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Scritto Lunedì 26 febbraio 2018 alle 09:28

Lecco perduta/103: la 'leggenda' della statua di Cermenati

C’era la popolare “leggenda” che la statua di Mario Cermenati, nella piazza omonima, davanti alla canonica, fosse stata voluta voltando le spalle per far dispetto al clero che non fu, quanto meno, tra i sostenitori del noto geologo ed esponente lecchese schierato su posizioni molto laiche. L’aspra campagna elettorale dell’autunno 1904 a Lecco, per il seggio in Parlamento, rimane la più infuocata del Novecento. Come è noto culminò in una serata di disordini e scontri fra attivisti di Gavazzi e Cermenati e, soprattutto, con un assalto notturno alla canonica, fra lanci di pietre, in un'atmosfera di diabolico turpiloquio. Era la notte del 13 novembre 1904; Gavazzi aveva prevalso per pochi voti su Cermenati. Incidenti divamparono tra accuse di brogli e di ingerenze clericali a favore del moderato Gavazzi, imprenditore serico di Valmadrera. Cermenati tentò di calmare i suoi simpatizzanti con un comizio improvvisato dal balcone Borsino di via Roma, ristorante dalla rinomata cucina che, tra un piatto e l’altro, aveva anche spazio per la politica democratica e laica dei simpatizzanti cermenatiani. Nemmeno l’abilità oratoria di Cermenati riuscì, quella sera del 1904, a fermare i più agitati, fermamente decisi alla spedizione punitiva contro i clericali. E ciò avvenne con vetri mandati in frantumi da una fitta sassaiola e con lo stemma arcivescovile strappato dalla posizione sovrastante il vecchio portale d’ingresso, demolito nel 1972, e scaraventato nelle acque del lago.


La statua a Mario Cermenati è stata inaugurata nel 1927 e collocata al centro della piazza situata sul bordo del porto, zona di carico e scarico delle merci destinate alla navigazione lariana. Originariamente la statua era in bronzo, opera del romano Mario Rutelli. Venne rifatta nel 1943, quando il bronzo fu requisito per materiale bellico e la statua sostituita dall’attuale in marmo dello scultore Francesco Modena. L’epigrafe, sul sasso del basamento della statua, è stata dettata da Giovanni Bertacchi, il poeta delle Alpi, nativo di Chiavenna. Il testo fa riferimento ancora al bronzo, in quanto risale al 1927. Mario Cermenati era deceduto nel 1924, tre anni prima dell’inaugurazione del monumento, voluto dai suoi fedelissimi. C’è da ricordare, per completezza di informazione, che il non certo dimenticato avv. Arnaldo Ruggiero, scomparso alla soglia dei cento anni, segretario di Cermenati a Roma durante la Grande Guerra 1915/1918, quando il parlamentare lecchese era sottosegretario al Governo, ha sempre categoricamente smentito la versione popolare di una statua che si volle con le spalle voltate alla canonica per fare un dispetto al clero.
A.B.
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