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Scritto Lunedì 08 luglio 2019 alle 18:28

Lecco: 2 venditori di rilevatori per il gas a processo per truffa ad alcuni anziani

Erano ufficialmente venditori di rilevatori del gas per conto di una società specializzata nel porta a porta ma, visti i metodi utilizzati per arrivare a far sottoscrivere contratti d'acquisto a soggetti avanti con l'età, sono finiti a processo con l'accusa - ancora tutta da dimostrare - di truffa, sostituzione di persona e violenza privata. Era infatti l'estate del 2014 - più in particolare i mesi di giugno, luglio e agosto - quando due soggetti, M.I. e C.V., nati negli anni 80, affiliati ad una ditta Brescia, bussavano agli appartamenti di anziani residenti a Lecco, cercando di farsi aprire e vendere il dispositivo "salvavita" al prezzo, non propriamente vantaggioso, di 250 euro. Oggi, a 5 anni di distanza dall'incontro con i due, le persone offese sono state chiamate a testimoniare su quanto loro accaduto. Si è infatti aperta l'istruttoria dibattimentale del processo a carico della coppia.
Il racconto fornito dagli anziani sfilati al cospetto del giudice monocratico Martina Beggio è stato in gran parte sempre lo stesso, seppur gli episodi siano avvenuti il 25 giugno, il 9 luglio e il 14 di agosto del 2014: i soggetti -difesi dall'avvocato Giuseppe Pesce del foro di Brescia- si sarebbero recati presso le loro abitazioni, contratto alla mano, dicendo di dover fare dei controlli su eventuali perdite del gas. "Gli ho chiesto da chi fossero mandati" ha detto una delle vittime, lecchese, classe 1936. "Volevo sapere se fossero stati mandati dal Comune o da Acel; il ragazzo mi ha risposto che era dipendente di una ditta privata ma che era stata incaricata dal Comune perchè non avevano abbastanza personale. Mi ha detto che per legge dovevo installare un dispositivo da pagare in contanti o con assegno e che se non l'avessi preso subito poi ne sarebbe aumentato il prezzo. Quel giorno ero parecchio stordito perchè era stato operato mio figlio, non ero molto in me, non riuscivo a ragionare".
Le denunce raccolte in Questura nei mesi di giugno e luglio sono arrivate per "bloccare" alcuni assegni firmati in favore dei venditori, dopo che le presunte vittime si sono accorte della "fregatura" chi su segnalazione dei figli, chi perchè ha chiamato il Comune e Acel per verificare la veridicità delle informazioni ottenute, ricevendo risposta negativa.
Gli agenti della Questura hanno invece fermato personalmente uno dei due venditori (procedendo poi all'identificazione del secondo) il 14 agosto del 2014 nell'androne di un palazzo in via Emanuele Filiberto a Lecco, quando uno dei condomini -classe 1937- ha chiamato la Polizia. "Mi ero spaventato per la violenza con cui voleva entrare in casa" ha detto l'uomo su esplicita domanda del Vpo Mattia Mascaro. "Sono abituato a ricevere questa tipologia di visite ma quella volta ero stato particolarmente colpito. Tenevo chiusa la porta per non farlo entrare, lui spingeva dall'altra parte ma alla fine ho vinto io. Lui però non mi ha fatto nessun danno". Non è andata altrettanto bene ad uno dei vicini di casa dell'82enne perchè questi, quando è arrivata la Polizia, intravedendoli dal proprio appartamento, si è spontaneamente presentato agli agenti affermando di aver firmato pochi minuti prima un contratto con il venditore, comprando l'apparecchio che gli aveva installato: "sono stato ingenuo ad aprirgli" ha detto l'89enne al giudice quest'oggi. "Ma mi aveva detto di essere stato incaricato da Acel. È entrato per controllare se ci fossero perdite di gas dalla caldaia, mi ha messo un congegno lì vicino e poi mi ha chiesto i soldi. Poi però la Questura me li ha restituiti".
Gli agenti, come riferito al giudice dall'Ispettore Superiore Cinzia Ciangiola e da un assistente che aveva fermato uno dei due presunti truffatori, hanno ritrovato addosso al soggetto due contratti firmati da soggetti anziani, un assegno e dei contanti.
Il processo proseguirà il prossimo 6 novembre, per l'audizione dei testimoni mancanti e per l'esame degli imputati.
B.F.
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