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Scritto Venerdì 17 maggio 2019 alle 10:23

Rispunta il 'vecchio' traghetto di Olginate, già di Imbersago: arriverà ora a Calolzio?

Potrebbe “tornare a casa”, cambiando però sponda del Lago, il traghetto di Olginate, già traghetto di Imbersago. L’annuncio è stato dato dal sindaco di Calolzio Marco Ghezzi nel commentare il video sul rapporto tra il genio fiorentino e l’Adda realizzato dagli studenti del Rota, protagonista della terza serata dei “Giovedì di Leonardo” promossi nell’ambito della mostra allestita presso la sala esposizioni del Municipio. Il primo cittadino ha informato infatti i presenti dei contatti intercorsi con il commissario del Parco Adda Nord, Ente proprietario della storica imbarcazione, intenzionato ad affidare la stessa al Comune di Calolzio.

Al centro il sindaco Marco Ghezzi

“Stiamo cercando di reperire le risorse necessarie per sistemarlo” ha aggiunto altresì il borgomastro, toccando il nodo cardine della questione. Se infatti la location in cui inserire il traghetto è già stata immaginata nel Lavello, più difficile sarà trovare la somma necessaria per metter mano al manufatto, già visionato da Ghezzi. “Siamo andati a vederlo: è tagliato in due e manca completamente la parte sopra. I lavori necessari per poterlo ri-assemblare sono parecchi” ha ammesso il sindaco, intenzionato comunque a tentare quantomeno l’impresa che potrebbe riportare a nuova vita a un “reperto storico” dall’esistenza travagliata e per certi versi affascinante in quanto perfetto spaccato delle contraddizioni all’italiana, tra buone intenzioni e pasticci.

Il traghetto, in una foto scattata prima dell'affondamento del 2008

Il traghetto in oggetto è noto per essere il “traghetto di Olginate” anche se in realtà trattasi del vecchio natante di ispirazione leonardesca in uso fino ai primi anni ’90 a Imbersago, “antenato” di quello che ancora oggi collega la sponda lecchese a quella bergamasca, al servizio dei turisti della domenica ma anche di quanti – specie dopo la chiusura del San Michele di Paderno – cercano una soluzione alternativa al Ponte di Brivio, pur sapendo di dover fare i conti con le condizioni del fiume, visto che l’imbarcazione è mossa dalla corrente.  Il pensionamento del precedente traghetto avvenne dopo il parere espresso nel 1992 dall’allora “ispettorato alla motorizzazione” che evidenziò indebolimenti strutturali tali da minare la sua capacità di trasportare vetture e persone. Il primo cittadino di Imbersago Giovanni Villa decise dunque di dotare il paese rivierasco di un nuovo “mezzo”, sostenuto nel suo intento dalla Regione. La vetusta imbarcazione “originale” non venne però “rottamata” ma spostata – per volontà dell’amministrazione comunale – a Olginate, dove, raccontano gli annali, un tempo era presente uno dei quattro traghetti in servizio lungo il braccio lecchese dell’Adda. Sarebbe dovuto diventare una sorta di land mark, un’attrazione turistica, un elemento di richiamo in quanto traccia del passato del paese. Finì invece sott’acqua: nel dicembre del 2008, infatti, si inabissò. Ed è qui che, un privato, si fece avanti intenzionato, parrebbe, a metter mano al portafogli per salvare il salvabile e recuperare la barca, trasformandola – si diceva – in un bar galleggiante.
Per impedire che un manufatto di inizio ‘900 e dunque con un valore storico finisse per avere una destinazione commerciale, il consiglio di gestione del Parco Adda Nord, allora presieduto da Agostino Agostinelli, decise di acquisire l’imbarcazione malconcia al proprio patrimonio. L’idea era quella di sistemarlo per trasformarlo in un “monumento alla lecchesità” da inserire nella rotonda di Pescate dove, invece, da qualche anno, troviamo la sagoma ferrea di Renzo e Lucia. Saltato il piano A si era poi fatto avanti l’allora sindaco di Canonica d’Adda, paese dove Leonardo soggiornò e realizzò i primi disegni di questi traghetti, dettosi favorevole a ospitare la struttura. Non se ne fece nulla. O meglio – e siamo arrivati ormai al 2015 – venne dato incarico, dal Parco, a una ditta di effettuare un “restyling di facciata”, non funzionale a far tornare l’imbarcazione a galleggiare ma atto a ridargli dignità estetica. E il battello finì sotto sequestro. "L'azienda ha commesso un pasticcio tecnico - formale posizionando inspiegabilmente l'imbarcazione su un'area pubblica (a Lecco ndr) senza chiedere i necessari permessi o informare chi di dovere. Da qui il provvedimento, a carico chiaramente della ditta. Noi come committenti, non abbiamo alcuna responsabilità. Ora aspettiamo che si chiarisca la questione" aveva, a suo tempo, spiegato Agostinelli. Pur restituito al Parco, il traghetto è così finito al centro di una (onerosa) vertenza giudiziaria, venendo “parcheggiato” in un deposito in provincia di Bergamo per poi essere spostato “all’aria aperta” per ragioni economiche. Dal 2010 al 2016, infatti, soltanto per “dare un tetto” allo scafo l’Ente – come ci aveva confermato la direttrice Cristina Capetta nel 2017 – ha speso la bellezza di 22.000 euro. “Allo stato attuale – aveva aggiunto la funzionaria, pochi mesi prima del commissariamento - gli organi di gestione del Parco non ha ancora definito l’utilizzo finale del bene e non sono previsti a bilancio risorse destinate al traghetto”.
A due anni di distanza, ecco rispuntare dunque l’imbarcazione, pronta ancora una volta a rinascere dalle sue “ceneri” come l’araba fenice. Sarà Marco Ghezzi a compiere l’impresa? Un “in bocca al lupo”, viste le vicende pregresse, quantomeno lo merita.
A.M.
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