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Scritto Martedì 02 settembre 2014 alle 18:44

La Regione aggiorna la 'classificazione sismica' dei comuni, nel lecchese quasi tutti salgono dalla zona di rischio 4 alla 3

Dalla classe di rischio 4 a quella di rischio 3. In altre parole anche il lecchese si deve preparare per “resistere” a terremoti di una certa intensità anche se con scarsissima probabilità statistica. La classe quarta, infatti, indica una quasi totale assenza di fenomeni sismici, la tre invece aumentando il rischio di scosse impone norme più stringenti sulle nuove costruzioni e sugli interventi strutturali agli edifici esistenti. E’ possibile che tale variazione di classe inciderà anche sui premi assicurativi per coloro che hanno inserito in polizza anche il rischio terremoti. La “correzione” è stata decisa dalla Regione Lombardia, con delibera di giunta dello scorso 11 luglio – entrerà in vigore il prossimo 14 ottobre – che ha provveduto all’aggiornamento della classificazione sismica dei comuni lombardi modificando “al rialzo” la categoria di appartenenza di svariate municipalità della provincia di Lecco, fino ad oggi inserite in blocco nella 4, come dicevamo, la più bassa in termini di pericolosità potenziale. Il cambiamento di fascia “incide a livello di prevenzione” spiega l’ingegner Fabio Valsecchi “braccio operativo” dell’assessore provinciale alla Protezione Civile Franco De Poi.


Il documento approvato dal Pirellone mira infatti – sostanzialmente – a potenziare la tutela delle cose e delle persone trattandosi di fatto di un adeguamento tecnico amministrativo con ricadute sul sistema di costruzione nella sua definizione più ampia e comprendendo dunque le conoscenze e le “regole” alla base dell’edificazione di nuove strutture ma anche la programmazione di interventi sull’esistente con norme più certe da rispettare.
Nel concreto, il passaggio alla zona 4 alla 3, cambia l’approccio di progettazione strutturale, introducendo l’obbligo di utilizzare non più il metodo delle tensioni ammissibili bensì il così detto calcolo degli stati limite ovvero – per dirla in termini “profani”, senza entrare troppo nel tecnico – la condizione, superata la quale, l’edificio o uno dei suoi elementi costruttivi rischia il crollo.
I comuni lecchesi “riclassificati” dovranno, come dispone la delibera di giunta, aggiornare anche la componente sismica degli studi geologici di supporto agli strumenti urbanistici e provvedere all’adeguamento degli edifici definiti strategici (palazzi municipali e ospedali, giusto per citarne alcuni).
Di seguito l’elenco:


“Come Protezione Civile – commentano da Villa Locatelli – si accoglie in modo favorevole questa nuova attenzione nel prevenire e nel meglio conoscere le infrastrutture del territorio anche se, è bene precisarlo, la nostra zona rimane a bassa sismicità”.
La classificazione sismica– che mira come già accennato alla tutela del patrimonio e delle persone, alla prevenzione del rischio nonchè ad avere una progettazione accurata ed è messa a punto in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato – è piuttosto recente. 
“Sino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. I Decreti Ministeriali emanati dal Ministero dei Lavori Pubblici tra il 1981 ed il 1984 avevano monitorato complessivamente 2.965 comuni italiani su di un totale di 8.102, che corrispondono al 45% della superficie del territorio nazionale, nel quale risiede il 40% della popolazione” si legge sul sito nazionale della Protezione Civile. “Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo. Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 - "Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale".
In Lombardia non si trovano comuni in zona 1, quella a più alta pericolosità. I Comuni in zona 2, ad oggi -fino al prossimo ottobre quando scatterà la “riforma” - sono 41 (media sismicità), 238 quelli in Zona 3 (bassa sismicità) mentre l'84% dei Comuni lombardi sono classificati in zona 4 (bassissima sismicità).
Da ottobre il numero delle municiplità in zona 3 sale a 1028 mentre 446 resteranno in zona 4 e 57 saranno in zona 2.
Per visualizzare invece la nuova classificazione di tutti i comuni, clicca qui.
A.M.
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