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Scritto Lunedì 15 aprile 2019 alle 09:20

Lecco perduta/161: la statua del Cristo morto di Laorca per la Settimana Santa

Una statua che rappresenta, in misure naturali, il Cristo morto si può venerare presso l’altare laterale della Madonna, nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo in quartiere Laorca. E’ stata donata nel 1935 alla comunità dall’allora fiorentissima Confraternita del Santissimo Sacramento, i “sancarlini” che accompagnavano le processioni più solenni nella storica uniforme con veste bianca e mantellina rossa.


La statua, in dimensioni naturali, di Cristo morto di Laorca

Per decenni, sino al 1968/70 circa, la statua era portata in processione la sera del Venerdì Santo da Malavedo (Sant’Antonio) a Laorca (parrocchiale), accompagnata dal canto del “De Profundis”. Nel 1989 il Cristo morto venne fatto uscire dal sepolcro della dimenticanza per tornare in processione. La cronaca di quel periodo registra: “Prima i fedeli hanno svolto la Via Crucis serale da Malavedo (Sant’Antonio) a Laorca (parrocchiale); poi si è formata una nuova processione che in silenzio, lungo Via Settala, ha raggiunto la chiesetta del cimitero, detta di “San Giovanni ai Morti”. Il simulacro, portato a spalla da giovani, venne deposto nella chiesetta ed esposto alla devozione dei fedeli; rimase sino alla sera del Sabato Santo, all’inizio della veglia di Resurrezione per la Pasqua”.
La processione con il Cristo morto si è sicuramente ripetuta sino al 1993, quando sempre la stampa locale, riferendo delle cerimonie più caratteristiche e sentite della Settimana Santa, scriveva che “uno dei momenti più suggestivi è stata la deposizione della statua di Cristo morto nella chiesa del cimitero alle grotte di Laorca. La processione è salita lungo le cappelle della Via Crucis, che vedono le quindici “fermate” dipinte dal pittore lecchese nativo di Laorca Paulo (Paolo Gerosa), pronipote di quel Giuseppe Gerosa che volle la Via Crucis precedente, opera di Luigi Tagliaferri, valsassinese di Pagnona, risalente al 1919”. La cronaca riferiva anche che la processione con la statua del Cristo morto concludeva la “Quaresima di fraternità”, articolata sul salvadanaio della solidarietà e sull’iniziativa “Pugno di riso per l’asilo di Mocambo”, fondato dal compianto padre Augusto Gianola, di Malavedo, che da sacerdote diocesano milanese era entrato nelle file dei missionari del Pime ed aveva operato nell’Amazzonia brasiliana, fra gli Indios più sperduti e dimenticati.
A.B.
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