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Scritto Lunedì 20 maggio 2019 alle 10:11

Lecco perduta/166: 1924, cessava il Comune di Rancio

Una vecchia foto di Rancio alto
La recente manifestazione “La Prima Vera festa di Rancio” ha riportato memorie del Comune nella vallata del Gerenzone che nel 1924 venne cancellato nella sua autonomia civica ed aggregato alla nascente “Grande Lecco”.Era il 1° marzo. La sede del municipio di Rancio si trovava in quello che è stato per tanti anni l’edificio scolastico di via Fumagalli, realizzato nel 1913 e demolito per costruire un nuovo complesso residenziale.
    La popolazione di Rancio, al momento dell’unificazione a Lecco, era di 1.482 abitanti. Il municipio di Rancio aveva già rischiato di essere soppresso nel 1887 per il progetto di un nuovo ente locale, unico nella vallata del Gerenzone: sarebbe nato dall’aggregazione di San Giovanni, Rancio e Laorca. Vi fu, però, la ferma opposizione del Consiglio Comunale di Rancio, con il sindaco Antonio Bonaiti.
    Rancio ha avuto anche una piccola stazione dell’Arma Carabinieri, sul lato alto dell’edificio scolastico di via Fumagalli. Venne chiusa nel 1940 ed incorporata nella stazione di Lecco, già con la sede attuale di corso Martiri. Il territorio municipale comprendeva le frazioni o località di Castione, Gera, Basso, Cariggio, Guzzo, Cima. Sono denominazioni ancora in uso, ma in misura decisamente minore rispetto al passato. C’era anche Rancio dei vecchi cortili, come quelli del Cavagn, Vergani, Del Pozz, ed il cortiletto dei sassi, nonché diverse cantine. C’è ancora Rancio delle stradette in salita che la Guida di Lecco 1937 indicava come “tutte a svolte ed a risvolte” che portano alla frazione alta di Bernardo. Rancio era anche nota per i suoi orti soleggiati, che, proprio beneficiando di tante ore di luce solare specchiata dal sovrastante Medale, avevano una raccolta quasi miracolosa di ortaggi. Ma era soprattutto un Comune industriale, con la lavorazione del ferro, denso di officine, di trafilerie, di tirabagia, ed anche di quella canalizzazione ufficiale del “cavalier Gerenzun” che era la Fiumicella, così provvidenziale con la sua forza idrica per le ruote dei forni.
    Il Comune di Rancio è stato l’ultimo ad essere ufficialmente ricordato nella memoria civica di Lecco: nel 1968, celebrando i 120 anni di Lecco città, venne conferita la medaglia d’oro di benemerenza all’ultimo sindaco, l’unico sindaco allora vivente dei vecchi Comuni della periferia lecchese. Il cav. Giuseppe Spreafico aveva allora 82 anni (essendo della classe 1886); ricevette la civica onorificenza durante la festa di San Nicolò, nella sala del Consiglio Comunale, dal sindaco Alessandro Rusconi. Il cav. Spreafico era stato sindaco di Rancio dal 1920 al 1924; è stato poi consigliere comunale di Lecco dal 1952 al 1964. Fu atto di riconoscenza alla persona del cav. Giuseppe Spreafico, associando nel ricordo tutti coloro che, nei vecchi Comuni, avevano costruito le basi per la città di Lecco, rigogliosa e fiorente nel passato, ma sempre ricca di avvenire.
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