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Scritto Martedì 18 novembre 2014 alle 15:50

OPERAZIONE INSUBRIA/8: per il pm Storari 'dalla Mafia non si esce'. Bocassini: 'c'è omertà. 500 episodi, poche denunce'

Dal 2008 al 2014 nelle province di Como e Lecco sono stati documentati circa 500 episodi di carattere intimidatorio come incendi a vetture e ambienti, danneggiamenti e analoghi.
Proprio da alcuni di questi atti, compiuti anche sul nostro territorio ed evidenziati grazie ad un monitoraggio costante da parte delle forze dell'ordine, ha preso il via l'indagine che ha portato, nella giornata di oggi, all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare per 38 persone, indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, estorsione e porto abusivo d'armi denominata "Operazione Insubria".
Nei due anni di indagine che hanno portato a questo importante risultato della Procura Distrettuale Antimafia milanese sono emersi due fattori fondamentali, evidenziati dal sostituto procuratore Paolo Storari e dal procuratore aggiunto della DDA Ilda Bocassini nella mattinata odierna.
Dalla mafia non si esce e attorno ad essa l'omertà è ancora forte.

Un'immagine della conferenza stampa. Sulla sinistra in divisa il comdante provinciale dell'Arma dei Carabinieri col. Rocco Italiano

Il primo aspetto lo ha spiegato Paolo Storari durante la conferenza presso la Procura milanese: "c'è un collegamento con l'indagine del 1994 denominata "Fiori della notte di San Vito", che riguardava fatti avvenuti tra gli anni Ottanta e Novanta. Molti dei soggetti condannati per 416 bis li ritroviamo qui nonostante lunghi periodi di detenzione. Sono emersi inoltre i rapporti delle locali lombarde con Pino Neri, condannato nell'ambito dell'indagine "Infinito" del 2010".
Già coinvolti nell'indagine "Fiori di San Vito" risultano i di nuovo indagati Giuseppe Puglisi (di Cermenate, poi assolto), Antonio Mandaglio di Carenno (assolto e ora indicato come capo società del "Locale di Calolziocorte"), Michelangelo Chindamo di Cadorago (Co), indicato come capo della locale di Fino Mornasco e condannato nel 1994 per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, Giuseppe Salvatore Scali di Cantù condannato a 18 anni di reclusione. E poi Angiolino Adduci di Lentate sul Seveso (MB), condannato a 3 anni a seguito dell'indagine del 1996 "Fiori della notte di San Vito 2", che ha coinvolto anche Domenico Lamanna di Calolziocorte (assolto) e i comaschi Fortunato Gallo (condannato a 4 anni) e Bruno Mercuri (assolto).
Giovanni Marinaro di Calolziocorte era stato invece condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti nell'indagine nota come "Wall Street".
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"Dalla 'Ndrangheta non si esce, le precedenti indagini non hanno costituito per queste persone la fine del loro coinvolgimento, ma solo una pausa" ha concluso Paolo Storari.
La dottoressa Ilda Bocassini ha aggiunto come sia emerso, durante le indagini che hanno preso avvio da alcuni dei 500 atti intimidatori, che è ancora forte l'omertà nei confronti di chi è coinvolto in attività mafiose.
"Molti episodi non sono stati denunciati, e nella maggior parte dei casi le persone interessate negano di avere problemi particolari con altre persone" ha spiegato il procuratore aggiunto della DDA milanese.
Anche nella "ridente Brianza", come l'ha definita Paolo Storari, però sono presenti i fenomeni del "capitale sociale" o "borghesia mafiosa".

I magistrati Ilda Bocassini e Paolo Storari

"Una delle attività più fiorenti è quella del recupero crediti. Imprenditori del nord che si rivolgono alla 'Ndrangheta quando hanno problemi di insolvenza" ha spiegato il sostituto procuratore.
La speranza espressa dai presenti è quella che, attraverso queste importanti attività di indagine, anche in Brianza qualcuno abbia il coraggio di denunciare episodi che purtroppo accadono, e che negli ultimi 6 anni hanno interessato in gran parte anche il nostro territorio. 


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R.R.
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