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Scritto Martedì 12 febbraio 2019 alle 18:16

Moggio: operaio cadde da un ponteggio, il processo entra nel vivo dopo quasi 7 anni

A distanza di quasi sette anni dal grave infortunio sul lavoro che aveva coinvolto un 53enne impegnato nei lavori di ristrutturazione di un edificio residenziale situato nei pressi del cimitero di Moggio, in Valsassina, è entrato nel vivo quest'oggi in tribunale a Lecco, al cospetto del giudice monocratico Martina Beggio, il procedimento penale che vede imputati tre soggetti con l'accusa - ancora tutta da dimostrare - di lesioni personali colpose in concorso. Si tratta di Antonio M., Giovanni L. - responsabili delle imprese edili alle quali erano stati commissionati i lavori - e di Giulio C., che insieme ai suoi operai si era occupato di montare il ponteggio intorno all'abitazione, scenario del grave episodio.
''Stavamo isolando il tetto: eravamo più o meno a metà del lavoro'' ha riferito uno degli operai presenti sulla copertura dell'edificio, a pochi metri di distanza dalla vittima dell'infortunio, precipitata a terra da un'altezza di cinque metri. Un volo a seguito del quale l'uomo - costituitosi parte civile attraverso un legale e presente personalmente stamani in aula - era stato rinvenuto in stato di incoscienza, e poi trasportato in codice rosso in ospedale a Gravedona, dal quale era uscito parecchio tempo più tardi a causa delle gravi conseguenze riportate. ''Stavamo posando l'isolante: io ero sul tetto, il mio collega sul ponteggio. Ad un certo punto ho sentito un rumore, come di lamiere, e l'ho visto precipitare. Sono subito sceso ad allertare i soccorsi'' ha proseguito il collega dell'infortunato, nel rispondere alle domande del neo vice procuratore onorario Caterina Scarselli, in rappresentanza della pubblica accusa, puntando l'attenzione sull'anello che teneva insieme il ponteggio. Quest'ultimo - secondo le dichiarazioni del teste - sembrava saldato poco, nonostante a inizio lavori, da un primo controllo esterno, le condizioni dell'impalcatura parevano nella norma, tanto che i lavoratori non avevano rilevato anomalie.
Il ponteggio in effetti, era stato montato dall'imputato Giulio C. con l'aiuto dei suoi operai qualche settimana prima dell'incidente, come egli stesso ha riferito durante l'esame al quale si è sottoposto. Anche secondo la sua versione dei fatti sarebbero stati gli anelli che tenevano insieme il ponteggio a cedere, facendolo crollare.
Una volta escusso il professionista responsabile della sicurezza sul cantiere, è stata la volta dell'ingegner Alessio Maggi, consulente di parte della difesa di Antonio M. (rappresentata dall'avvocato Marcello Perillo) che ha steso una relazione sulla base dei rilievi fotografici  e della documentazione relativa al sinistro. L'infortunio a suo avviso, sarebbe imputabile al mancato funzionamento del ponteggio, che - per tutta una serie di criticità e sfortune - non ha retto il peso dell'operaio, cedendo. Problematiche a suo avviso non tutte rilevabili ad occhio nudo o comunque ad una prima disamina dell'impalcatura in acciaio, fra le quali spiccherebbero le condizioni di una boccola, che non ha tenuto, provocando il cedimento della struttura.
Dopo un'abbondante ora di udienza, il giudice Martina Beggio ha aggiornato il processo al prossimo 4 marzo per la nomina di un perito al quale affidare un'ulteriore analisi dello stato del ponteggio - anche per rilevare eventuali difetti di fabbricazione, estranei dunque alle operazioni di montaggio - che l'imputato Giulio C. ha riferito di aver acquistato da un'azienda dell'oggionese e di averlo poi installato insieme ad un paio di operai, tutti in possesso dell'idonea abilitazione.
G.C.
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