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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 13:44

I sacerdoti scrivono al sindaco Ghezzi: 'annulli il regolamento e si riparta dal confronto'

Il Vicario mons. Angelo Riva
"Ma voi preti non dite niente?" Sono tante le sollecitazioni di questo tenore arrivate ai sacerdoti della Val San Martino nel pieno della bufera mediatica che ha investito, con un ciclone anche politico, Calolzio a seguito dell'approvazione - lunedì sera in consiglio, con i soli voti favorevoli dei gruppi di maggioranza - del contestato "Regolamento comunale per le strutture di accoglimento per migranti".
Alle volte il silenzio è però riflessione e approfondimento. Come in questo caso.
"Noi preti ci siamo trovati e io, come Vicario, ho chiesto poi al sindaco Marco Ghezzi di avere il testo, per non farci trascinare dal tam-tam e dunque dal sentito dire. Abbiamo fatto le nostre considerazioni e siamo arrivati a condividere una lettera che quest'oggi ho consegnato personalmente al sindaco di Calolzio" spiega monsignor Angelo Riva, a nome dei "colleghi". "Come sacerdoti abbiamo espresso la nostra disapprovazione. Le premesse erano anche di buon senso ma poi tutto crolla nel contenuto degli articoli 2 e 3" prosegue il Vicario, facendo esplicito riferimento ai passaggi attraverso i quali vengono individuate le "zone rosse" con i divieto assoluto di aprire centri di accoglienza in un raggio di 150 metri da luoghi sensibili come stazione e scuole e le "zone blu" con la necessità di richiedere uno specifico nulla osta per avviare strutture per migranti a breve distanza dalla biblioteca e dagli oratori. "Abbiamo chiesto l'annullamento del documento" ha aggiunto altresì don Angelo, andando però oltre. Senza infatti "voler fare guerre o crociate", i parroci e i loro collaboratori chiedono all'amministrazione, alle associazioni e alla società civile in generale di intavolare una serio confronto sul tema dell'immigrazione e del "diverso", partendo però da un'analisi introspettiva. "Siamo consapevoli di alcuni problemi calolziesi ma non si può fare degli stranieri il capro espiatorio. Sono questioni che riguardano anche noi e i nostri ragazzi. Senza dimenticare che ci sono ricchezze in noi ma anche il loro. Nonostante i nostri limiti di preti, cerchiamo di essere al fianco degli ultimi, dei più emarginati. Siamo impegnati da tempo in questo ambito e volevamo e vogliamo ancora essere coinvolti nel dialogo che intessa i migranti e le nostre comunità" ha argomentato il sacerdote, con il pensiero dei membri del vicariato sintetizzato in un passaggio di un articolo comparso dell'Eco di Bergamo, espressione della Curia orobica, sottoscritto in toto: "la soluzione passa per una integrazione senza pregiudizi e senza strumentalizzazioni propagandistiche, organizzata, flessibile, capace di sfruttare al meglio le potenzialità dei richiedenti asilo, nel pieno rispetto della popolazione locale in modo da favorire il più possibile il dialogo e la cooperazione".
In un momento in cui a Calolzio sembra regnare un clima di divisione e spaccatura, i don cercano dunque di ricucire la comunità, proponendo di lavorare in maniera coesa, per il bene - davvero - di tutti.

A.M.
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