Scritto Sabato 23 gennaio 2021 alle 19:04

Galbiate: e sono ben 109! Super compleanno per la signora Carolina a Villa Serena

C’è aria di festeggiamenti, quest’oggi, alla RSA Villa Serena di Galbiate: la signora Carolina Cagnani ha spento 109 candeline, raggiungendo questo straordinario traguardo tra gli applausi e la commozione degli altri ospiti e degli operatori della struttura. “Carolina è la dolcezza” hanno detto le operatrici del centro descrivendo questa signora educata, sempre gentile e sorridente.
Quale miglior giorno se non questo per ripercorrere l’oltre un secolo di vita vissuta. Nata a Torino il 23 gennaio 1912, fu la prima figlia di mamma Ginevra Oberti e papà Ettore.

I festeggiamenti di quest'oggi a Villa Serena

“Mio padre fabbricava scatole, aveva una piccola impresa con pochi dipendenti. Mia mamma invece, che aveva studiato alle scuole tecniche, era responsabile del personale in un calzificio, allora molto noto nella zona del Torinese” si legge nelle memorie dell'anziana, ancora reattiva nonostante il peso degli anni. “Mi rimangono impressi nella memoria le giornate della mia giovinezza in mezzo alla natura con un grosso cane grigio di nome Zor nella nostra casa fuori città. Intanto io crescevo e dopo le scuole medie frequentai l’istituto magistrale a Torino. Prendevo il tram da Gassino fino in centro città”.
Anni più tardi, appena diciottenne, fece un concorso per insegnare alle scuole elementari. “Andai a lavorare in un paesino di montagna sperduto in una frazione piemontese chiamata Bose dove non c’era corrente elettrica, acqua corrente e non avevano neanche il medico nè il prete. Mi fermavo lì tutta la settimana e tornavo a casa solo la domenica. Dormivo in una stanza adiacente alla scuola in cui c’era solo una piccola stufa a legna. Il paesino si poteva raggiungere solo a piedi da un sentiero. La gente di li era tutta analfabeta e la classe era di alunni di diverse età. Come maestra ero diventata il sostegno di tutti e in molti si rivolgevano a me per ogni inconveniente anche di salute, chiedendomi consiglio” è scritto ancora nelle pagine della sua memoria, che trasudano anche la profonda passione per la letteratura che ha sempre animata la signora.

Foto dall'album dei ricordi della signora Carolina

Nel frattempo la madre si ammalò e Carolina divenne il sostegno della famiglia. Aggravatasi la situazione chiese il trasferimento con l’obiettivo di avvicinarsi a casa. “Proseguendo nel lavoro riuscii ad iscrivermi all’università di magistero a Torino conseguendo la laurea nelle materie letterarie per poter insegnare alle scuole medie. Mentre frequentavo l’università, ho conosciuto Paolo Maltinti, ragazzo di origini toscane trasferitosi a Torino in cerca di lavoro per pagarsi gli studi. Lui studiava filosofia e pedagogia e lavorava anche lui come maestro elementare, anche nelle carceri. Mi avevano colpito le sue scarpe gialle. Aveva sempre un paio di scarpe gialle. Ci eravamo fidanzati ma purtroppo non erano tempi felici perché c’era il fascismo, era scoppiata la guerra d’Africa e c’era la guerra in Spagna” ha raccontato - a suo tempo - Carolina, ripercorrendo la paura e il terrore di quei periodi, antecedenti allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

“Paolo aveva fatto la scuola allievo ufficiale ed era tenente degli Alpini. Mentre eravamo fidanzati era stato richiamato per la campagna di Francia e di Albania per poi finire in Russia. Ci siamo sposati nel 1941, poco prima che partisse per la Russia. Ci recammo a Roma e lo salutai alla stazione, lui diretto in Russia io di ritorno a Torino. Dal fronte ricevetti pochissime lettere e, anche se la propaganda ci rassicurava che andava tutto bene, non ci volle molto per capire che le cose non erano così: era pieno inverno e i nostri soldati erano mal equipaggiati e morivano di stenti e di freddo. Dopo la storica vittoria russa, tedeschi e italiani, con gravi perdite, furono costretti alla ritirata. I Russi continuavano a sparare contro gli eserciti occupanti, o quanto ne restava. In ritirata furono accerchiati in varie sacche ad Arbusof” ha continuato, ricordando dolorosamente che il marito in quell’occasione fu ferito da un proiettile che gli attraversò entrambe le cosce. “Le armate tedesche, anch’esse in ritirata, erano molto più organizzate ed equipaggiate, molti poterono ritirarsi con i treni. Dopo l’8 settembre del 1943 i militari italiani venivano considerati traditori e deportati, gli ufficiali fucilati. Quando la situazione si stabilizzò mio marito tornò in modo avventuroso dalla Russia e potemmo iniziare la nostra vita insieme”.

Altri compleanni festeggiati da Carolina a Villa Serena

Una vita che per Carolina si sarebbe rivelata lunghissima. In pensione dal 65esimo anno d'età - anche se avrebbe continuato volentieri a restare in cattedra - ha poi raggiunto la figlia Paola a Galbiate, entrando poi a Villa Serena, conquistando il titolo di "decana". Oggi un'altra candelina si è aggiunta sulla torta, condivisa con tutti gli anziani ospiti della struttura e il personale che, non le ha fatto mancare i meritati festeggiamenti, con tanto di coriandoli. Commuoventi le sue parole, fissando nella laurea il giorno più bello della sua esistenza e nella dipartita dell'amata mamma il più brutto. Tenera per davvero. Avanti tutti, per il prossimo compleanno!
S.Ar.
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