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Scritto Mercoledì 06 luglio 2016 alle 10:42

Lecco perduta/6: quando c'era l'hotel Croce di Malta

L'hotel nel 1993
Era il mese di ottobre del 1993, quando giunse il crepuscolo autunnale di chiusura per l'Hotel Croce di Malta, nella centralissima piazza Garibaldi. Era una storia lunga, secolare, quella che si concluse il 1° ottobre: l'albergo con 48 camere cessò l'attività. La costruzione risentiva del tempo trascorso.

La famiglia Negri, allora presente con Luigi, era al Croce di Malta dal 1930, dopo l'acquisto dell'albergo dalla famiglia Nava-Torri Tarelli. Giuseppe e Pietro Negri venivano al Malta dal Corona, oggi Moderno, vicino al municipio. Rinnovarono l'albergo e aprirono i battenti il 21 novembre 1931. Era già storico albergo lecchese. Le lapidi ricordano i risorgimentali passaggi di Giuseppe Garibaldi, il discorso manzoniano di Giosuè Carducci, nel 1891. Requisito dai tedeschi durante la guerra per sede del loro comando, il Croce di Malta vide poi gli alleati dopo la liberazione 1945. 

Dal balcone sulla piazza si tennero comizi della rinascita democratica post bellica: il più noto è stato quello di Pietro Nenni. Il 3 novembre 1957 in una stanza del primo piano moriva improvvisamente Giuseppe di Vittorio, leader del sindacalismo non solo nazionale, segretario della Camera del Lavoro. Era giunto a Lecco per inaugurare la nuova sede di via Sirtori. Il Malta era, comunque, un nome a Lecco già 150 anni prima. 

Nel 1847 veniva concessa al titolare, Francesco Gamba, la licenza di un viaggio giornaliero, per trasporto passeggeri, da Lecco a Bergamo con ritorno su diligenza a cavalli. E' stato anche l'albergo dei grandi raduni risorgimentali dei garibaldini. Il 40° della battaglia di Mentana venne salutato dal banchetto di 150 invitati, con numerosi reduci delle camice rosse. 

Anche la storica ascesa del 15 settembre 1895, sulle pendici del Resegone, per l'inaugurazione della capanna "Antonio Stoppani", primo rifugio del CAI Lecco, si concluse in serata al Malta con una cena indimenticabile. Il proprietario di allora, Albertini, preparò un menu eccezionale per autorità, dirigenti CAI, inviati dei giornali nazionali, signore della società lecchese, pionieri dell'alpinismo. C'erano i piatti: trota dell'Adda, camoscio della Valtellina in salmì, pollo allo spiedo.
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A.B.
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