Scritto Giovedý 12 agosto 2021 alle 15:06

Da San Rocco (protettore dei malati di covid) e Santa Maria Maddalena per il 7° Muggiasca day

Partenza dal sagrato della chiesa di San Rocco a Mosnico per il settimo Muggiasca Day, l'appuntamento ideato dal Museo del Latte in collaborazione con la parrocchia di Vendrogno per promuovere, anche in chiave turistica, le peculiarità del territorio. Ad introdurre l’itinerario proposto nel pomeriggio di ieri, 11 agosto, è stato Angelo Zampieri, grande appassionato di storia della Muggiasca. Nel suo intervento ha sottolineato due peculiarità delle frazioni prese in considerazione per l'edizione 2021 dell'appuntamento. “Quest’anno siamo a Mosnico e Inesio, due frazioni vicine, che hanno ognuno una propria chiesa. Ma non solo: ad Inesio, c’era anche l’unico impianto industriale del paese, l’incannatoio, studiato per far lavorare le ragazze del paese in un luogo vicino, senza andare a Bellano o chissà dove”.

Angelo Zampieri e Clara Perego davanti alla chiesa di San Rocco

La dottoressa Clara Perego ha illustrato tutto quello che riguarda le caratteristiche dei due edifici sacri. A cominciare dalla chiesetta di Mosnico, con la sua facciata a capanno e un interno che si presenta molto semplice. “E' dedicata a San Rocco, di cui c’è una statua sopra l’altare” ha precisato, ricordando altresì come tale santo sia ad oggi “in voga”. “E' il secondo santo che viene invocato dai malati di Covid per cercare la guarigione, dopo Santa Rita” ha spiegato, con chiaro riferimento alla storia personale del San Rocco, che vinse egli stesso la peste. A Voghera, però,superata la malattia, “viene scambiato per una spia e viene incarcerato, trovando la morte a 25 anni nella notte tra il 15 e il 16 agosto. Ecco perché viene festeggiato il 16 agosto. Dalla sua morte viene costruita una grande chiesa a Voghera, le sue spoglie saranno poi traslate a Venezia”.

Gli interni della chiesetta di Mosnico e a lato i restauri realizzati

La tappa a Mosnico del Muggiasca day ha permesso poi a Antonio Carlo De Nova, di illustrare ai partecipanti all'iniziativa i lavori di abbellimento da lui stesso curati tra le mura della chiesetta. “Progettato anni fa con don Eugenio Vergottini, scomparso la primavera scorsa, il restauro fatto negli anni '90 aveva cancellato completamente tutta la decorazione che c‘era. Da una fotografia ho cercato di ricostruire il più fedelmente possibile, con delle immaginazioni, tutta la decorazione che c’era prima, partendo dalla volta dell’altare. Mi sono occupato sia della decorazione delle finte sagome che del cielo stellato, scendendo e rifacendo la conchiglia che c’era sopra Gesù Bambino. Ho restaurato la cornice in legno e la statua di San Rocco che era molto tarlata con crepe che l'avevano compromessa. Riferendomi alla fotografia e cercando di rilevare qualche traccia di decoro preesistente rimasta ho continuato la decorazione sulle parti laterali”. Dinnanzi agli occhi dei partecipanti il risultato.

La facciata della chiesetta di Inesio

Passando ad Inesio, frazione posizionata nella parte più esterna dell’abitato di Vendrogno verso la Valsassina, la prima curiosità svelata è stata quella relativa al nome. "Durante la dominazione spagnola c'era una villa Agnese, in spagnolo Inés vuol dire Agnese e da qui il nome Inesio. Sono tutte supposizioni queste ma molto attendibili" ha sostenuto la storica dell'arte Clara Perego, passando poi alle peculiarità dell'edificio di culto. "Santa Maria Maddalena è l'unica santa donna titolare di una chiesa della Muggiasca. Viene raffigurata con i lunghi capelli o ai piedi della Croce o in penitenza".

Santa Maria Maddalena. A destra Antonio Carlo De Nova

Anche qui De Nova ha illustrato il lavoro svolto operando un restauro conservativo per ripristinare l'intonaco rovinato dalle infiltrazioni d'acqua. “Sono intervenuto rispettando il più possibile quello che era rimasto. Ho cercato i colori originali e ho cercato di rispettare il cliché che c'era".
In conclusione il gruppo si è diretto verso l'unica presenza industriale a Vendrogno, l'incannatoio di Inesio, voluto da Pietro Giglio e poi dato alla famiglia Gavazzi, noti industriali serici, che ha dato lavoro ad un centinaio di donne.

M.A.
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