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Scritto Sabato 16 marzo 2019 alle 17:26

Galbiate: Agorà e il Comitato rifiuti zero 'fanno il punto' sul forno di Valmadrera

Mentre a livello mondiale la giornata di venerdì 15 maggio ha rappresentato la personificazione della lotta a favore dell'ambiente, anche a Galbiate questo delicato quanto pregnante tema si è ritagliato un posto di riflessione e dibattito. È stato infatti il forno inceneritore di Valmadrera - e la conseguente ricaduta di fumi da esso derivante - il fulcro dell'assemblea pubblica proposta dal movimento d'opinione Agorà, che con il supporto di diversi esperti del campo ha promosso una serata in cui parlare della questione a 360 gradi, dal tema più ampio dell'impatto ambientale globale fino al focus sul panorama lecchese.

Livio Bonacina

Per quanto riguarda la lente di ingrandimento sul territorio locale, a detta dell'ex sindaco Livio Bonacina, l'esigenza di organizzare la serata si sarebbe manifestata a fronte delle notizie ricevute sul discorso del forno inceneritore e, in particolare, sui due differenti studi relativi alla ricaduta dei fumi: uno eseguito in prima battuta da Tecno Habitat - commissionato da SILEA e comprendente un modello di stima dei dati sanitari geo-referenziati dei deceduti per gravi malattie, successivamente utilizzati per la realizzazione di uno studio epidemiologico ad opera dell'Università di Torino e visionato da A.T.S. Brianza - e un secondo studio promosso invece dal Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero.
"Il nostro obiettivo era quello di mettere a confronto i due committenti, ovvero il Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero e il Comitato ristretto dei sindaci di SILEA. Da una parte abbiamo trovato la piena disponibilità, mentre dall'altra purtroppo tale disponibilità non c'è stata" ha proseguito Bonacina, sottolineando sia l'invito (declinato) fatto al sindaco Tino Negri, all'attuale candidato sindaco Piergiovanni Montanelli ed ai membri del Comitato ristretto dell'assemblea intercomunale di SILEA, sia a quello che lo stesso ex-borgomastro ha definito uno "scaricabarile" effettuato tanto dal sindaco di Valmadrera (a detta di SILEA, referente del Comitato ristretto che ha seguito in maniera particolare questa problematica) quanto da ATS Brianza e Tecno Habitat.

Come esposto dal Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero - il quale nasce come sinergia di associazioni locali indirizzate verso un'economia circolare nel lecchese - la Provincia di Lecco nel 2002 è stata la prima in Italia a superare il 50% di raccolta differenziata, per poi precipitare nel 2015 al 33esimo posto della classifica ISPRA con un insufficiente 58,5%, a seguito del potenziamento del forno inceneritore avvenuto nel 2008. A causa della mancanza degli appropriati filtri (all'epoca era presente solo un filtro elettrostatico), nel 2006 anche il nostro impiato si è, infatti, adeguato alla nuova disposizione di legge, passando da 60.000 a 123.000 tonnellate. Sarebbe stata proprio questa decisione, a detta del Coordinamento Lecchese, a rappresentare l'inizio delle problematiche ambientali relative alla struttura che annualmente produce circa 20mila tonnellate di rifiuti solidi altamente tossici, polveri e ceneri, nonché CO2 e altre sostanze nocive come PM 10 e PM 2,5.

Gianni Gerosa

"Non si capisce perché, in un'epoca dove i rifiuti si erano già stabilizzati e si andava verso una raccolta differenziata, il nostro forno sia stato raddoppiato" ha commentato l'ingegnere Gianni Gerosa, anticipato nel suo intervento da un video illustrativo che mostrava come "se tutti i comuni della provincia di Lecco si impegnassero a raggiungere l'obiettivo del 75% di raccolta differenziata, i rifiuti indifferenziati da inviare al forno ammonterebbero a 33.000 tonnellate, ossia 14.000 in meno di adesso". Stando ad alcuni dati raccolti nel 2016, inoltre, i rifiuti prettamente lecchesi smaltiti dall'impianto di incenerimento di Valmadrera ammonterebbero a 49mila tonnellate circa, mentre nel "pacchetto" si annovererebbe altresì un 30% di urbani residuali provenienti da altre province, o ancora un 8% di rifiuti ospedalieri (non solo del Manzoni di Lecco).
Tra i segnali considerati preoccupanti e contraddittori dai relatori dell'assemblea galbiatese, in particolare spiccano, quindi, la forte accelerazione delle procedure relative al Teleriscaldamento (per il quale, due giorni fa, è partita la gara d'appalto), le dichiarazioni contraddittorie circa la chiusura dell'inceneritore, il mai partito "tavolo di confronto" in Regione circa il tema e - da ultima - l'analisi epidemiologica sugli effetti sanitari prodotti dalla ricaduta di fumi sulla popolazione promossa da SILEA. Stando a quanto riscontrato da Servizi Territorio (società di Cinisello commissionata per un'analisi indipendente finanziata dal Coordinamento), infatti, le cose non starebbero esattamente come esposto dalla municipalizzata e Tecno Habitat: partendo dal medesimo "rettangolo" di 13 km scelto da SILEA per la propria analisi di ricaduta dei fumi e raccogliendo centinaia di dati sia dalla centralina di Valmadrera sia in alta quota, ST ha ricostruito una nuova mappa delle ricadute il cui punto di massima sarebbe collocato sul Monte Barro e che - stando a quanto ottenuto - annovera tra le zone colpite da tale ricaduta anche Annone, Oggiono, Ello e Galbiate (comuni che invece non sembravano essere "toccati" stando alla prima mappa). Nemmeno la replica riportata dalla controparte - secondo cui la discrepanza tra le due mappe realizzate risiederebbe nell'utilizzo di due diversi traccianti - basta, a detta del Coordinamento, a giustificare le significative differenze riscontrate: oltre a quella relativa all'ossido di azoto (prodotto tipico dell'inceneritore) sarebbero infatti state realizzate da parte di Servizi Territorio altre cinque mappe, tra cui una incentrata sulla ricaduta di polveri sottili, stesso tracciante utilizzato da SILEA. La richiesta del Coordinamento, ad oggi, resta quindi quella di un confronto tra le due analisi, visto anche quello che il sodalizio afferma essere un problema di fondo, per il quale né SILEA né Tecno Habitat avrebbero alcuna colpa: la vera responsabile, a detta del Coordinamento, sarebbe invece ARPA che - a causa dei "buchi" di registrazione di dati della centralina di Valmadrera, risalenti al 2016 ed emersi nel momento della rilevazione - avrebbe sopperito al problema costruendo un "anno virtuale rappresentativo" delle condizioni meteorologiche medie. Solo l'ennesimo dei temi che - sfociando anche nell'ambito di patologie come tumori al fegato e alle vie biliari - sono stati toccati nella serata di venerdì, durante la quale non è mancato neppure un appunto da parte del Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero al sindaco Negri: riferendosi ad un'intervista effettuata dal borgomastro per alcuni studenti della secondaria galbiatese, il sodalizio lecchese avrebbe infatti affermato che il miglioramento della percentuale relativa alla raccolta differenziata sarebbe infatti imputabile ad un nuovo metodo introdotto per calcolare la raccolta differenziata, e non tanto a quel "virtuosismo" galbiatese che Negri avrebbe più volte elogiato.
F.A.
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