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Scritto Martedì 03 marzo 2015 alle 11:06

Per battere Brivio e il guru di Obama il centrodestra deve sottrarsi ai veti nazionali

A due mesi dal voto la campagna elettorale per il comune di Lecco si sta avvitando nella girandola di candidati sindaco più o meno improbabili. E' il segno di una precarietà della politica che ha perso i capisaldi tradizionali ed è costretta a navigare a vista. Si sono persi per strada i fondamentali: lo stop, il palleggio, il tiro che, sosteneva Gianni Brera, distinguono il giocatore dal calciatore. Non a caso nei due campi, cosi lontani tra loro in apparenza, prevale la tattica. A me parrebbe lapalissiano che davanti alla riconferma di Virginio Brivio per un centrosinistra diviso e ammaccato, il centrodestra si attrezzasse per governare una città relegata in coda alle classifiche nazionali, dalla cultura all'aria in una deriva sulla quale incombe persino l'ombra della criminalità organizzata. Siccome, da tempi non sospetti, sono un fautore accanito del principio di autonomia, non mi rassegno all'idea che le sorti di Lecco dipendano ancora da Roma e Milano. Per intenderci, se Matteo Salvini e Angelino Alfano si sono iscritti al club di che coloro "non bevono neppure un caffè assieme" non credo che sul piano locale sia impossibile mettere a tavola o a un tavolo gli esponenti delle varie formazioni che non solo intendono opporsi a Brivio, ma puntano a batterlo.
Si tratta cioè di raccogliere voti e non di impiccarsi ai veti nel nome di un interesse comune che non può essere sottomesso a logiche nazionali. C'è una parola chiave che fotografa la netta distinzione tra i diversi livelli di governo. La durata di una amministrazione comunale si chiama mandato, mentre si definisce legislatura il tempo assegnato ai consessi chiamati a legiferare: cioè Regione e Parlamento.
Ritornando a questo principio basilare e ai compiti che ne derivano, è possibile trovare una via di intesa disegnata su un progetto comune che è lì già scritto. Basterebbe prendere il programma di Brivio di cinque anni fa e segnare con la matita rossa le moltitudine di inadempienze che hanno caratterizzato un lustro che non passerà certo alla storia di Lecco. Se n'è accorto anche il sindaco che ha accettato di buon grado l'incursione del guru Mike Moffo, curatore della campagna elettorale di Barack Obama e che, a Lecco, vuole sperimentare metodiche e linguaggi declinati su una piccola realtà. Un consiglio non richiesto a mister Moffo: se negli Stati Uniti ha concorso alla vittoria del primo presidente nero, a Lecco dovrà provare a convincere i cittadini fatti "neri" per umore e per rabbia da un'amministrazione che brancola nel buio.
Marco Calvetti
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