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Scritto Giovedì 28 marzo 2019 alle 17:08

Lecco: gli studenti del Fiocchi 'dietro le sbarre', per provare l'esperienza del carcere

«Qui non si respira e c’è poco spazio per sei persone».  Luca, 16 anni, è uno studente dell’Istituto Fiocchi di Lecco. Con i suoi compagni di classe è rimasto chiuso per 5 minuti in una cella di poco più di quattro metri quadrati, una riproduzione fedele di una stanza di un carcere italiano standard.

Nella mattinata di giovedì la sua classe ha partecipato al progetto Extrema ratio, percorso promosso e voluto dalla Caritas Ambrosiana. Fino al 6 aprile, molti studenti lecchesi potranno simulare l’esperienza carceraria e riflettere su una tematica di estrema attualità. Sono tante le sensazioni provate dagli alunni, che hanno reagito in modo diverso a seconda del loro vissuto e del loro carattere.

«All’inizio l’ho presa sul ridere, mi sembrava solo una stupidata. Poi con il passare dei minuti mi sono reso conto che il carcere non è un gioco» - ha confessato Fabrizio. «Anche se si è trattata di una breve simulazione, - ha invece ammesso Pietro - mi è venuta l’ansia. Le impronte digitali, la fotografia, la divisa, restituire gli effetti personali compresi i miei preziosi anelli. Insomma, mi sono venuti i brividi».

A fine percorso i ragazzi hanno potuto riflettere sull’articolo 27 della Costituzione e sulla funzione rieducativa del carcere con dati e numeri. Tante le domande, tanti dubbi e le incertezze.

Ad accompagnare gli studenti del Fiocchi come finte guardie carcerarie sono stati i ragazzi del Bertacchi (soprattutto donne) in alternanza scuola-lavoro. «Per poter affrontare questo genere di situazioni, abbiamo fatto un percorso di qualche mese con la nostra professoressa José Silvestri e siamo stati seguiti anche dagli operatori del settore» – ha spiegato Giorgia –  Oggi è primo giorno e siamo un po’ tese: è difficile sbattere la porta della cella in faccia a dei ragazzi della nostra età o prendere le loro impronte digitali». Da grande dice di voler lavorare in polizia. Nei suoi occhi c’è la speranza del futuro e la volontà di portare a termine un percorso di alternanza scuola-lavoro affrontato con serietà di una adulta e con uno sguardo ancora da adolescente. 

«Per la prima volta quest’anno abbiamo addestrato i ragazzi che aderiscono all'alternanza  scuola-lavoro sia dal punto di vista  pratico che teorico  – ha spiegato Micaela Furiosi, una delle organizzatrici della cooperativa Arcobaleno di Lecco. – Sono stati numerosi i volontari delle associazioni che hanno affiancato gli studenti che dovranno simulare gli agenti della polizia penitenziaria. Gli alunni vanno accompagnati perché il rischio è quello di sottovalutare questo genere di esperienza. L’impatto è forte e ogni adolescente vive questi minuti in maniera diversa: alcuni sdrammatizzano, mentre altri si chiudono in se stessi. Volevo ringraziare, infine, la rete che si è attivata per permettere questa iniziativa in un periodo storico e sociale in cui il cittadino vive con un costante senso di insicurezza».
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