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Scritto Venerdì 12 aprile 2019 alle 08:13

Monte Marenzo: RFI investe oltre 3 milioni per la messa in sicurezza del Monte Bisone, nuove reti allarmate

RFI torna ad investire per la protezione del tratto di linea ferroviaria esposto sotto la costiera del Monte Bisone (circa quattro chilometri tra Monte Marenzo e Cisano Bergamasco), con un impegno economico che supera i tre milioni di euro. Come annunciato nella serata di ieri, giovedì 11 aprile, ai residenti della frazione Levata – colpita da una frana di enormi massi nel maggio 2013 che aveva costretto più di 120 persone a lasciare momentaneamente le proprie case – tra giugno e dicembre 2019 saranno infatti installate nuove reti allarmate a protezione dei binari, costituite da fili elettrici a bassa tensione che, in caso di rottura per il crollo di materiale dalla parete rocciosa sovrastante, possono inviare un segnale in grado di interrompere immediatamente la circolazione dei treni.

Michele Formica e il dr. Franco Rossi di RFI

I cittadini intervenuti a Levata. In prima fila il sindaco di Monte Marenzo Paola Colombo

Si tratta, dunque, di un’opera di difesa “passiva”, strutturalmente progettata non per trattenere gli eventuali massi in caduta, ma piuttosto per far scattare un’allerta nelle stazioni interessate. Sempre nei prossimi sei mesi, sarà predisposta e firmata una convenzione tra RFI e il Comune di Monte Marenzo per la manutenzione (con ripartizione delle spese) delle opere di difesa dei fabbricati a valle e della stessa linea ferroviaria, ovvero le tre barriere paramassi da 3.000 KJ – che rispettano i più recenti standard in materia di sicurezza – e quella da 2.000 KJ (di “potenza” minore) comprensiva di un innovativo sistema di monitoraggio, attualmente in fase di taratura.
“Quest’ultimo è alla prima applicazione in Italia” hanno sottolineato il dr. Franco Rossi e Michele Formica, professionisti di RFI intervenuti all’assemblea pubblica di ieri sera a Levata. “Si tratta di una serie di centraline progettate per inviare continuamente dati ad un apposito sito internet, dove è possibile verificare in tempo reale lo stato della barriera protettiva ed eventuali situazioni anomale nell’ottica di una “mitigazione del rischio”, più che di una “messa in sicurezza” della linea. Se i risultati di tale sistema si riveleranno in linea con le nostre attese, provvederemo ad installarlo progressivamente anche su tutte le barriere di ultima concezione, quelle da 3.000 KJ”.

Un esempio di reti allarmate installate lungo un’altra linea ferroviaria

L’investimento da tre milioni di euro di RFI comprende anche una serie di interventi distribuiti nel triennio 2020-22, consistenti nell’integrazione, nella manutenzione o nella sostituzione delle attuali opere di difesa con altre di nuova generazione: la situazione prevista a regime è quella di una protezione totale con barriere da 3.000 KJ certificate e monitorate di continuo.
Dal 2015 ad oggi, l’impresa pubblica ha messo sul piatto più di un milione e mezzo di euro per la linea sotto il Monte Bisone, dove a seguito dell’evento franoso del 2013 era subito intervenuto il Comune per la realizzazione di una barriera paramassi, poi integrata nei due anni successivi con un’analoga opera in prosecuzione verso nord, in modo da proteggere l’intero tratto con i fabbricati a valle.

Ancora, tra il 2015 e il 2016 RFI lavorò in autonomia per completare con nuove strutture ad alta capacità tutta la zona compresa fra il torrente Bisone a sud e la stradina dell’acquedotto nella direzione contraria, procedendo in parallelo alla manutenzione delle vecchie barriere risalenti agli anni ’80 della sola fila inferiore, con la sostituzione di funi e pannelli, verniciature e pulizie varie; lo scorso anno, infine, si è passati a quella superiore, dove le protezioni più datate sono state rimosse con l’ausilio di un elicottero nell’ottica di un recupero ambientale dell’area.
B.P.
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