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Scritto Mercoledì 15 maggio 2019 alle 16:19

Lecco: presunta aggressione al cognato dell'amante, una dominicana a processo

La stazione di Lecco
Lesioni (aggravate) e minaccia: questi i reati ascritti ad una donna di origini dominicane, classe 1987, residente in provincia di Varese, comparsa quest'oggi al cospetto del giudice monocratico del Tribunale di Lecco Nora Lisa Passoni. L'episodio che ha trascinato la sudamericana in Tribunale risale a dicembre 2016 e si inserisce, come chiaramente emerso, non senza un certo imbarazzo, nella cornice di una relazione extraconiugale tra un avvocato e, appunto, la giovane imputata, accusata di aver aggredito il cognato dell'uomo di cui era l'amante.
Primo ad accomodarsi al banco dei testimoni per raccontare la propria versione dei fatti è stato proprio la presunta persona offesa, un commercialista lecchese che ha spiegato come quella domenica si fosse portato in stazione per controllare gli orari dei treni in partenza, dovendo l'indomani prenderne uno, sentendosi improvvisamente chiamare per nome e cognome dall'imputata, a lui già nota perché vista in alcune fotografie che la ritraevano abbracciata al cognato, marito - al tempo, come oggi - di sua sorella. "Ha iniziato a inveire e insultarmi. Diceva conosco te e la tua famiglia" ha riferito il professionista, non costituitosi parte civile, aggiungendo poi di essere stato preso a calci e "borsettate" dalla straniera che non avrebbe altresì esitato a graffiarlo e a rinfacciargli la reazione intrapresa con l'avvocato, asserendo di aver già avuto un figlio dall'amante e di attenderne un secondo. Composto il 112, all'arrivo delle forze dell'ordine la donna si era però già allontanata in treno. Fattosi refertare autonomamente, il lecchese avrebbe rimediato un colpo della strega oltre a ecchimosi varie.
"Non l'ho colpito, abbiamo solo litigato" si è difesa da 32enne, presente personalmente in aula affianco del proprio legale così come l'ex amato e la di lui moglie, citati come testimoni ma poi non sentiti su disposizione del giudice, rimasti in Aula a sentire l'esame della sudamericana. Rispondendo alle domande poste dalle parti, l'imputata - con qualche difficoltà legate alle capacità espressiva in italiano - ha fornito tutt'altra ricostruzione dell'accaduto. Ha infatti riferito come la famiglia dell'uomo con cui aveva intrapreso una relazione affettiva fosse a conoscenza del rapporto aggiungendo altresì di essere stata avvisata dall'amato di come fosse in atto un'azione di "spionaggio" per controllare i loro movimenti. Quella domenica, arrivata in stazione a Lecco, attendendo il proprio turno per fare il biglietto, si sarebbe dunque accorta della presenza del cognato dell'avvocato. Notandolo poi ancora sulla banchina, avrebbe deciso di affrontarlo, chiedendogli espressamente perché la stesse pedinando. Ammesse dunque alcune frasi gridate all'indirizzo dell'uomo come "lui vuole stare con me" ma negata categoricamente l'aggressione fisica, facendo anche leva sull'inferiorità fisica rispetto alla controparte. "C'era in atto un complotto per far finire la relazione" ha sostenuto la 32enne, aggiungendo come l'allora amato, essendo tornato dalla moglie, ora non dirà nulla per difenderla, pur conoscendo come sono andate le cose.
Dove sta la verità? Al giudice, il prossimo 23 luglio, il compito di stabilirlo, dopo aver acquisito anche la relazione dell'operante dell'Arma intervenuto il giorno della supposta aggressione in stazione. Caduto nel vuoto, invece, il tentativo di chiedere al commercialista di ritirare la querela. "Non voglio". Si andrà a sentenza.
A.M.
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