Scritto Giovedý 20 dicembre 2018 alle 13:27

Con l’Impresa Sociale criticata anche dall’Anci si va verso il futuro o si torna alle IPAB?

L’impresa sociale sarà una risposta adeguata per il Welfare dei prossimi 30 anni o sarà un ritorno al passato verso una nuova IPAB?
La notizia che il comune di Lecco taglia 500.000 euro dal bilancio dei servizi sociali sembra non aver sconvolto più di tanto una città distratta dai mille rivoli della lamentela quotidiana.
Le turbolenze che riguardano i tagli del welfare Lecchese e le scelte politiche che sono necessarie affrontare il futuro sembrano riguardare nella provincia Lecchese un ristrettissimo “Ceto Elitario” tutto concentrato alla propria sopravvivenza.
Il dibattito “tra pochi eletti” è cominciato già due anni fa con l’idea di dare una nuova forma organizzativa al welfare locale che doveva coinvolgere le cooperative del terzo settore e i 32 comuni dell’ambito di Lecco definita “Fondazione di Partecipazione”.
Dopo un iter tortuoso e costoso, improvvisamente i sindaci dei 32 comuni dell’ambito di Lecco decidono che invece della “fondazione di partecipazione” era necessario creare un’altra forma organizzativa chiamata “Impresa Sociale”. Il difetto di tale nuova organizzazione era stata indicata nel fatto che i comuni avrebbero avuto il 49% mentre le cooperative avrebbero avuto il 51%.
Mentre era in itinere la procedura per il bando di circa 50 milioni di euro per 6 anni con soli due concorrenti, con la procedura del “bando ancora in corso” si viene a sapere che i dirigenti dell’ambito di Lecco decidono una variante per una nuova forma organizzativa costituita da “un consorzio di cooperative” dove i comuni avrebbero avuto il 30% e le cooperative il 70%.
Di fronte a questa “variante a bando aperto” una delle due partecipanti al bando “stranamente” si ritira lasciando il campo ad un'unica “concorrente”.
Il bando viene “vinto” dall’unica concorrente ma si scopre che nessuno sa quale sia la forma organizzativa che andrà a costituirsi tra i comuni (che nel frattempo sono diventati 26) e il consorzio vincitore del bando.
Si scopre che non esiste uno STATUTO approvato e firmato davanti ad alcun notaio.E’ stata fatta girare ai consiglieri comunali di Lecco solo una paginetta che fa delle osservazioni alla “bozza di statuto” che nessuno però ha visto. Nessuno conosce il piano economico dettagliato e neppure l’iter della costituzione in Associazione dei 26 comuni per entrare nel “Consorzio” con le cooperative.
In questa convulsione, è arrivata una nota molto negativa dell’ANCI in risposta ad una serie di quesiti formali e sostanziali del comune di Calolziocorte,sull’operato del comune di Lecco capofila dei 26 comuni.
Questo estratto della risposta ANCI non lascia dubbi. Si afferma che nelle procedure ci sono “con tutta evidenza delle significative e consistenti irregolarità procedurali” e inoltre “per allontanare eventuali responsabilità anche nei confronti di terzi (bando già aperto, ecc.)…. dovranno essere notificati in modalità certa agli organi istituzionali (politici e gestionali) dell’ente locale capofila, anche in forma di diffida, al fine di allontanare ogni possibile responsabilità per provvedimenti esecutivi adottati”.
Paradossale il fatto che l’ANCI Lombardia presieduta dal sindaco di Lecco scriva parole di fuoco sull’iter fin qui perseguito dal comune di Lecco ma venga snobbata in commissione servizi sociali dall’assessore ai servizi sociali dello stesso comune del quale il presidente Anci e contemporaneamente sindaco.
Le questioni politiche che emergono da questa situazione sono allarmanti:
1. Mentre era in corso la procedura per il bando da 50 milioni di euro è stata cambiata sostanzialmente la fisionomia dell’impresa sociale in Consorzio di Cooperative..... e ancora non è finita……
2. Non si vuole rendere pubblico lo Statuto che deve indicare con esattezza quale forma organizzativa avrà il consorzio di cooperative in un rapporto misto tra Pubblico / Privato.
3. Rimane nelle pieghe dei “fogli volanti” la questione principale del rapporto Cooperative / Comuni che avranno nel nuovo consorzio un rapporto di rappresentanza 70% per Cooperative e 30% Comuni.
4. Non è chiaro come i comuni saranno rappresentati nella nuova Impresa sociale visto che i 26 comuni dovrebbero avere UN rappresentante su CINQUE nel C.d A.
5. Si afferma che il presidente dell’impresa sociale sarà nominato da i comuni ma non si tiene conto che la legge 212/2017 impedisce qualsiasi controllo pubblico come da comma 4. ”le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, non possono esercitare attivita' di direzione e coordinamento o detenere, in qualsiasi forma, anche analoga, congiunta o indiretta, il controllo di un'impresa sociale ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile”.
6. E’ impressionante che il nostro territorio provinciale affronti la questione cruciale del Welfare, che riguarda il benessere di decine di migliaia di persone fragili, in un rapporto conflittuale dove 5 comuni dell’Oggionese si sono già sfilati,La comunità
montana di Bellano si è messa in stand by e Rete Salute del Meratese è diventata un campo di battaglia tra i Democristiani del PD e di Forza Italia per disgregarla a favore dei piccoli interessi delle fazioni in lotta.
7. In tutto questo orrido campo di battaglia ci dispiace notare che gli utenti e i lavoratori delle cooperative (circa 2000) sono all’oscuro di queste diatribe e siano considerati dalle varie fazioni “merce di scambio” senza nessuna possibilità di
essere protagonisti ed incidere sul proprio futuro. Si dice indatti che nella “nuova impresa sociale/consorzio di cooperative” i rappresentanti degli utenti e dei lavoratori abbiano diritto di parola ma non diritto di voto.
Con amarezza assistiamo a questo scontro tra lobbies, oltre il filo di qualsiasi legittimità sostanziale,che sta distruggendo il sistema del welfare lecchese.
In tutta questa vicenda,non ancora conclusa,abbiamo la netta convinzione che Il nuovo Welfare sarà gestito da un Ente che ci ricorda i bei tempi della Democrazia Cristiana dove si creavano Carrozzoni funzionali al potere del consenso della DC e non al benessere dei bisognosi.
Alla fine cosa avremo? Un sistema di welfare all’altezza dei bisogni futuri delle persone disagiate o una nuova IPAB; Istituto Pubblico Assistenza Beneficenza?
Rifondazione comunista Provincia di Lecco
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