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Scritto Mercoledì 03 dicembre 2014 alle 07:38

Acqua: la maggioranza di Lario Reti propone la proroga dell’affidamento a Idroservice per un anno. Ma è possibile  anche solo prendere in esame una soluzione tanto rappezzata?

E’ ai confini della credibilità; eppure la circostanza è vera, messa su carta ufficiale: all’assemblea dell’Ato il direttivo a maggioranza lecchese – probabilmente, anzi quasi certamente contro il parere dei membri di Merate e Oggiono, i due sindaci – proporrà di rinnovare per un altro anno l’affidamento del servizio idrico integrato a Idroservice srl, senza che questa società esca dal controllo di Lario Reti. Al di là di evidenti motivi economici – i dividendi di LRH frutto anche degli utili prodotti da Idroservice – Virginio Brivio, sindaco di Lecco, robbiatese di nascita, riconosciuto come persona accorta e capace, deve avere gravi motivi per arrivare a sfidare la legge in una maniera tanto sfacciata. La normativa nazionale, le direttive europee, la delibera tuttora in vigore del Consiglio provinciale, dicono che l’acqua deve essere gestita da una società controllata da Enti locali, nella fattispecie dai comuni soci e non da una Spa che pur essendo detenuta da comuni non è per definizione un ente locale. E poi stavolta sul tavolo c’è una proposta concreta: l’ha formulata Merate grazie al lavoro di un pool di professionisti di assoluta qualità e competenza. Può essere rielaborata, emendata, migliorata, purché resti l’architrave che è il rispetto della Legge. Ma la pervicacia con cui la manciata di comuni lecchesi che controlla Lario Reti, mostra nell’andare avanti fuori legge, disattendendo normative nazionali e deliberazioni provinciali – con tutti i rischi del caso visto che la Corte dei Conti ormai è in campo – fa pensare che dietro ci sia qualcosa in più di un pur importante dividendo. Dividendo che dovrebbe tra l’altro fare aprire gli occhi – finalmente – ai comuni meratesi, casatesi e oggionesi che di Lario Reti hanno briciole e, pertanto, ottengono dividendi da elemosina. Il partito democratico, solitamente ciarliero soprattutto di questi tempi che sembra essere l’unico autenticamente organizzato, a parte la Lega Nord, perché non prende posizione netta dicendo chiaramente per quali ragioni  i suoi uomini di punta sono disposti a infrangere la Legge? Ce lo spieghi il segretario provinciale Fausto Crimella, con parole semplici, che tutti noi possiamo comprendere. Perché non rispettare la legge, fondere Idrolario in Idroservice, o viceversa, azzerare le partite incrociate,  ottemperare al disposto legislativo sul controllo analogo e redistribuire le quote in funzione dei numero di abitanti dei comuni soci? Ci spieghi perché un’operazione tanto semplice – nelle aziende private, soprattutto di questi tempi si accorciano le filiere societarie con le fusioni per incorporazioni -  viene bocciata mentre si continua con la proroga di un affidamento che già all’origine era inspiegabile ma ora è del tutto illegittimo. Davvero non comprendiamo questa riluttanza a adeguarsi alla Legge a meno che, ripetiamo, dietro non ci sia qualcosa di grosso attorno al quale i vertici del PD stanno giocando una rischiosa ma inevitabile partita. Ormai anche ampi spezzoni della sinistra – a partire dal gruppo consiliare di Merate – hanno sostenuto la tesi del controllo analogo. Proporre la proroga di un anno è un non senso anche economico: Idroservice ha corrisposto dividendi a Lario reti ma non ha fatto investimenti e questo è gravissimo. Le conseguenze le subiscono tutti i comuni soci mentre a pochi fortunati finiscono gli utili. Una società che deve gestire il ciclo idrico integrato, che significa chilometri di tubature le cui perdite sono copiose, tronchi fognari da potenziare, impianti di depurazione da realizzare, ha bisogno di una struttura dirigenziale solida e di un orizzonte temporale di venti o trent’anni per pianificare centinaia di milioni di investimenti. Di tempo se n’è già perso troppo in giochini di sotto potere. Un altro anno sarebbe una follia. Ma se la sente davvero Virginio Brivio di andare in assemblea e proporre una soluzione tanto squallida?
Claudio Brambilla
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