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“Per sperare, bimba mia, bisogna essere felici, bisogna avere ottenuto, ricevuto una grande grazia”
I Misteri – C. Peguy

“Non hai un letto in più, anche in cantina, dove posso dormire?”
Ricordo come se fosse ieri, le parole di un adolescente che dopo diversi anni vissuti in una comunità per minori, ha cercato una casa che lo accogliesse, chiedendomi ospitalità.

Era già la terza volta che la nostra famiglia veniva chiamata verso un percorso affidatario, sia dalle istituzioni che dai minori stessi. Di fatto durante la mia professione, ho incontrato diversi bambini e ragazzi che, rimasti senza una famiglia che si occupasse di loro, ci chiedevano di diventare genitori affidatari.

L’anno scorso ci siamo sentiti pronti e, raccolto tutto il nostro coraggio, abbiamo partecipato al corso di formazione tenuto dal Servizio Affidi Provinciale di Lecco. Durante gli incontri, parte delle nostre paure e delle insicurezze circa la complessità che presenta un percorso di affido ci hanno pian piano abbandonato, permettendoci di fidarci del gruppo di esperti che ha guidato i colloqui fino ad accettare la prima proposta: una bambina di tre anni, originaria di un Paese del’Africa, con una situazione famigliare di indigenza economica e fragilità affettiva.

La nostra prima esperienza di affido è iniziata così, nel giugno del 2009.    

Un percorso che ha portato nella nostra famiglia l’apertura verso un’altra cultura, con diverse usanze, differenti modi di concepire l’infanzia, la maternità, un concetto diverso del senso del tempo e del sentirsi “a casa” in un paese straniero.

Accogliere questa bambina ci ha obbligato a sperimentarci quotidianamente con  la difficoltà di integrare due mondi così diversi tra loro: l’Italia e la Costa d’Avorio, cercando una forma di comunicazione possibile tra l’Africa e l’Europa, mediando tra le due culture il concetto di famiglia: uno di senso biologico, l’altro di appartenenza al villaggio.

La domanda che maggiormente ci poniamo è quanto possa il confronto tra due realtà tanto diverse vissute nelle stesso paese dalla piccola che ospitiamo, possano essere una risorsa per la sua crescita senza diventare un ulteriore forma di conflitto.

E’ una sfida educativa affidata nelle nostre mani e dei professionisti, assistenti sociali e psicologi che ci accompagnano in questo percorso. Un percorso di crescita personale e di accoglienza del bisogno, che non riguarda soltanto la nostra famiglia, ma anche la comunità nella quale viviamo, perché possa diventare una realtà migliore, anche attraverso la nostra piccola esperienza.

Attraverso la collaborazione con i servizi territoriali ed il gruppo affidi, il nostro desiderio ma anche l’obiettivo di questa esperienza di affido, è la speranza che la bambina e la sua mamma possano ritornare insieme nella dignità di una casa, di un lavoro, in una tranquillità affettiva che consenta ad entrambe di camminare da sole,  ma con la consapevolezza che la nostra casa sarà sempre aperta e resa migliore grazie al loro passaggio.

Cosa dire in fine?.

Sappiamo che questa prima esperienza non sarà l’ultima, perché riteniamo che l’affido familiare sia una reale possibilità per mettere in pratica l’esperienza di fiducia e di condivisione che ci siamo promessi nel giorno del nostro matrimonio, immaginandoci “una famiglia”.

Come testimoniano le parole di Anna e Vincenzo, “affidare” è un verbo tra i più carichi dal punto di vista affettivo. Indica una delle più antiche ed emotivamente ricche esperienze umane: quella di chi non potendo, per tempo determinato o per sempre, provvedere a ciò che gli è più caro, lo consegna alla cura, alla custodia, alla capacità di persone di fiducia. E quando “ciò che è più caro” è il proprio figlio, l’intera esperienza di affidamento è in grado di segnare una vita e diventare occasione di crescita per bambini, genitori e affidatari.

Nonostante i bambini abbiano il diritto di vivere nella propria famiglia, dando piena soddisfazione al proprio bisogno d’appartenenza, spesso sono costretti a lasciarla per andare ad abitare in un’altra casa. L’affidamento familiare è un aiuto rivolto al bambino o al ragazzo, al quale viene data la possibilità di crescere in un ambiente familiare adeguato mentre i suoi genitori sono in difficoltà, rispettando la sua storia individuale e familiare. Durante l’affidamento il legame tra il bimbo e la sua famiglia di origine viene mantenuto.

Possono offrire la propria disponibilità all’affido coppie di genitori, singoli, gruppi familiari nelle diverse fasi del ciclo di vita.
Rappresentano requisiti essenziali:
-uno spazio nella propria vita e nella propria casa per accogliere una persona;
-la disponibilità affettiva e la volontà di accompagnare per un tratto di strada più o meno lungo un bambino o un ragazzo aiutandolo a sviluppare -le sue potenzialità e risorse;
-la consapevolezza della presenza e dell’importanza della famiglia di origine nella vita del bambino.

In tutte le fasi del percorso di affido, la famiglia è accompagnata e sostenuta dall’équipe del Servizio Affidi Provinciale, composta da assistenti sociali, psicologi e educatori professionali.

Chi fosse interessato, può rivolgersi al al Servizio Affidi Provinciale per informazioni telefoniche o per fissare un colloquio.(tel. 0341/363567; fax 0341/351207, cell. 340/1722510, e.mail affido@iltalentocoop.it) 
Il Servizio è stato istituito a partire dal progetto “Affido familiare: un percorso affidabile”, cofinanziato dai 3 Ambiti Distrettuali di Bellano, Lecco e Merate e dalla Fondazione Cariplo ed è nato dalla connessione e dalla progettazione condivisa tra Enti pubblici e soggetti del Terzo Settore e ispirato ai principi generali e alle finalità contenute nelle Leggi relative ai temi dell’affido.
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