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Scritto Lunedì 10 giugno 2019 alle 11:36

Carlo David Mauri: 'non vedo terra dal mese di marzo'

“Da marzo non vedo terra; la mia sfida al Pacifico su un veliero di giunco”. Sono dichiarazioni di Carlo David Mauri, nipote del noto compianto alpinista Carlo Mauri, detto Bigio, rilasciate al quotidiano La Repubblica in un articolo a tutta pagina, firmato da Luca Fraioli.
    Carlo David Mauri è stato raggiunto a 600 miglia da Tahiti e a 4.200 dal costa cilena, in pieno oceano. E’ un punto lontano da tutto, nel mezzo del Pacifico. Dichiara al giornalista: “Non vediamo e non tocchiamo terra da quando siamo partiti a marzo dal Cile, ma tra pochi giorni dovremmo raggiungere l’isola di Hao, nella Polinesia francese e faremo un pit stop, la barca ne ha bisogno”.

Carlo David Mauri e - nel riquadro, nonno Bigio - in una foto pubblicata da Corriere.it

    Carlo David Mauri ha 38 anni; suo nonno Carlo Mauri, lecchese, nativo del quartiere Rancio, all’ombra del Medale, alpinista ed esploratore, aveva partecipato alle spedizioni il cui obiettivo era dimostrare che già nelle antichità erano state possibile traversate oceaniche. Nel suo libro “Quando il rischio è vita”, a cura di Marco Albino Ferrari, ristampato nel maggio 2017, Carlo Mauri ha scritto “Per quale motivo ho fatto parte, anche nel 1970, dell’equipaggio della Ra II, la famosa barca di papiro di Thor Heyerdakl? Le ragioni sono molte: una, la principale, è che ritenevamo incompiuta e, quindi, insoddisfacente, la prima esperienza sulla Ra I, naufragata a 500 miglia dalla costa americana; inoltre, visto il tirocinio della prima traversata, mi ritenevo utile rappresentante dell’Italia su questa barca dall’equipaggio internazionale; infine perché le emozioni vissute sull’oceano mi attraevano di nuovo ed intendevo assolutamente riviverle”.
    Nelle dichiarazioni alla Stampa Carlo David Mauri precisa che l’equipaggio è composto da 8 persone, comprese due donne, una francese ed una cilena. Ora la navigazione prevede una sosta per verifiche e riparazioni allo scafo. Potrebbe essere necessario fermarsi a Tahiti. L’obiettivo è navigare dal Cile all’Australia per 8.000 miglia, dimostrando la possibilità per le popolazioni andine migrare verso le isole del Pacifico. C’è anche un obiettivo antiplastica: monitorare la salute degli oceani, raccogliendo microplastiche.
A.B.
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