molto, ciò che lo anima è la ricerca del chi siamo, ma le domande sul senso della sofferenza sono ciò che soggiace ad ogni mia riflessione, perché il dolore, in ogni sua forma, fa parte dell'esperienza umana in modo trasversale rispetto ad ogni età, ceto sociale, professione e cultura d'appartenenza. Tutti nella vita si interrogano sul senso, in special modo quando qualcosa o qualcuno ci scombussola i piani e i valori ai quali ci appellavamo magari non funzionano più e si è costretti a chiedersi chi siamo, dove andiamo e che scopo ha la nostra vita. 

Perché ha deciso di ispirarsi proprio al filosofo Edgar Morin?
Perché mi ha dato modo di parlare dell'essere umano come una meravigliosa complessità, irriducibile ad ogni sua singola parte, intercettando anche la peculiarità della professione di filosofa che è, nel nostro tempo (sarebbe stato diverso all'epoca della maieutica di Socrate), un tracciare il cammino mentre lo si compie (espressione cara a Morin), poiché è una professionalità tutta da riscoprire.

Qualcuno dei suoi "pazienti" nello specifico le è stato di ispirazione?
In realtà ognuno a suo modo e ogni membro dell'equipe sanitaria che di loro si occupa. La condizione misteriosa di vivere con un corpo, che non riesce ad essere responsivo nei confronti dell'ambiente circostante, desta da una parte stupore dall'altra terrore. I pazienti con questo tipo di cerebro-lesione ci fanno capire ancora di più quanto misteriosa sia la mente umana, capace di sopravvivere ai più gravi danni cerebrali. Dunque, i silenzi e i gesti attenti e minuziosi che caratterizzano i ritmi del prendersi cura delle persone in stato vegetativo sono densi di significato e sono la mia ispirazione.

Chi è stata (o sarà) la prima persona a cui ha fatto leggere (o farà leggere) il libro? E perché proprio a quella persona?
In realtà le prime persone che lo hanno letto sono coloro che lavorano per la casa editrice che pubblica il testo e sono loro ad aver dato fiducia a quanto ho scritto e gliene sono molto grata. 

Pensa che questo libro, oltre a servire ai lettori, sia servito anche a lei a livello personale? Se sì, come?
Sicuramente, mi ha aiutato a cogliere punti di forza e limiti della strada che intendo percorrere, ma anche a credere in me e a constatare che sacrifici e battaglie vengono ripagati, magari non nei modi e con i tempi che ci prefiggiamo, ma concedendo fiducia alla vita.

Infine, quali sono i suoi progetti futuri, letterari e non?
Continuare a fare filosofia nelle forme che la vita vorrà.    
F.A.
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