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Scritto Lunedì 26 gennaio 2015 alle 18:00

Acqua: guida ragionata sull’ampia relazione della Corte dei Conti in ordine alle modalità sin qui seguite per l’affidamento del servizio idrico

Alfredo Casaletto
Il Controllo analogo, questo sconosciuto. In tal modo potremmo intitolare la nota alla decisione della Corte dei Conti n. 19/2015 pubblicata, mediante deposito in segreteria, il 25 gennaio u.s. Va, preliminarmente, segnalato che la Corte dei Conti Lombardia censura il comportamento della maggioranza degli enti soci rispetto all'ingente esposizione debitoria maturata da Idrolario Srl nei confronti della LRH S.p.A. - holding attiva anche nella distribuzione di gas naturale, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella commercializzazione di gas metano ed energia elettrica - a causa dell'affidamento in outsourcing alla stessa holding, in spregio alle regole dell'evidenza pubblica sancite dal D.lgs. 163/2006 e s.m.i., dei servizi del ciclo attivo (lettura, fatturazione dei consumi, preventivazione e interfaccia con le utenze) e del ciclo passivo (distribuzione di acqua, raccolta dei reflui e la loro depurazione) del servizio idrico integrato provinciale. Il Giudice contabile afferma, infatti, che tale aspetto, oltre alla mancanza di un iniziale volano economico e finanziario per far fronte agli investimenti del piano triennale delle opere e al rimborso dei mutui ai comuni soci, all'estrema difficoltà di accesso al sistema del credito a medio e lungo periodo, stante la transitorietà dell'affidamento della gestione del servizio idrico, e il mancato incremento della tariffa idrica 2012 del servizio -  rimasta inalterata rispetto al 2011 per espressa volontà degli stessi soci - abbiano costituito la causa dell'enorme esposizione debitoria e dunque della sofferenza economica e finanziaria di Idrolario.

Sul punto, la Corte dei Conti non si esime dall'esaminare il farraginoso e confusionario iter di approvazione del bilancio d'esercizio 2012 di Idrolario Srl, finendo per asserire come lo stesso - nella seconda versione modificata secondo i dettami dell'Assemblea dei soci che lo approva con il parere contrario del CdA e del Collegio Sindacale il 2 agosto 2013 (con il voto contrario di Merate e degli altri enti soci "ribelli") con utile (fittizio) di € 141.402 - sia palesemente nullo.

La Corte, infatti, rifacendosi ai principi espressi dalla giurisprudenza sia dei Tribunali che della Cassazione, sostiene che l'Assemblea di una società di capitali non può deliberare modifiche al progetto di bilancio presentato dall'organo amministrativo ma, invero, debba semplicemente limitarsi ad approvare o meno lo stesso progetto di bilancio. In riferimento al caso di specie, sostiene il Giudice contabile, l'Assemblea di Idrolario ha modificato integralmente il progetto di bilancio del CdA che prevedeva una perdita netta (veritiera) di € 2.537.958,00 portandolo in utile con un'operazione totalmente inammissibile, ovvero iscrivendo maggiori ricavi inesistenti per € 2.581.134,00 derivanti dall'aumento tariffario che sarebbe andato a regime, producendo maggiori ricavi veritieri, solo nel 2014 in conformità a quanto sostenuto dalla delibera della AEEG conosciuta dai medesimi soci.

Sul punto, la Corte è tranciante: l'Assemblea dei soci di Idrolario, appostando in bilancio profitti non realizzati alla data di chiusura dell'esercizio, ha violato patentemente i principi contabili di prudenza e veridicità sanciti dagli artt. 2423 e 2423 bis c.c. con la conseguente nullità del bilancio stesso.

La Corte dei Conti ritiene, quindi, che anche le vicende successive alla farraginosa approvazione del bilancio Idrolario siano state dettate, più che dai principi che dovrebbero reggere l'affidamento del S.I.I., da logiche del tutto avulse dal rispetto della legge in tale materia.

Il Giudice regionale contabile pone l'accento sull'assenza dei requisiti in capo a Idroservice Srl - spin off nato dalla "costola" del ramo idrico di LRH S.p.A. - la quale non ha i requisiti per ottenere l'affidamento diretto del S.I.I.; ciò per una serie diversa di considerazioni.

In primo luogo, difetta in capo ad Idroservice Srl - divenuta nel frattempo affidataria temporanea del servizio idrico - l'identità degli enti soci con quelli dell'ambito territoriale di riferimento provinciale. Difatti, Idroservice è unicamente partecipata da LRH che ne esercita il coordinamento e la direzione che è, a sua volta, partecipata anche da 17 comuni comaschi extra ambito con la conseguenza che l'affidamento del SII a Idroservice, per carenza di identità tra i soggetti partecipanti alla società e quelli dell'ATO di riferimento limitato ai soli comuni della provincia di Lecco, è illegittimo.

In secondo luogo, evidenzia la Corte dei Conti, analizzando il bilancio 2013 di Idroservice, sebbene la stessa abbia maturato crediti nei confronti di Idrolario per oltre 24 milioni di Euro - a fronte della cessione in suo favore dei cicli passivi ed attivi del servizio idrico da parte di LRH per gli anni 2010/2013 - abbia oggi un debito nei confronti della medesima holding di circa 8,2 milioni di Euro per aver beneficiato della cassa comune della Holding per far fronte alle necessità del S.I.I. Per la Corte dei Conti, tale ultimo aspetto appare dirimente: Idroservice è destinata a fare la fine di Idrolario.

