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Scritto Lunedì 25 giugno 2018 alle 09:10

Lecco perduta/120: Mascari, il prevosto del 1848

Lecchesi delle varie generazioni susseguitesi dal lontano Risorgimento di metà Ottocento si sono posti domande sull’intitolazione al prevosto Antonio Mascari di una via centrale del vecchio borgo, avvenuta in anni di accese polemiche anticlericali per vicende nazionali e locali, in una città garibaldina che volle già nel 1884 un monumento all’Eroe dei Due Mondi, due anni dopo la sua scomparsa. La risposta è semplice: la comunità fu concorde nel riconoscere il ruolo fondamentale del prevosto nelle vicende del 1848, che portarono il borgo di Lecco al rango di città, con il decreto emanato dal Governo Provvisorio di Lombardia, scaturito dagli eventi insurrezionali delle Cinque Giornate di Milano, il 22 giugno 1848. La storia riconosce che i fatti del 1848 videro in primissimo piano la figura di Antonio Mascari. Tutti concordarono sul suo ruolo fondamentale quando i lecchesi insorti obbligarono alla resa la Compagnia di guarnigione, di oltre cento uomini, del Reggimento Geppert, di stanza nella caserma sul lungolago nelle vicinanze dell’imbarcadero. Il nome del prevosto è menzionato diverse volte nei bollettini del Comitato Lecchese del 1848, che è la cronaca ancor oggi valida per ricostruire quelle fondamentali vicende di storia civica. Come noto, i lecchesi organizzarono diverse colonne di volontari per Milano e furono ben 280 i componenti della spedizione di soccorso che raggiunse Bormio per combattere poi sulla strada dello Stelvio. Nei primi giorni di agosto 1848 sarà ancora il prevosto Mascari ad andare incontro agli Austriaci: prende il suo cavallo e nelle strade deserte passa lungo le case della nuova Lecco spuntate oltre la vecchia Porta San Giacomo, in direzione del Caldone, varca “el punt picul” nella zona della futura Piazza Manzoni ed imbocca la strada verso il Ponte Grande. Le prime pattuglie austriache sono ferme oltre il ponte visconteo; temono che l’antico viadotto sia stato minato dai patrioti. Il prevosto Mascari, lentamente, con il suo cavallo, varca il ponte ed assicura gli Austriaci che nessuna mina è stata collocata e che i lecchesi non preparavano resistenza armata alle truppe imperiali. Otterrà l’assicurazione che non vi saranno rappresaglie contro la popolazione. E’ storia dimenticata ed ignorata in una scialba, quanto meno, rievocazione dei 170 anni di Lecco città, in un’atmosfera certamente diversa dalla partecipazione popolare che accompagnò precedenti celebrazioni promosse da Amministrazioni Comunali di differenti composizioni politiche, ma con un comune denominatore di rispetto della storia e dei suoi protagonisti. Antonio Mascari era nato a Cortenova, in Valsassina, nel 1790. E’ stato prevosto di San Nicolò per 34 anni. La sua scomparsa è avvenuta il 9 ottobre 1861, all’età di 71 anni, colpito da grave pleurite. Sul registro dei morti della parrocchia di San Nicolò si può leggere quanto scritto dal coadiutore anziano don Carlo Leoni: “Tutto il popolo di Lecco e del territorio vi accorse al suo funerale dolentissimo. La città era nel vero senso stretto di parola tutta coperta ed imbandierata a lutto”. La Giunta Municipale della regia città di Lecco aveva diffuso un avviso nel quale evidenziava: “Lecco dovrà sempre conservare imperitura memoria pel civile coraggio da lui dimostrato in tempi difficili di politiche vicende e di generale sbigottimento. I cittadini, unendosi al clero della Pieve, alla Giunta Municipale e ad altre pubbliche rappresentanze, nonché alla Guardia Nazionale e Società Filarmonica, che interverranno per meglio onorare i funerali del benemerito pastore, vorranno concorrere all’espressione del cordoglio e alla riconoscenza comune”.
A.B.
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