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Scritto Giovedì 28 marzo 2019 alle 22:05

Bastava già con la porta aperta. E' un gioco, credevo

Cara Leccoonline
Basta già con la porta aperta.
C’è una cella vera da ieri nel cortile del Comune.
E’ un esperimento, una provocazione, un esercizio. E’ anche una domanda.
E’ un progetto di Caritas con Comune e altre realtà che si propone come un percorso esperienziale che possa facilitare a riflettere sulle condizioni carcerarie.
Il mio è un invito ad andarci in questi giorni.
E’ un impegno importante ed encomiabile, anche perché sorretto nella comunicazione e spiegazioni, da molti volti giovani di studentesse e operatori del sociale.
E’ un gioco, credevo.
L’iter che ti invitano a seguire che riproduce l’ingresso in carcere: gli effetti personali, le foto segnaletiche, l’attesa, le impronte. Sembra ancora tutto un gioco. La tua testa sa, ti dice che è un gioco, 5 minuti e esci.
Poi entri nella cella con altre 5 persone (il numero normale di occupanti in un carcere vero) e basta il primo passo oltre la soglia. Cambia tutto e cambi.
5 minuti di permanenza e non sai come muoverti, dove muoverti, se muoverti, anche il semplice colpo sulla porta di una studentessa che fa la guardia ti spaventa e irrita. Ti irrita e spaventa.
Poi esci, vedi cartelloni con i dati, tra gli altri, del numero delle persone carcerate, di quanto è il sovraffollamento (il 129%, 14000 persone), del livello di recidiva per i detenuti che sono stati in carcere al posto che dentro pene alternative, pensi che il rapporto Guardia/Detenuto, è sempre una relazione inequale, dentro un rapporto di potere e non puoi più far a meno di sapere che certezza della pena non del carcere è il futuro per restare umani.
Che l’obiettivo civile, prioritario, culturale e di dignità è quello di togliere i detenuti dal carcere.
Sei spettatore e protagonista di un’esperienza che ti inchioda alla tua iniziale totale, paralizzante impotenza, tanto è impari la lotta tra quello che credevi e quello che è.
Così nascono gli unici due anticorpi possibili. Quelli dell’abitudine e se sei cinico, del menefreghismo e quelli che ti fanno ricordare della centralità della persona, che all'interno del carcere prima di tutto ci sono essere umani.
E non puoi che comportati di conseguenza.
Se andiamo in questi giorni nel Cortile del Comune non potremo più essere menefreghisti.
Questo tipo di condizione non poteva che essere denunciata efficacemente così, grazie a quei pazzi degli studenti e della Caritas che hanno ideato un metodo come questo.
Forse ci vogliono proprio dei pazzi per afferrare la logica pazzesca del carcere.
E farti sorgere domande.
Paolo Trezzi
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