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Scritto Domenica 01 luglio 2018 alle 12:30

Lecco, gli studenti delle classi 4^ del Grassi 'spiegano' la Radioterapia

Il dr. Soatti: 'l'attrattività del reparto continua a crescere'
Per proprietà di linguaggio e preparazione hanno davvero sorpreso. Ma a colpire, ancor più dell'abilità nel far ruotare schiacciando una pulsantiera un macchinario da qualche centinaia di migliaia di euro o a "isolare" un'area tumorale attraverso il software in uso ai medici della struttura, è stato il genuino entusiasmo dimostrato dai ragazzi delle classi quarte del Liceo Grassi di Lecco coinvolti nella giornata di sabato nell'open day della Radioterapia dell'Asst quale ultimo momento di un percorso di alternanza scuola lavoro che li ha portati, partendo dalla studio delle neoplasie alla mammella, a "vivere" i reparti dal Manzoni, rapportandosi con i dottori fino ad arrivare a indossare loro stessi, idealmente, il "camice bianco" per restituire ad un pubblico composto prevalentemente da ex pazienti o futuri tali, quanto appreso, con la competenza maturata sapientemente mixata alla freschezza dei loro 18 anni che si spera non perderanno quando, ultimate le superiori, si troveranno ad affrontare davvero il test per l'accesso alla facoltà di medicina o alle altre facoltà scientifiche collegate. Perché - e dai loro racconti sembrerebbe chiaro - è questa la strada che vorrebbero seguire, ora con maggiore consapevolezza dopo aver avuto la possibilità di vedere in azione professionisti come la dottoressa Carla Magni, il dottor Antonio Ardizzoia e il collega Carlo Pietro Soatti, "padrone di casa" in Radioterapia, particolarmente soddisfatto dell'avventura vissuta con questo nugolo di validi studenti delle classi quarte del liceo tradizionale e di quello delle scienze applicate.

La sala TC

La sala dei fisici

"Speravo di riuscire a dissuaderli dal tentare medicina e invece sembrerebbero essere proprio convinti" ha detto scherzando, lasciando loro la scena quali "Ciceroni" tra le stanze del bunker al piano -2 dell'ospedale cittadino. Mostrata così la sala TC dove si procede alla "centratura" per individuare la posizione ottimale che il paziente dovrà assumere, con l'ausilio di presidi specifici, nel corso del trattamento in modo tale che la concentrazione di raggi sia massima nell'area di interesse. "Le TC arrivano poi qui" hanno argomentato i ragazzi della sala dei fisici. "Le immagini vengono prima prese in carico dal medico che evidenzia il tumore (a mano) che va irradiato e gli organi vitali che non devo assorbire quella che viene chiamata "dose critica" ovvero la dose che può portare a dei danni. Il prodotto di questo lavoro viene poi passato al fisico" è stato aggiunto, evidenziando, anche attraverso un modellino di legno il lavoro compiuto da quest'ultimo professionista - indispensabile in reparto - che mette a punto come indirizzare i fasci verso l'obiettivo. E si arriva dunque all'acceleratore, elemento chiave della cura: "vengono prodotti elettroni che vengono poi accelerati e si muovono come le onde del mare: battendo contro una lastra di tungsteno, si forma il fascio" ha illustrato una studentessa (si veda il video), scendendo anche nei dettagli.

VIDEO


Proprio sull'atteso nuovo linac si è concentrato - e non poteva essere altrimenti vista la pazienza portata fino ad ora - il dottor Soatti: "settimana prossima dovrebbe arrivare l'autorizzazione definitiva all'acquisto" ha detto speranzoso, puntualizzando come si sia ottenuto uno sconto di circa 600.000 euro rispetto ai 3 milioni originariamente messi sul piatto, riuscendo in questo modo ad ottenere ulteriori "integrazioni" quali un nuovo set di sistemi di posizionamento ed altri complementi per tutto il reparto, la sostituzione dei sistemi informatici di calcolo e, non meno importante, la possibilità di far frequentare al personale della struttura corsi di aggiornamento della Società Europea, particolarmente di rilievo e allo stesso tempo onerosi dal punto di vista economico.

L'acceleratore (visto anche "dall'interno", sotto)

Ma del resto, una Radioterapia che è tra le uniche 8 in Lombardia a effettuare la brachiterapia e tra le poche in Italia a trattare anche la prostata in questo modo, deve rimanere sempre al passo. Sono i pazienti stessi a chiederlo, continuando ad accordare sempre maggiore fiducia al "bunker" lecchese. "Nel 2017 abbiamo trattato 700 pazienti con la radioterapia e 90 con la brachiterapia, con un incremento del 12%. Quest'anno, con i dati aggiornati a ieri, hanno già iniziato la radioterapia 403 pazienti e la lista d'attesa purtroppo sembra ancora infinita con 80 nominativi da chiamare: più ci impegniamo a fare e più vengono" ha sostenuto il Direttore specificando però come "non sono aumentati i malati ma è aumentata l'attrattività della struttura".

Il dottor Carlo Soatti, direttore della Radioterapia di Lecco

Una struttura dove la professionalità si amalgama all'umanità, come più di tante altre parole confermano le torte che quotidianamente compaiono sul bancone dinnanzi agli spogliatoi: un segno di riconoscenza per lo staff e di voglia  di "condivisione" con gli altri compagni di cura impegnati in una battaglia che tutti vorrebbero vincere.
Alice Mandelli
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