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Scritto Martedì 12 marzo 2019 alle 16:49

Sanità lombarda: nessun calo delle liste d’attesa nel primo anno della nuova Giunta. E il pubblico sta peggio del privato

Un anno fa, oltre che per le elezioni politiche, si è anche votato per il rinnovo degli organismi di governo della Regione Lombardia. Cosa è successo nel campo sanitario in questo anno?
Ci era stato promesso che ci sarebbe stato un impegno straordinario per abbattere le liste di attesa per le prestazioni ambulatoriali. Abbiamo cercato di capire se, in questo anno, l’impegno era stato svolto, soprattutto, a livello locale. La tabella riportata è elaborata sulla base di dati ATS Brianza.

Le prestazioni U urgenti debbono essere garantite nel più breve possibile o al massimo entro le 72 ore. Come si vede non viene garantita la piena usufruibilità di questo diritto. Il settore pubblico è quello più in difficoltà.

La classe B brevi devono essere erogate entro 10 giorni. Come si legge il pubblico è in difficoltà, ma nemmeno il privato è in grado di garantire pienamente la richiesta.
Neanche le prestazioni D differibili che devono essere garantite, entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per le prestazioni tipo radiografie, sono garantite nei termini di legge.
Per la classe P programmabili si dovrebbe rispettare il termine, ma dipende molto dal medico prescrittore, di 180 giorni (sei mesi!) Nel settore privato si riesce quasi a rispettare i termini, ma il pubblico no.
Va ricordato che se non si riesce a prenotare nei tempi previsti, lo sportello a cui ci si rivolge dovrebbe offrire una visita “privata” (intra moenia) a prezzi controllati. Per esperienza personale, al di là di quello che dicono le Direzioni strategiche delle ASST, nessuno ti offre niente e si è costretti a rivolgersi al privato non convenzionato.
Sempre usando dati ATS (deliberazione del gennaio 2019) le prestazioni che presentano più difficoltà ad essere erogate sono:

 

Da questi dati si evincono delle considerazioni che i numeri ci indicano:
Nel settore ginecologico, in regime di urgenza si possono garantire una mammografia bilaterale ed una ecografia alla mammella due prestazioni su tre.
Nel settore cardiologico, sempre in regime di urgenza, vengono garantiti meno di un ecodoppler su due e sugli ecodoppler sovraaortici uno su due. Si fatica ad avere una prima visita cardiologica e persino un cardiogramma.
Sempre in urgenza le prime visite di dermatologia, otorino, ortopedia ed oculistica sono molto difficili da ottenere. Analogo discorso per la ecografia dell’addome.
A fronte di questi problemi la Regione mantiene lo stesso fondo sanitario (707 mld di euro). Vengo bloccati gli aumenti per la gran parte delle funzioni. Si spostano 83 mln (1,1% del fondo) su farmaci, ass. dom., ad esempio. Nulla sulle prestazioni specialistiche! Si badi bene che il Governo nazionale ha previsto di incrementare il fondo per queste prestazioni per abbattere le code. Evidentemente La Regione Lombardia pensa che da noi non esistano le code! I numeri che ho citato sono riprese dalla delibera delle regole per il 2019. Sempre secondo dati regionali, su 340 mila abitanti, nella nostra Provincia il 25% sono cronici che “consumano” tra il 60 ed il 70% del fondo.
Un altro dato pubblicato da Regione Lombardia le pensioni degli over 65 sono 93.048. Buona parte dei titolari sono cronici a cui si aggiungono i minori e gli adulti con disabilità.
Conclusione: sull’abbattimento delle code che doveva essere l’obiettivo primario della nuova Giunta Regionale non è accaduto nulla!

Ambrogio Sala
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