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Scritto Sabato 02 giugno 2018 alle 12:53

Brivio e altri tre sindaci lecchesi a Roma per la Festa della Repubblica

In un 2 Giugno dal significato ancor più patriottico, dopo le offese recentemente rivolte al Presidente della Repubblica, il sindaco di Lecco Virginio Brivio – presidente anche di Anci Lombardia – ha questa mattina preso parte alla cerimonia romana per la Festa della Repubblica.

Mauri, Valsecchi, Brivio e Ghislandi dinnanzi al colosseo

Il sindaco di Civate con il collega di Monguzzo

Al suo fianco, parte di una delegazione di 30 primi cittadini lombardi, anche i colleghi Baldassare Mauri (Civate), Giancarlo Valsecchi (Erve) e Giovanni Ghislandi (Imbersago).

Questo uno stralcio del discorso di Brivio, rivolto ai lecchesi, prendendo come punto di partenza la consegna della Costituzone ai 18enni, avvenuta nel pomeriggio di ieri in città:
Davvero questa volta la retorica lascia il passo all’attualità. Mi rendo conto che si fatichi a svincolare dalle “vicende romane”, ma dobbiamo fare lo sforzo di rinverdire l’impianto giuridico, sociale ed economico di quel documento che resta la rotta, specie nei suoi articoli di indirizzo generale, per i navigatori di oggi e di domani. A me offende, e lo dico senza timore, quell’esercizio spregiudicato che porta troppe persone, anche con cariche istituzionali presenti e future a piegare le regole a proprio uso e consumo. E magari a rivoltarle come un calzino nella spazio di un mattino.

Come presidente dei sindaci lombardi e con quello spirito di tolleranza che penso mi caratterizzi ho guardato con dispiacere quel gesto, figlio certamente di una reazione emotiva, di togliere il ritratto del Presidente della Repubblica dagli uffici comunali. Non è un gioco il comportamento del presidente Sergio Mattarella, perché proprio nei momenti più complessi occorre avere i nervi saldi e non confondere le tattiche minute dei partiti con le strategie e gli orizzonti di una nazione democratica ed europea.

Il mondo è insieme più grande e più piccolo di quello che pensiamo e non c’è dubbio che le dinamiche internazionali intersechino quelle dei singoli Paesi. Non c’è solo il mercato globale dei prodotti, perché c’è da difendere con i denti e con la Costituzione quei territori di libertà individuale e collettiva che in molti Paesi sono ancora negati. Il paesaggio politico nazionale è comprensibilmente movimentato, anzi è più corretto dire agitato , ma al di là delle più o meno discutibili manifestazioni di piazza credo sia fondamentale stringerci intorno alle Istituzioni democratiche e repubblicane perché quel 1948 non resti una data segnata sui libri di storia da imparare a scuola, ma un passaggio epocale della vita del nostro Paese, degli uomini e delle donne che da lì presero il via per una prima emancipazione, degli anziani testimoni di quel tempo e dei giovani ai quali abbiamo il dovere di consegnare intatto il testimone. Senza pregiudizi né rigidità ideologiche, consapevoli che si può cambiare anche aspirazioni, ma con la convinzione che la libertà è il bene più prezioso e che il giorno ideale per consacrarlo a valore irrinunciabile è proprio il 2 giugno, al di là delle luci e delle ombre di questa complicata stagione.
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