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Scritto Venerdì 12 aprile 2019 alle 11:52

Olimpiadi invernali e infrastrutture lecchesi

Figuriamoci se non mi iscrivo nel popolo di chi tifa per le Olimpiadi invernali del 2026 a Cortina-Milano e Valtellina. Non parlo in questo spazio del valore sportivo dell’evento (qui la parola “evento” ci sta bene, visto che è spesso abusato). Né degli altri aspetti economici, culturali e soprattutto turistici di un appuntamento “globale”.
Da sempre l’allestimento e l’organizzazione di una manifestazione di questa portata trascina con sé sviluppo, ricognizione dei territori e massima vigilanza per arginare, purtroppo, i furbetti o i furboni pronti a speculare. Non dimentico anche certi interventi mastodontici che, quando cala il sipario, consegnano metri cubi e più di macerie.
Ma c’è un tema che ci riguarda da vicino e sul quale non posso tacere. Mi riferisco al ruolo non solo geografico di Lecco e alle palesi esigenze che la nostra città ed i comuni del territorio denunciano con puntualità e crescente diffidenza verso le istituzioni. Mi riferisco al dibattito in corso sulle opere in cantiere, sui potenziamenti di strutture ed infrastrutture e mi accorgo che Lecco ed i suoi collegamenti non riescono a trovare neppure un’evidenza marginale. E lo dico perché nell’enfasi data la scorsa settimana alla visita dei vertici CIO per le verifiche pre-assegnazione eventuale, non è stato minimamente toccato dai nostri vertici nazionali, regionali e dei comuni.
Un brevissimo excursus che attinge al passato: l’attraversamento di Lecco fu chiamato così per indicare che Lecco doveva e voleva essere “attraversata” e non superata, come qualcuno intendeva chiamarla ai livelli nazionali “superamento della città”.
Io credo che debba ri-nascere una seria lobby di esponenti politici, trasversale, che in Provincia, in Regione ed in Parlamento metta sul tavolo la questione lecchese;  basta ricordare la riqualificazione della S.S. 36 da Giussano a Colico, la nuova Lecco-Bergamo da realizzare (con lo sbocco aeroportuale di Orio al Serio, terzo in Italia per flussi ed il più ampio collegamento con il sistema autostradale) ed ancora, la riqualificazione del tratto ferroviario da Lecco a Tirano e una navigazione sul ramo lecchese del Lario degna di questo nome! Tutte opere, peraltro, quasi a consumo di suolo zero, che rigenerano quanto esiste. Sono, a ben guardare, gli stessi temi sollecitati opportunamente dagli imprenditori e dagli operatori in genere.
Cosa c’è di più nobile di un impegno istituzionale che ti conduce a risolvere problemi concreti della vita vera? E non certo per passare alla storia, ma per lasciare una traccia lusinghiera nella propria biografia politica!
Virginio Brivio, sindaco di Lecco
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