Scritto Marted́ 11 maggio 2021 alle 07:24

Inchiesta Cardine-Metal Money: fissato già il processo, prima udienza a luglio a Lecco

Un fotogramma diffuso dagli inquirenti relativo al fermo di un camion
con a bordo materiale radioattivo movimentato da soggetti indagati
Niente udienza preliminare e dunque niente vaglio preventivo del GUP: si andrà direttamente al cospetto del collegio giudicante del Tribunale di Lecco, competente per territorio. I PM della Direzione distrettuale antimafia di Milano Paola Biondolillo e Adriano Scuderi, titolari della lunga attività investigativa delegata alla Squadra Mobile e alla Guardia di Finanza di Lecco, dopo l'esecuzione - lo scorso 9 febbraio - delle 18 ordinanze di custodia cautelare, hanno chiuso velocemente il cerchio, notificando alla parti l'avviso di conclusione delle indagine con la contestuale fissazione del processo con giudizio immediato. Il fascicolo originato dall'inchiesta "Cardine-Metal Money" approderà in Aula il prossimo 15 luglio. Difficile al momento ipotizzare con quale "formazione" di imputati. La palla passa infatti ora ai difensori che - nell'arco di 15 giorni - dovranno scegliere quale strada processuale far percorrere ai loro assistiti. Tre, sulla carta, le possibilità: andare effettivamente a dibattimento, chiedere il patteggiamento o il rito abbreviato (con queste ultime due precluse a coloro i quali è contestata l'aggravante mafiosa).
Al centro dell'indagine una supposta nuova associazione per delinquere di stampo mafiosa operante sul territorio della provincia di Lecco e non solo, capeggiata dal 72enne Cosimo Vallelonga - dal suo quartier generale allestito all'interno del negozio Arredo Mania di La Valletta Brianza - e dedita da una parte all'usura nei confronti di imprenditori necessitanti di liquidità spiccia e dall'altra al traffico illegale di rifiuti ferrosi (anche radioattivi). Spalle del "boss" - già condannato nelle operazioni “La notte dei fiori di San Vito” e “Infinito”, aventi sempre quale filo conduttore l'infiltrazione dell'ndrangheta al nord - e dunque parte del presunto sodalizio erano - nella ricostruzione degli inquirenti - per il primo business il calolziese Paolo Valsecchi, classe 1960 e per il secondo Vincenzo Marchio, 37 anni, pure lui di Calolzio e figlio di Pierino (anch'egli già condannato nella celebre inchiesta "Oversize" sulla mafia a Lecco e dunque sugli interessi del clan Coco Trovato). Tutti e tre, i presunti sodali, al momento si trovano ancora in carcere. Vallelonga a Palermo, Marchio e Valsecchi a Opera come pure il carennese Fabrizio Motta, 44 anni, implicato - sempre secondo il quadro accusatorio che dovrà reggere in sede processuale - nella movimentazione in nero di rottami. Ancora dietro le sbarre ma a Pavia anche Danilo Monti, 30enne di Valmadrera, già gravato però da una condanna per l'omicidio di Francesco Rosso, il 14 aprile 2015, nella sua macelleria di Simeri Mare, nel Catanzarese.
Sono invece ai domiciliari Alessandro Malacorda, di Calolziocorte; Vincenzo Pace, anch'egli calolziese come pure Luciano Mannarino, con casa però da qualche tempo a  Brivio; Claudio Gentile; Benedetto Parisi di Mandello del Lario.
Completano l'elenco degli indagati infine il padre di quest'ultimo, Santo Parisi, 76 anni, di Olginate, Jennifer Buonavoglia,  Marco Ricci, Clara Ferrari, Michela Leone, Vincenzo Geroldi, Claudio Bissola e Roberto Novelli.
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