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Scritto Domenica 31 marzo 2019 alle 12:17

La famiglia Badoni

Spettabile Redazione, Caro Direttore,
inutile girare intorno all’Uomo senza riconoscere a 360 gradi il suo indiscusso valore, come quello di altri illuminati imprenditori del suo tempo: fu veramente un grande, soprattutto come uomo responsabile portatore di DOVERI.
Innanzitutto, desidero ricordare che anche ANTONIO BADONI fa parte della nostra storia locale, non solo di U.N.U.C.I., fin da quando il compianto emerito Ten. Col. Ruggero Grassi propose - e l’assemblea dei soci approvò - l’intitolazione della nostra sezione al S.T.V. ing. Antonio BADONI M.A.V.M. “alla memoria”, nel lontano 1954.
Inoltre, a proposito della Famiglia BADONI e del suo grande GRB, l’altra sera all’inaugurazione del Museo la sala era gremita di tante persone riconoscenti a quel periodo storico industriale della nostra città: erano ex dipendenti, parenti, amici e conoscenti. Io, per esempio, ho accompagnato mia moglie, anche in ricordo di mio suocero Mario Guardigli, impiegato dell’ufficio tecnico per un quarantennio.
Si è parlato di tutto, del perché GRB fu un grande e fece molto, anzi moltissimo non solo per la città e il territorio, dimenticando un particolare, almeno per me significativo, che esalta la sua figura di capo famiglia: il figlio Caduto in guerra, l’unico maschio, il S.T.V. ing. Antonio. Era il 1943, io frequentavo la 4° elementare alla Scuole Damiano Chiesa. Allora, Badoni lo ricordavo per il ponte in ferro sul fiume Po, che due, tre volte l’anno attraversavo per andare a Parma da mia nonna.
Però ricordo bene, anche se sono memorie infantili, che la gente, il popolo fu colpito da quella triste notizia di morte, perché anche il figlio del “padrone”, come molti altri giovani della città, era caduto in guerra lasciando la famiglia nel dolore. In quei tempi, il concetto di dovere era dominante, era sentito a tutti i livelli. Anche gli appartenenti alle grandi famiglie, non solo lecchesi e del territorio, erano al fronte: terra, acqua e aria. Ricordo che anche l’Avvocato, il “rampollo” rappresentante della prima famiglia italiana, era al fronte in Africa come un combattente qualsiasi, e quando cade una granata non guarda in faccia al casato. Mi fermo qui, ma non posso fare a meno di chiedere: con i concetti “etici” attuali, Antonio non sarebbe caduto in guerra e concludo: una volta si comandava ed educava con l’esempio, che non veniva solo dall’alto, mentre oggi…
Ecco perché GRB, almeno per me, fu un Grande non solo come imprenditore.
Sempre a disposizione.
Giovanni Bartolozzi
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