La Corte dei Conti, poi, evidenzia l'assenza di controllo analogo da parte degli enti soci della società Idroservice S.r.l.

Sostiene il Giudice contabile che, a prescindere dalle forme di controllo analogo sia esso diretto o indiretto - anche se è da prediligere quello diretto perché più consono agli attuali schemi normativi e giurisprudenziali - Idroservice oggi è società palesemente sottratta al controllo analogo - ovvero al potere di comando - degli enti soci. Gli strumenti statutari individuati, quali quelli di un comitato di coordinamento, non incidono sul potere di controllo dell'organismo societario ben saldo nelle mani dell'organo di vertice del socio partecipante, ovvero LRH S.p.A. Ne costituisce prova, secondo la Corte dei Conti, la mancata attuazione delle deliberazioni del consiglio provinciale dell'ottobre e del dicembre 2013 con le quali la Provincia di Lecco aveva programmato, anche attraverso l'ausilio dell'advisor tecnico, la fuoriuscita, entro la fatidica data del 30.6.2014, di Idroservice da LRH al fine di farla diventare società affidataria del servizio idrico direttamente partecipata dai comuni dell'ambito e soggetta al controllo analogo.

Sostiene la Corte che il principio del controllo analogo deve estrinsecarsi al momento della sottoscrizione della convenzione di affidamento del servizio idrico - circostanza che manca totalmente in riferimento al caso di specie - a nulla servendo le modifiche degli statuti delle società Idroservice e LRH rilevando le stesse come semplici operazioni di facciata.

Viene, inoltre, stigmatizzata la condotta degli enti soci i quali, come l'Arlecchino di Goldoni - servo di due padroni - da un parte hanno generato un'enorme debito nella Idrolario Srl in favore di LRH/Idroservice (stimato dal bilancio 2013 in € 41.489.860,00, di cui € 30.162.399,00 nei soli confronti di fornitori - leggasi LRH/Idroservice) e dall'altra tutelano la stessa Holding dalla quale ricevono, sebbene non in maniera proporzionale, dividendi per un ammontare di oltre 3,5 milioni per lo più assegnati al comune di Lecco e pochi comuni limitrofi.

In tale contesto, afferma il Giudice contabile, non v'è controllo analogo del S.I.I. con la conseguenza che tutto il percorso sinora compiuto dalla maggioranza degli enti soci - privi di adeguato potere di comando sulla gestione societaria del medesimo servizio - appare palesemente illegittimo, perché lesivo dei principi della libera concorrenza vigenti anche in tale ambito. Senza contare il fatto, afferma la Corte, che gli enti soci - soprattutto i comuni di piccole dimensioni - rinunciando al rimborso dei mutui per garantire il pagamento dei crediti di Idroservice manifestano, se ve ne sia ancora bisogno, l'assenza di qualsivoglia capacità di controllo nei confronti della società affidataria del servizio idrico, atteso che tale onere non è rinunciabile ed espone gli stessi comuni ad anticipazioni finanziarie assolutamente non compensabili e foriere di danno erariale.

Insomma, la Corte dei Conti dà tempo (60 giorni) alla Provincia e ai comuni lecchesi per ricondurre l'attuale sistema del servizio idrico integrato nell'alveo della legittimità - anche erariale - avvertendo che le nuove modifiche normative frattanto intervenute, ovvero quelle di cui all'art. 7 del D.L. n. 133 del 2014 - convertito con modificazioni dalla L. 164/2014 - individuano il c.d. gestore unico del S.I.I., avendo cura di sottolineare come sia financo inammissibile, stante l'attuale composizione societaria e la vocazione prevalentemente commerciale della società, ipotizzare un aggregato unico "Idrolario/LRH/Idroservice" perché, sostiene il Giudice contabile lombardo " ... tale ultima asserzione potrebbe essere presa in considerazione soltanto nel caso di piena corrispondenza non solo degli Enti soci di Idrolario e di Lario Reti Holding, ma anche di esatta corrispondenza delle quote di partecipazione; elementi entrambi che difettano, in concreto, in quanto come visto LRH risulta partecipata anche dai Comuni estranei alla provincia di Lecco e riguardo ai comuni di quest'ultima, soci di entrambe le società, non è possibile riscontrare neppure un'analoga partecipazione ..." .

In definitiva, pare che la Corte dei Conti abbia tracciato la strada maestra per l'affidamento di medio/lungo termine del servizio idrico lecchese avendo cura di scongiurare l'affidamento a LRH che non solo è partecipata da enti soci estranei all'ambito territoriale provinciale - i comuni comaschi - ma soprattutto perché gli enti soci lecchesi la partecipano in misura non egualitaria e, aggiungiamo noi, è esclusivamente finalizzata alla distribuzione iniqua di dividendi in favore del comune di Lecco e di pochi comuni circostanti il capoluogo con forte penalizzazione dei comuni del casatese e del meratese.

C'è da chiedersi se le conclusioni cui giunge la Corte dei Conti Lombardia non fossero note da tempo e, soprattutto, a quanto ammonti il conto, immaginiamo di diverse migliaia di euro, per consulenze legali e commerciali che in questi anni sono state conferite per fare e disfare tutto ed il suo contrario, quasi che a dettare il gioco ci sia una "Penelope" nascosta in qualche ufficio che al controllo analogo è poco avvezza stabilendo, come Federico Fellini, i ruoli per ciascun figurante.
Avv. Alfredo Casaletto
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