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Scritto Lunedì 23 aprile 2018 alle 09:09

Lecco perduta/111: quando a Belledo c'era la Cicli Gilardi

Nel cammino di ricordi e memorie del mezzo secolo recente per i 50 anni del quartiere Belledo e del locale gruppo sportivo in maglia grigio-blu, occorre anche citare la presenza di un’attività agonistica come quella della Cicli Gilardi. E' trascorso un decennio dal maggio 2008, quando il negozio Cicli Ferdinando Gilardi, di via Turbada, ha chiuso i battenti. Quanti lecchesi hanno iniziato a pedalare sulla bici dove campeggiava in stampatello maiuscolo “GILARDI”. Nel dopoguerra ’45 Ferdinando Gilardi diede avvio all’attività di costruttore di bici, quando le due ruote a pedale erano il mezzo di trasporto più diffuso tra la gente. Erano numerosi coloro che venivano a Lecco dal territorio usando la bicicletta per raggiungere le tante industrie della città pedalando con qualsiasi tempo, anche nella stagione più fredda.



Nando Gilardi, a destra, con cinque corridori della sua squadra

La bicicletta Gilardi, che chiudeva nel maggio 2008, è stata un pezzo della storia lecchese, non solo sportiva, ma ha rappresentato una componente vivissima della vita quotidiana: aveva visto l’ex corridore e costruttore di biciclette Nando Gilardi, classe 1917, affiancato dal suo fedelissimo collaboratore Gianni Valsecchi. La società ciclistica Gilardi era nata negli anni ’50, indossando una maglia dai colori sociali bianco-viola ed annoverando diversi campioncini locali più volte vittoriosi, non solo sulle strade lecchesi. Nando Gilardi poteva ricordare di essere stato una promessa del ciclismo nazionale. Nel 1939, a 22 anni, aveva partecipato al Giro di Lombardia, classicissima di fine stagione che saliva l’allora sterrato ed impervio Ghisallo. Il Giro di Lombardia del 1939 vide il solitario successo di Gino Bartali, che staccò di oltre 3 minuti il secondo arrivato Adolfo Leoni. Gilardi vi partecipò come professionista non accasato, debuttando in tale classifica come indipendente; giunse al traguardo di Milano con il gruppo compatto. L’anno dopo pensava di gareggiare per tutta la stagione da professionista, ma arrivò, purtroppo, la cartolina di chiamata alle armi per il secondo conflitto mondiale. Il congedo della primavera 2008 non mancò di nostalgia perché la Ciclistica Gilardi chiudeva, mentre la primavera risorgente invitava a riscoprire pedali e manubrio, magari cercando le superstiti “strade bianche” del ciclismo eroico dei pionieri, dei primi Giri d’Italia.
A.B.
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