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Scritto Lunedì 22 aprile 2019 alle 10:07

Lecco perduta/162: il Perdono pasquale a Lecco o a Castello

La bolla papale per il Perdono pasquale di Melegnano risale al 1563; quella di Lecco è del 1570. La matrice è comune: si deve al Pontefice Pio IV, Giovanni Angelo Medici, fratello di Giangiacomo, detto il Medeghino, e di Gabrio. Il giovane Gabrio, di anni 22, era stato gravemente ferito nella battaglia navale del 1532, nello specchio di lago tra Onno e Mandello; morì dopo il ricovero nel borgo fortificato di Lecco, che vedeva assediato il fratello Giangiacomo, dalle armate ducali guidate da Alessandro Gonzaga. Gabrio era su un vascello del Medeghino, che aveva combattuto contro la flotta ducale degli Sforza.

La processione del perdono pasquale della parrocchia di San Nicolò, nel 1935, lungo via Roma

    Il 20 gennaio 1570 Pio IV rendeva nota la bolla del Perdono pasquale a Lecco, volendo in tal modo onorare la chiesa della prima sepoltura di Gabrio, poi traslato nel Duomo di Milano. Fu l’inizio di polemiche e di contrasti, che riguardavano le chiese di San Nicolò, in Lecco, e dei Santi Gervaso e Protaso, in Castello. Era stato il prevosto Ratazio ad ottenere l’indulgenza quando la prepositurale era a Castello. Pio IV, nel documento del Perdono, non specificava la chiesa, ma si riferiva solo genericamente a quella della sepoltura del fratello Gabrio. Nel 1585, quando il prevosto Ratazio lasciò la prevostura in Castello, il successore Stefano Bossi volle esporre il testo completo del Breve di Pio IV, che l’altro aveva sempre tenuto riservato. La bolla papale affermava che l’indulgenza del Perdono era concessa alla chiesa della sepoltura di Gabrio Medici: insorsero i lecchesi. Il fratello del Medeghino era stato sepolto in San Nicolò. Vennero subito annunciati ricorsi per la revoca del provvedimento ed ebbe inizio un periodo di polemiche, non solo verbali o scritte, che provocarono una lunga rivalità tra Lecco e Castello.
    Solo nel 1612 venne faticosamente raggiunta la decisione di celebrare alternativamente, un anno a Lecco ed il seguente a Castello, l’indulgenza di Pasqua. Vi sono state così per secoli le processioni che il giorno di Pasquetta raggiungevano Lecco o Castello: il primo negli anni dispari; il secondo negli anni pari. Le ultime processioni sono a metà degli anni Cinquanta del Novecento: poi il Perdono si è perso. Merita di essere ricordato che in alcuni periodi non erano solo di parrocchie cittadine lecchesi; nel 1909, ad esempio, raggiunse Lecco/San Nicolò la processione di San Leonardo, in Malgrate, come rievoca anche il recente notiziario mensile, uscito per Pasqua. Uberto Pozzoli riferisce nelle sue Cronache che all’inizio del Novecento le processioni scendevano anche da Ballabio, con le due parrocchie di San Lorenzo e di Maria Assunta, appartenenti alla Pieve di Lecco.
    Il Perdono, cancellato a Lecco, è, invece, rimasto a Melegnano, con una frequentatissima fiera popolare che ha superato l’edizione n. 450. Il privilegio venne conferito perché Melegnano era divenuto feudo di Giangiacomo Medici dopo aver abbandonato Lecco nel 1532. Il castello di Melegnano, costruito da Bernabò Visconti intorno al 1350 ed ampliato dal Medeghino, conserva l’affresco che rappresenta il borgo fortificato di Lecco nel Cinquecento. E’ l’affresco di Melegnano che consente di risalire al periodo nel quale avvenne la collocazione sul ponte visconteo di Lecco dello stemma ora sul “Palazzo delle Paure” sul lato verso Piazza Cermenati; è marmo bianco di Musso, forse del 1338. Nell’affresco del Medeghino si può osservare che tale stemma era allora al centro del ponte visconteo ancora fortificato.
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