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Scritto Martedì 03 luglio 2018 alle 13:15

ASST: 'dall'interno', nominati due nuovi direttori di struttura complessa. Sono il dr. Rossi (Chirurgia Vascolare) e il dr. Riboldi (Dipendenze)

Lo scacchiere dei dirigenti di struttura è ormai quasi completato, rispetto delle richieste avanzate alla Regione: l'ASST di Lecco ha presentato quest'oggi due nuovi "primari". Si tratta del dottor Giovanni Rossi, Direttore della unità operativa complessa Chirurgia Vascolare e del collega Franco Riboldi, Direttore UOC Rete Dipendenze. Il primo dunque, come fatto notare dal commissario straordinario Paolo Favini, afferente all'ambiente più strettamente ospedaliero, il secondo - quale coordinatore dei Sert della provincia - parte invece della rete territoriale passata in capo all'Azienda per effetto della riforma sanitaria.

Giovanni Rossi, Franco Riboldi, Paola Palmieri, Paolo Favini, Flavia Pirola e Enrico Frisone

"Entrambi sono ottimi professionisti, cresciuti nel vivaio lecchese" ha riconosciuto il Direttore Generale, ricordando come tutti e due i camici bianchi abbiamo "fatto buona parte della loro carriera qui da noi". Sono due profili, dunque, quelli di Rossi e Riboldi, che potranno concorrere ad elevare ulteriormente il livello di un "ospedale che non va rilanciato perché sta già correndo ma se possibile potenziato, migliorando le funzionalità dell'ospedale stesso e delle sue strutture territoriali".



Il dottor Giovanni Rossi

Giovanni Rossi, classe 1961, è al Manzoni dal 2000 dove aver maturato esperienza nel sondriese, al Policlinico San Matteo di Pavia e, per qualche mese prima del suo approdo "sul quel ramo del Lago di Como" a Lugano. "Ringrazio per l'opportunità che mi è stata data" ha esordito, parlando poi della sinergia venutasi a creare nel tempo con le unità operative del Dipartimento Cardiovascolare e con le altre strutture dell'Ospedale, arrivando a focalizzare l'attenzione sull'Aortic Team, di cui, con altri colleghi è stato promotore, ovvero la costituzione di una "squadra" di professionisti a tutto tondo per una presa in carico globale della patologia aortica per il quale la Chirurgia Vascolare dell'Asst è diventata "un punto di riferimento affidabile per il lecchese ma anche al di fuori del territorio provinciale. Siamo in grado di affrontare l'urgenza 24 ore su 24" ha altresì proseguito, facendo riferimento al valore aggiunto portato innegabilmente al Dipartimento dalla Cardiochirurgia e argomentando al contempo sulla "collaborazione sostanziale tra equipe per allargare ulteriormente il campo d'azione".
Ad oggi sono una 30ina i casi di patologia aortica maggiore affrontati nell'arco di un anno, con il numero destinato a toccare quota 100 se si considera anche problematiche minori più tradizionali, parte comunque di un'attività ben più vasta che presenta "cicche" come il trattamento laser delle varici, con accettazione al mattino, intervento in anestesia locale e ritorno a casa del paziente già al pomeriggio.

Il dottor Franco Riboldi

E' un volto storico invece del territorio il dottor Franco Riboldi, classe 1957, da anni facente funzioni, ed espressione - per usare le parole della dottoressa Flavia Simonetta Pirola, direttore sanitario, affiancata dai colleghi Paola Palmieri (direttore amministrativo) e Enrico Frisone (direttore socio-sanitario) -  "della continuità interna lavorativa" avendo esordito già nel 1987 presso la vecchia U.S.S.L. 14 di Merate per poi aver sviluppato la propria carriera sul territorio dell'allora ASL di Lecco ed essere passato - con la riforma maroniana - sotto il vessillo dell'ASST. "La nostra priorità di intervento è ora attrezzare i servizi a interventi precoci" ha sostenuto. "Mi piacerebbe dire che il fenomeno della droga è in diminuzione e anche noi offriamo una cura innovativa che funziona. Ma non è così: la problematica è in espansione soprattutto tra i giovani ed è difficile intervenire preventivamente" ha aggiunto, insistendo sulla necessità di "investire sul lavoro di Rete" con riferimento ai contatti in corso con i consultori, il CPS e la Neuropsichiatria infantile per creare una squadra dedicata ai ragazzini ma anche alla necessità di coinvolgere le Istituzioni e dunque la Prefettura, la Questura e le Forze dell'Ordine oltre che alle scuole per interventi mirati. "Quando ho cominciato l'età media dei nostri pazienti era 20-22 anni. Ora è 45-50. Si dice che la dipendenza è una patologia che tende a cronicizzare. In realtà se riusciamo a prendere il ragazzo subito dopo la fase della sperimentazione, si può evitare la tossicopatia" ha affermato, sottolineando come si stia lavorando per cercare di approcciarsi con figure "gancio" - come i genitori - per trovare sponde attraverso le quali arrivare tempestivamente ai ragazzi. A tal proposito, il 15 novembre sarà organizzato un convegno che, partendo dalla cannabis, affronterà scientificamente il tema della dipendenza e della prevenzione.
Nel frattempo al Dottor Riboldi, come al Dottor Rossi, il lavoro di sicuro non mancherà.
Buon "inizio", da già navigati conoscitori della realtà lecchese.
A.M.
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