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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 17:18

Calolzio: la sdrucciolevole e pericolosa via amministrativa all’apartheid

Sandro Magni
Quando un Sindaco, di qualsiasi appartenenza sia, dice che non vuole  raggiungere un certo effetto, quando il suo obiettivo dichiarato è un altro, se non vuole coprirsi di ridicolo ulteriormente, quando tutti, ma proprio tutti, ad eccezione della più servile delle claque, “vedono” altro dovrebbe tirare le conclusioni. Ritirare il provvedimento e se proprio è specchiatissimo, andarsene. Ovviamente in quest’ultimo caso il provvedimento deve avere una certa importanza. Lascio al lettore decidere nel caso. Quello che è successo a Calolzio non è come dice l'ex-Sindaco di Calolziocorte Arrigoni una fake; è semplicemente l’annuncio impossibile, per via amministrativa, dell’apartheid, ovvero di una situazione permanente di separazione di una parte della popolazione dall’altra. Io non grido al fascismo, ma all’apartheid sì!
Contro questo provvedimento ci sono ancora  le leggi e la stessa Costituzione oltre che i Tribunali preposti. L’art. 3 comma 1 della nostra Costituzione recita solennemente che la nostra Repubblica è contro ogni “discriminazione” anche solo formale della legge. Non basta una città che discrimina in modo sostanziale tra chi ha potere d’acquisto e chi meno. No! Non basta! Per esempio quando fa e applica i suoi Piani di Governo del Territorio. Se tutto ciò non basta, e non si possono cancellare o azzerare certe fasce della popolazione, allora ci vuole anche una norma amministrativa che faccia strame di un semplice principio che non è né socialista né comunista né cattolico, ma la base di ogni società “liberale”: ovvero la violazione del principio formale di libertà , dentro uno Stato in cui la componente liberale è costituente e costitutiva.   
Alessandro Magni
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